DIY to the core: John Proffitt & Tricia Ritz non avevano bisogno di presentazioni, quindi hanno preso in mano la situazione! Ecco cosa è emerso dalla loro chiacchierata con Kepi Ghoulie.
Non appena ho visto l’ultima ondata di band annunciate per quest’anno, ho capito che dovevo assolutamente provare a intervistare il leggendario Kepi Ghoulie! Negli ultimi vent’anni o giù di lì, ha portato un’enorme quantità di gioia nella mia vita e in quella di Tricia, grazie alla sua musica e alla sua amicizia. È una fonte inesauribile di positività e prende sempre posizione per ciò che è giusto, sia nella scena punk che nel mondo in generale. Anche se sembra che ci sia sempre un sacco di follia là fuori, possiamo sempre contare su Kepi: è davvero una delle persone migliori che il punk rock abbia da offrire.
Suoni e scrivi musica da decenni ormai. Cosa ti entusiasma ancora oggi del processo di scrittura e registrazione?
Trovare nuovi argomenti e nuovi stili! Semplicemente celebrare la vita e inventare nuovi modi per condividere quell’entusiasmo, così da mantenere tutto fresco e stimolante!!!
Ci sono canzoni o uscite recenti a cui ti senti particolarmente legato in questo periodo?
Ultimamente sto riscoprendo spesso Observation Day, dallo split 7” con i Copyrights, e The Familiar. Inoltre, la band sta suonando parecchi brani di World Contact Day, visto che ricorre il 30esimo anniversario dell’album, quindi probabilmente ne faremo qualcuno anche al Raduno. E quest’anno ricorrono anche i 25 anni di Freaks On Parade.
Oltre a essere un musicista, sei anche un visual artist. In che modo arte e musica si influenzano a vicenda?
Poter esprimersi attraverso diversi mezzi aiuta semplicemente a rendere più ricco il mondo in cui viviamo! Da anni il mio piccolo motto è: “Arte luminosa e semplice per un mondo oscuro e complicato.” Credo che sia la mia musica sia la mia arte riflettano proprio questo spirito.
Ti approcci alla pittura e alla scrittura delle canzoni nello stesso modo o sono due processi completamente diversi?
Mi approccio a ogni cosa in modo diverso! L’arte spesso si può realizzare anche “su richiesta”, ma tutto funziona meglio quando entri nel flusso giusto o sei nello stato d’animo adatto. Le canzoni, invece, possono arrivare velocemente oppure richiedere tempo, ma non le forzo mai. Oggi, per capire se un brano funziona, deve prima rimanermi in testa: se mi sorprendo a canticchiarlo da solo, allora capisco che è pronto!
Cosa ti spinge a tornare al Punk Rock Raduno anno dopo anno?
Ci divertiamo (ed è la cosa più importante), alla gente piacciamo, ed è come una gigantesca rimpatriata della famiglia punk rock, dove puoi incontrare amici e persone provenienti da tutto il mondo!!! E quest’anno resteremo per tutta la durata del festival!!!
Il festival ha un fortissimo senso di comunità. Che significato ha per te, come artista?
Probabilmente significa ancora di più NON come artista! Sul palco ci stai poche volte durante la settimana, ma per tutto il resto del tempo puoi stare con gli amici!!! Passiamo il tempo al nostro banchetto del merchandise, con quelli della Stardumb, a vedere le altre band o i secret set!!! E poi conosci già persone praticamente ovunque, il che è fantastico, perché, che ci crediate o no, quando scendo dal palco sono ancora piuttosto timido.
Hai qualche ricordo speciale delle passate edizioni del Raduno?
Succede sempre QUALCOSA!!! Le Super Jam con i Chixdiggit, gli Zatopeks al parco, il nostro set acustico dell’ultima volta, oppure quando abbiamo suonato Re-Animation Festival per intero insieme ai Copyrights!
Cosa speri che le persone si portino a casa dalla tua musica e dalla tua arte?
Spero semplicemente che la mia musica e la mia arte riescano a rendere felice qualcuno, o ad aggiungere un qualcosa di speciale alla sua giornata. Se riesco a rendere anche solo un po’ migliore la vostra esperienza qui sulla Terra, allora vuol dire che ho fatto il mio dovere! Grazie per questa intervista!


