Punkadeka festival 2026- MXPX

Speciale fanzine Punk Rock Raduno: l’intervista di Michael Simeon ai Dopamines

I Dopamines sono una delle band più amate dell’attuale scena punk rock. Sanno scrivere canzoni davvero potenti, sono abbastanza caotici da attraversare difficoltà e uscirne sempre più forti e migliori. Non c’è nulla di normale in questa band: tutto è imprevedibile, persino il fatto di pubblicare probabilmente il loro miglior album finendo dritti tra le migliori uscite dell’ultimo anno. Ho avuto la fortuna di scambiare due parole con Jon L. e Josh riguardo all’uscita di 80/20. Buona lettura!

Intervista: Michael Simeon
Traduzione: Valentina Piazzola

Prima di tutto, lasciami dire che è un vero onore poterti intervistare.
Jon L: L’onore è mio, davvero!

Josh: Il piacere è tutto nostro.

Com’è la situazione nel mondo dei Dopamines ultimamente?
Jon L: Non molto diversa da qualsiasi altro momento negli ultimi 19 anni: trovare il tempo per fare qualche concerto, molto tempo passato a scrivere dietro le quinte. Gestire le vite personali, cercare di provare più spesso di quanto storicamente facciamo.

Josh: Le cose vanno bene, credo. Sembra che tutti si stiano divertendo.

Il vostro ultimo album 80/20 ha davvero scosso il mondo punk rock, finendo per essere considerato una delle migliori uscite dell’ultimo anno. Vi va di parlare del processo di scrittura e del significato del titolo?
Jon L: Beh, prima di tutto grazie per le belle parole. Non siamo una band particolarmente attiva, quindi continuare ad essere riconosciuti nella nostra piccola nicchia della comunità punk significa moltissimo e ci fa stare coi piedi per terra. Ma allo stesso tempo è anche incoraggiante, ci dà la forza per continuare con questa roba.
Ok, quindi cominciamo da 80/20. È anche conosciuto come il Principio di Pareto. Ci sono tanti modi per descriverlo, ma in generale significa che “l’80% dei risultati deriva dal 20% dello sforzo”. Tipo quando hai una scadenza al lavoro (o stai cercando di finire un nuovo disco dei Dopamines) e sei sotto una pressione enorme, è proprio in quegli ultimi giorni che diventi super creativo mentre ti avvicini al traguardo. È un po’ ironico, perché diamo spesso l’impressione di essere piuttosto pigri come band. Personalmente mi riconosco in questo principio, e penso che molte persone lo facciano. Io do il meglio di me sotto pressione intensa. Alcuni ci hanno chiesto se il titolo si riferisse alla carne macinata 80/20. Va bene anche quello. Se pensi che sia un riferimento alla carne, non ti dirò che non lo è.
Sul processo di scrittura: a livello di testi, questo disco parla dall’inizio alla fine di affrontare difficoltà personali pesanti, della determinazione e della speranza che le cose possano davvero migliorare. Vale anche per Jon Weiner. Non abbiamo scritto nulla di tutto questo insieme, ma le nostre lotte separate e il tentativo di risalire dai buchi neri in cui eravamo finiti erano molto simili. Per me si trattava di salute mentale, per Jon era una lotta per restare sobrio.
Musicalmente: se vuoi sapere cosa mi ha ispirato nella scrittura musicale tra il 2016 e il 2023, ho creato una playlist su Spotify. Non nascondo le mie influenze, anzi mi diverte mostrarle così. La playlist inizia con una canzone dei Dopamines, e poi ogni brano successivo è qualcosa che in un modo o nell’altro ha ispirato quel pezzo. Alcuni collegamenti sono ovvi, altri non hanno senso. Non passo il mio tempo a scopiazzare gli altri, ma tutti conosciamo quella sensazione: una canzone parte, ti colpisce forte e ti ispira, ti fa ridere o piangere, ti fa venire la pelle d’oca. Ti fa venire voglia di baciare il tuo partner, scolarti una birra o scrivere un pezzo. È quell’energia irrazionale che per qualche istante ti prende tutto il cervello. Comunque, la playlist si chiama “80/20 – Inspiration” (tranquilli, non veniamo pagati per questa cosa). 

Josh: Sono estremamente orgoglioso di questo disco. Per quanto riguarda la scrittura, personalmente sono sempre affascinato dal processo creativo di Jon Lewis. È davvero interessante per me vedere come funziona la sua mente quando scrive i testi. È un lavoro molto meticoloso e completamente opposto al mio modo di scrivere, quindi è molto divertente da osservare.
E ho sempre apprezzato il dinamismo tra Jon Lewis e Jon Weiner. C’era un flusso naturale, come un divertente passo a due. È stato fantastico da vedere per molti anni, sembrava che avessero un loro linguaggio. Questa volta ci sono state molte più contribuzioni da parte di tutta la band. È stata un’esperienza davvero positiva.
Anche se, onestamente, quando Jon ha cercato di spiegarmi tutta questa teoria psicologica assurda…io ho capito solo qualcosa tipo polpette e carne macinata.

Ci sono due aspetti che fanno davvero risaltare questo disco. Senza togliere nulla alla scrittura di Jon, direi che il contributo di Josh è molto più presente in questo album, aggiungendo quel tocco in più che rende il prodotto finale davvero speciale.
Jon L: 100%, lascio che Josh approfondisca. In studio lo chiamavamo “la glassa sulla torta”.

E la produzione… oh, la produzione. È difficile da descrivere a parole, ma sembra che i Dopamines siano tornati più potenti che mai. Che ne pensate?
Jon L: Le scelte di produzione sono state molto deliberate. Quando stavamo decidendo dove registrare e con chi, il pensiero era: “Cosa farebbe una vera band?”. Tipo, se avessimo avuto un sacco di successo e un mucchio di soldi o un vero budget. Questo ci ha portati a Chris Dugan. Sì, lavora con i Green Day o quello che è, ma è entrato nel nostro radar grazie al disco Peace and Love degli Swingin’ Utters e a qualche brano che ha prodotto per i Dead To Me. Ho adorato il suo lavoro, ha capito esattamente cosa serviva a questo materiale senza nemmeno doverglielo spiegare. Siamo stati fortunatissimi che gli piacesse quello che stavamo facendo.
Siamo volati a Oakland e abbiamo alloggiato in un appartamento. Abbiamo registrato all’Atomic Garden, che per me è stato un grande traguardo perché il collettivo che gestisce quello studio ha prodotto alcuni dei miei dischi hardcore/metal preferiti.
L’unico rimpianto che ho è non aver passato più tempo in studio con Chris. Il disco suona perfetto, non cambierei una fottuta virgola. Ma sarebbe stato bello davvero perdersi nei dettagli con lui. Avevo alcune idee che avrei tanto voluto esplorare. Ma comunque, il risultato finale è perfetto, e questo dimostra quanto sia stato bravo a gestire tutto quello che avevamo da offrire in quel poco tempo.

Josh: Ho sicuramente avuto un ruolo più importante in questo disco. Nel precedente, Tales of Interest, ero molto preoccupato che i miei contributi non si adattassero al suono della band. Facevo parte del gruppo da tanto, ma avevo paura di deludere qualcuno, quindi penso di essermi trattenuto un po’.
Con 80/20 invece mi sentivo più a mio agio e incoraggiato, soprattutto da Jon Lewis, a mettermi in gioco e scrivere delle parti.
Mi ha mandato le demo di tutte le canzoni e io ho scritto le mie parti sopra, poi gliele rimandavo. Ho ricevuto tanti feedback utili e insieme penso che siamo riusciti a mettere a fuoco cosa avrebbe davvero aggiunto valore al disco. Credo che la combinazione della scrittura di Jon e del suo supporto verso il mio modo di suonare abbia dato vita a un album davvero solido. È senza dubbio il mio disco preferito dei Dopamines.
Sì, “la glassa”, ahah, così lo chiamavamo.

Anche l’artwork dell’album colpisce molto. C’era un concept specifico dietro o è semplicemente una foto casuale che calzava a pennello con il tema generale del disco?
Jon L: C’è stata un po’ di discussione sull’idea generale. Alla fine, credo di essermi convinto che “doveva avere una prospettiva simile a Tales of Interest”, perché considero 80/20 come un disco gemello a Tales.
Avevamo in mente di scattare una foto mentre eravamo ad Alameda/Oakland, ma ce ne siamo completamente dimenticati perché eravamo troppo presi dalle registrazioni.
Poco dopo il ritorno, Josh è andato in vacanza in Florida con la sua famiglia e gli ho chiesto di tenere d’occhio qualcosa che potesse rispecchiare quel mood. Non credo nemmeno di avergli dato indicazioni molto precise. Sapevamo solo di volere un’immagine che a prima vista sembrasse luminosa e positiva, ma che avesse qualcosa di strano sotto la superficie, un errore, qualcosa di “fuori posto”. Lui se lo ricorda meglio di me. Ma ha fatto centro immediatamente: letteralmente, la prima foto che mi ha mandato. La foto (quasi) originale è quella usata per il vinile UK. Mi spiace deludere, ma non c’era nessuna palma in fiamme sullo sfondo. Una cosa che non si nota subito, comunque, è che si tratta di un cimitero.

Josh: Jon mi aveva detto che voleva uno scatto della strada dove stavamo ad Alameda, mentre registravamo il disco. Credo che tutti fossimo d’accordo sul fatto che volevamo qualcosa legato alla spiaggia, alle palme, ai lampioni, o qualcosa di simile. Mi piaceva molto l’idea e so che avevamo discusso anche di altre opzioni, ma quel concept era quello che spiccava. Volevamo catturare l’esperienza vissuta durante le registrazioni, ma alla fine quella foto non l’abbiamo mai scattata mentre eravamo in California.
Qualche settimana dopo, sono andato a Key West in Florida con mia moglie per qualche giorno. L’idea mi era rimasta in testa e ho mandato a Jon alcune foto di palme lungo la strada, ma l’ultimo giorno ho guidato attraverso un cimitero e lì ho scattato la foto che poi è finita in copertina. L’ho mandata a Jon e lui subito mi ha risposto: “Sì, è lei”.
Mi ha fatto davvero piacere che fosse piaciuta abbastanza da diventare la cover.
Sono felice di essere riuscito a scattare una foto che ha catturato quella sensazione originale che volevamo conservare.

L’unica nota triste legata a questo album è l’uscita di scena dell’ex membro Jon Weiner. Come ha influito questo sul processo di scrittura e sulle dinamiche interne alla band?
Jon L: Beh, sapevamo già che Jon avrebbe lasciato la band prima ancora di entrare in studio. Questo disco è stato un po’ il suo saluto, un’ultima “vacanza” in studio per fare quello che abbiamo sempre amato fare insieme. Come ho detto prima, non abbiamo condiviso testi o altro durante la scrittura, ma per una coincidenza assurda stavamo entrambi affrontando demoni personali (l’alcol per lui, la salute mentale per me), quindi non ha influenzato minimamente la nostra dinamica.
La cosa davvero bella è che, quando abbiamo ascoltato i primi mix, ci siamo resi conto che questo disco è probabilmente il più coeso che abbiamo mai fatto in termini di tematiche e testi. È stato molto emozionante sentirsi subito connessi con i suoi due pezzi sull’album.

Josh: Questa è una situazione che, come band, facciamo ancora fatica a elaborare. Ognuno di noi ha sentimenti diversi al riguardo, ma alla fine tutti auguriamo il meglio a Jon.
Per quanto riguarda la scrittura, Jon ha contribuito con due canzoni e ha scritto le sue parti per l’intero disco. Siamo stati un po’ preoccupati per il futuro della band dopo la sua uscita, ma quando è arrivato Evan, gran parte di quelle preoccupazioni si sono dissolte.
Jon Weiner è stato sicuramente il volto della band per molto tempo, ma secondo me Lewis è sempre stato il vero motore creativo.
Abbiamo sempre cercato di divertirci. È vero, per un periodo si camminava un po’ sulle uova sapendo che Jon sarebbe andato via, ma adesso penso che stiamo suonando meglio che mai e che ci stiamo anche divertendo un sacco, senza energie negative.

Un altro punto di forza dell’album è anche il lato live. Com’è stata l’esperienza dal vivo, soprattutto dopo tutta la merda della pandemia? E quali sono i piani futuri della band?
Jon L: Come dicevo prima, non siamo una band che va spesso in tour. Sono estremamente grato per l’accoglienza che ha avuto questo nuovo disco, anche perché ci sono brani che dal vivo sono una bomba da suonare. Alcune canzoni sono fatte apposta per essere urlate con la voce rotta in una stanza bollente, con cento persone stipate e un impianto audio di merda.
Il futuro? Nemmeno io lo so. Spero che qualche band “vera” con cui siamo amici ci porti in tour per pietà, e continueremo comunque a suonare qua e là dove possiamo. Su quello potete contarci.

Josh: I concerti e i tour che abbiamo fatto finora sono andati alla grande.
Siamo sempre stati una band che faceva ciò che voleva, senza rendere conto a nessuno. Penso che alla gente piacciano le nuove canzoni, e credo che continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto: suonare dal vivo quando se ne presenta l’occasione.

C’è qualche nuova band che vi sentite di consigliare?
Jon L: Beh, se vi piacciono il metal e l’hip hop, allora ho qualcosa per voi. Sul pop punk non sono molto aggiornato. L’ultimo disco dei Blood Incantation, Absolute Elsewhere, è letteralmente l’unica ragione per cui sono felice di avere ancora le orecchie funzionanti. È un capolavoro. Anche il nuovo disco di JPEGMAFIA, I LAY DOWN MY LIFE FOR YOU, è una bomba.
Ha anche fatto un album in collaborazione con Danny Brown intitolato Scaring The Hoes. È quello che ho ascoltato in loop per tutto l’anno scorso.

Josh: Io ultimamente sto ascoltando un sacco di roba svedese, in particolare Tomma Intet, band composta in gran parte da membri degli High Hats. Roba davvero figa.

Per concludere, cosa vi aspettate dal Punk Rock Raduno? C’è qualcosa che volete dire alla famiglia del Raduno?
Jon L: Più di ogni altra cosa, vorrei ringraziare tutto lo staff del Raduno per averci invitati. È fantastico essere inclusi e accolti in un festival che sembra così profondamente sentito per tutti quelli che ci lavorano. Sembra davvero un’esperienza incredibile, e non vedo l’ora di passare del tempo con tutti e con la comunità che lo circonda.

Josh: Non ho altre aspettative se non quella di fare un grande concerto di fronte a persone straordinarie. Personalmente voglio solo ringraziarvi per averci voluti e siamo davvero grati di poterci scatenare con voi!

1 comment
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Rimani aggiornato con tutte le news direttamente nella tua inbox!

Iscriviti alla newsletter, inserisci la tua email:

Iscrivendoti accetti il trattamento dei dati (D.L.196/03) NO SPAM! Potrai disiscriverti in qualisasi momento.

Previous Article

Durango 95 pubblicano il nuovo album "Il Paese dei Balocchi"

Next Article

THE DROWNS annunciano "Live At Rebellion" Lp

Spotify Playlist
Potrebbe interessarti..
LEGGI TUTTO

OLD MAN

Una speciale intervista con Paolo Rockislife alias Old Man. Iniziamo con le presentazioni… cos’è e chi è OLD…
I PROSSIMI CONCERTI
Total
0
Share

Cosa aspetti?

Rimani aggiornato con tutte le news di Punkadeka.it direttamente nella tua inbox!

Inserisci la tua email


Iscrivendoti accetti il trattamento dei dati (D.L.196/03)
NO SPAM!
Potrai disiscriverti in qualisasi momento.