Ormai lo sanno anche i microbi incastrati nel permafrost che mister Daniel Ek, fondatore e capoccia di Spotify, ha comprato, con i soldi guadagnati dal suo monopolizzante portale di musica da vendere un tanto al chilo, delle armi che fanno paura anche a chi le vende. Come conseguenza, si è alzato, per i musicisti che ungono le ruote del carro, l’annoso quesito: “Forse è arrivato il momento di mandarlo a fare in culo a ‘sto tipo?”
Prendendo atto che la gran parte di musici non detiene nemmeno una briciola del proprio catalogo e che molti di questi non pensano altro che al conto in banca e alle firme dei loro vestiti e gioielli, ciò ci porta ad analizzare i due forti segmenti che non hanno, o quasi, tale limite legato alla proprietà: autori giganteschi della risma di Bruce Springsteen e personaggi simili presenti anche nello stivale (Vasco Rossi?) e tutta l’area che comprende la musica indipendente, che potremmo simbolicamente racchiudere temporalmente e fisicamente dalla nascita della Rough Trade, passando per tutte le esperienze internazionali legate all’autoproduzione, fino ad arrivare alle nostre piccole label nostrane.
Converrete con me che, in realtà, non è così poca roba. Certo che fare una telefonata a Bruce per discutere della cosa è alquanto difficile (e fidatevi che qualcosa quel tipo la sta pensando), ma ragionare tra noi direi che si può. Quindi, evitando di ficcarmi in uno sterpaio pungiglioso, voi cosa ne pensate, cosa fareste? Boicottaggio? Ritorno alle musicassette e i dischi sui banchetti? Emule 2: Il ritorno?
Forse è arrivato il momento di riscrivere la musica. Diteci la vostra, sarà utile per tutti!


