Punkadeka festival 2026- MXPX

The Rumjacks al Pogue Mahone’s (Milano, 16/03/26)

Serate che sembrano impossibili da mettere insieme, e invece gli amici del mitico Pogue Mahone’s, il pub più figo di Milano, o meglio il ponte di Einstein-Rosen che ti porta direttamente nella verde terra dei Leprechaun, hanno confezionato una notte già consegnata alla storia come uno dei concerti più epici mai visti.
Lunedì sera a Milano, c’è il corteo per Dax ma svariati cazzi da cagare mi lasciano libero solo dopo 20:00, ora in cui mi metto in macchina per cercare un improbabile parcheggio in zona Porta Romana, parcheggio che infatti non trovo e mi tocca andare a farmi cavare il sangue in un bangla-silos, ma chissenefotte sono agitato perché stasera mi vedo i Rumjacks a 20 cm dal mio obiettivo, senza transenne, senza security, just fuckin’ irish Punk! Arrivo al Pub imballatissimo, al bancone c’è da scavalcare ma ho due angeli dietro le spine che mi passano una freschissima e quantomai ottima Guinness, pezzi di band che girano tranquillamente per il pub a fare foto, faccio due chiacchiere con il chitarrista Johnny e gli ricordo quel favoloso concerto al Baraonda appena finita l’emergenza covid, assieme agli Svetlanas…il concerto inizia con l’esibizione di una scuola di ballo irlandese della quale, perdonatemi, mi sfugge il nome, ma sinceri complimenti perché avete portato tutti nel mood giusto per godersi la serata, subito dopo attacca la band ed il pub sta saltando, una band di fama mondiale che si presta ad una serata de genere credo che non abbia bisogno degli elogi che gli sto facendo, ma glieli faccio comunque, ora non vi aspetterete mica che mi ricordi la scaletta, comunque pezzi nuovi da favola, alcuni dei miei preferiti presi da “hestia” e la super hit “irish pub song”, che ha letteralmente spazzato via ansie, dubbi esistenziali e stikazzi, c’è parecchia euforia nell’aria, spazio invece non ce n’è nemmeno per una mosca, la birra scorre a fiumi e la band sembra quasi non voglia mai smettere di suonare, ma ovviamente le cose belle finiscono in fretta e cazzo è solo lunedì, domani si va in bottega e la sveglia suona presto, ma vaffanculo, domani ci andrò sorridendo.
Grazie infinite ad Andrea per l’idea grandiosa e per averla messa in atto, e per l’ospitalità, perché non è da tutti farti sentire a casa in mezzo a tanta gente, e grazie a Tupac, mi mancavi amico mio…me ne torno al bagla-silos fischettando “rhythm of her name” convinto di aver fatto delle foto pessime, ma tanto ci siete abituati.

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