Nati dall’urgenza del punk rock e cresciuti tra autoproduzione, chilometri macinati e una profonda amicizia, i Tornado Lobster Killer sono una di quelle band che continuano a fare musica per necessità prima ancora che per ambizione. Con il nuovo disco Lobsteria, il gruppo mette insieme rabbia, ironia, disagio e voglia di riscatto, confermando un’attitudine DIY ma con una visione sempre più matura e personale. Abbiamo parlato con loro del percorso della band, delle difficoltà dell’underground, della scrittura dei nuovi brani e di cosa significa ancora oggi scegliere il punk.
Se doveste presentare la band a qualcuno che non vi ha mai ascoltati, cosa direste in poche parole?
TLK: Siamo una band punk rock/hc melodico attiva da diversi anni, che conoscono in pochi ma vale un ascolto. Facciamo quello che ci pare a qualsiasi livello, spaziamo un po’ in tutti gli angoli del genere e debordiamo spesso. Ci piace la roba veloce e d’impatto.
Cosa è cambiato nei Tornado Lobster Killer, sia musicalmente che umanamente, in questi anni?
Matteo: Tantissimo, ma sembra niente. Io e Croma abbiamo cominciato in una sala prove insieme a Naná dalla Porta, che ha lasciato la band per dedicarsi a lavoro e famiglia, ma è rimasto il nostro punto di riferimento per le art e l’immaginario visivo della band. Non possiamo più pensare ai Tornado senza Cris, che ci ha aiutato a registrare il primo disco e ci ha permesso di portare il progetto dal vivo, cambiando enormemente il sound della band. E i Tornado sono anche Robi, che è arrivato per ultimo ma è come se fosse uno di famiglia. Nel mentre, abbiamo cambiato casa e paese diverse volte – facendo la spola tra Milano, Firenze, Londra, Edimburgo e Stradella – e abbiamo superato diversi periodi di difficoltá. Lutti, problemi di salute, precarietá lavorativa e ristrettezze economiche. Grazie a tutto questo percorso non siamo legati più solo da una passione comune, ma da vera amicizia.
Croma: Musicalmente la band è cresciuta moltissimo. Io sono sempre stato determinato nell’obiettivo di creare una band vera e propria, ma per Naná la dimensione creativa e “ludica” bastavano… e Matteo, che ha cominciato a suonare tardi, aveva bisogno di tempo per prendere le misure. Questo disco è molto più maturo sotto ogni aspetto, ognuno ci ha messo del suo… e il sound della band si è evoluto tantissimo grazie alla tecnica e alla creativitá artistica di Cris e alle sue abilitá nella produzione. Suoniamo proprio diversi, anche se l’identitá di fondo è rimasta quella. Se ripenso alla band dalle origini ad oggi, é un po’ come vedere un ragazzino che cresce… Siamo appena usciti dalla pubertá.
Avete sempre seguito una strada completamente indipendente, occupandovi di tutto: produzione, concerti, promozione e persino un’etichetta vostra. Oggi per voi il DIY è ancora una scelta ideologica, una necessità o entrambe le cose?
Matteo: è un privilegio che possiamo permetterci di coltivare. Abbiamo la fortuna di avere un ottimo sound engineer nella band, Cris; Naná è un illustratore professionista e spiritualmente è sempre un membro aggiunto; Croma è un ottimo grafico e videomaker, nonché un social media manager attentissimo, e tramite la GottaGallo organizza concerti per crearci da noi la possibilitá di suonare. Il Punkamania – il “punk pool party” con Bro.Mo, Sludder, Libidine, Rubber Room, Bad Frog e Secoli Morti che si terrá il 26 luglio a Santa Maria della Versa – lo ha ideato e lo ha reso possibile lui, insieme a Robi, Cris e al gestore della piscina comunale che ci ospita. Ognuno ci mette tantissimo impegno… Io sono un po’ l’architetto e il guardiano dell’edificio concettuale TLK – sono quello che scrive o rivede i testi e costruisce la visione d’insieme – e all’occorrenza il rompiscatole che mette il sigillo su quello che pubblichiamo e che tiene tutti concentrati. Potrei dire che nella filiera TLK mi occupo del “controllo qualitá”. Robi, oltre che mettersi a disposizione come chitarra solista, cucina pure da Dio. L’unico aspetto sul quale abbiamo dovuto “ammorbidire” il nostro approccio indipendente è la promozione, ed è un bene perché da soli saremmo rimasti nella nostra bolla autoprodotta, “ego-sostenibile” ed ego-riferita.
Brani come Pay To Play raccontano con ironia le difficoltà delle band indipendenti. Quanto c’è di autobiografico in quel pezzo e qual è l’aspetto più frustrante del fare musica oggi?
Croma: Il pezzo è totalmente autobiografico. Parte dalla frustrazione di chi darebbe tutto alla musica e sente di rimanere inascoltato, e ostenta con fierezza la volontá di continuare a suonare a qualsiasi costo, anche se è un mestiere in perdita. E in questo il brano è una fotografia della verità… Nell’underground dell’Underground i posti per suonare sono sempre meno, economicamente i gestori fanno sempre più fatica e se si suona lo si fa spesso non solo senza cachet, ma a proprie spese. Mettici i viaggi per le prove, i costi della benzina e un posto dove dormire se sei in trasferta… e il “Pay to Play” finisci per farlo sempre.
In Lobsteria convivono critica sociale, inquietudini personali e riflessioni esistenziali. Quando scrivete partite da esperienze vissute, dall’osservazione di ciò che vi circonda o da entrambe le cose?
Matteo: Da tutte e due le cose. In passato i testi nascevano piú spesso da un’idea di Croma, che io distorcevo e riplasmavo fino ad ottenere qualcosa di affine, ma più sfumato nei toni. Sono nate cosí anche Rat Race e Lemmy, per esempio. Ultimamente abbiamo lavorato più spesso a quattro mani, mettendo meglio a fuoco il mood generale della band, che è un mix di sarcasmo, depressione ed esaltazione. È il caso, ad esempio, di Pay to Play, Death Porn o Hollywood. In questo disco in particolare ho preso un po’ coscienza dei miei mezzi e ho capito, grazie soprattutto alla fiducia che mi hanno sempre dato i miei compagni, che per fare “arte” bisogna metterci del proprio… e quindi c’è anche molto del mio vissuto personale nella scrittura. Scarecrow e Rhya sono pezzi molto intimi, ma lo sono in modo diverso anche Crave e Suicide Cake. Però devo dire che quando scrivo, anche cose mie, mi sincero sempre che il testo abbia una qualche risonanza anche per Croma, e vice versa. Dietro ad ogni canzone c’e sempre un dialogo creativo tra me e Croma, e un pensiero generale a cosa siamo come band…e questo meccanismo secondo me ci ha portato a colmare una lacuna rispetto al primo disco in termini di profonditá e di verità. Ci diverte molto il fatto che chi legge il nome assurdo della band spesso rimane stupito dalla serietá del disco.
Il titolo Lobsteria incuriosisce e lascia spazio a diverse interpretazioni. C’è una storia particolare dietro questo nome?
Matteo: Si pronuncia Lobstéria, ed è un gioco di parole tra “lobster” e “hysteria”. Inizialmente l’immagine da cui siamo partiti era quella di una trasformazione, una sorta di metamorfosi mostruosa, ma quando abbiamo scritto l’intro abbiamo capito che si trattava del richiamo solenne di una musa – di una sorta di “musa della disperazione”.
Croma: Il nome fa riferimento all’alienazione da cui scaturisce il disco – la sensazione di essere al limite delle proprie energie e di non avere piú nulla da perdere… è l’esigenza di uscire da sé stessi, che ti cresce dentro e ti porta a mandare tutto all’aria e a mettere tutto quello che ti rimane in un disco. La funzione del titolo è la stessa che incarna l’overture e l’art della copertina, che è una sorta di allegoria del logo dei TLK.
Cosa vi ha fatto continuare a fare musica insieme dopo tutti questi anni?
Croma: La voglia di evadere e di far sentire la nostra musica il piu lontano possibile… e la speranza di vivere esperienze piú disparate con le persone a cui voglio piú bene, e di arricchire le nostre esistenze di bei ricordi. È anche la speranza di un riscatto rispetto a tutto l’impegno che ci ho sempre messo, e a tutte le delusioni passate.
Cris: Per me suonare è soddisfazione pura, al 100%. È la voglia di esprimermi senza parlare, l’occasione per dare sfogo, in musica, alla rabbia che accumulo nella vita. Oltre al fatto che mi trovo molto bene con tutti i miei compagni di band, e passare del tempo con loro per me è terapeutico.
Matteo: Per me è la voglia di fare qualcosa che vada oltre la mediocrità della nostra esistenza, qualcosa di bello in cui possiamo identificarci, che ci sopravviva e che possa avere importanza per altre persone come ce l’ha per noi.
Robi: Io sono l’ultimo arrivato… ma ormai sono un paio d’anni che suoniamo insieme e mi sento molto legato al progetto. Veder nascere questo disco e portarlo finalmente sul palco è veramente una gioia enorme.
Ascoltando musica oggi: cosa vi ispira e cosa invece vi annoia del panorama attuale?
Cris: Se devo essere onesto, oggi mi ispira quasi solo la musica emergente… parlando dei big purtroppo resto piú annoiato dalle nuove uscite. A livello di mainstream mi sembra che ci sia più la volontá di fornire pacchetti ben confezionati che quella di curare veramente la qualitá della musica e del suono.
Croma: Io concordo… Ma forse sono solo un po’ annoiato dalle solite cose. C’è ancora tanta roba che mi gasa, ma la trovo soprattutto ascoltando gruppi emergenti o gruppi che non avevo mai sentito prima. Ultimamente sto ascoltando molto i GET DEAD, molto legati anche alla cultura hip-hop e al mondo del writing da cui vengo anche io… devo dire che l’album Honesty Lives Elsewhere mi ha fatto venire voglia di scrivere roba nuova. In Italia invece mi piacciono molto i Jaguero.
Matteo: Per quel che riguarda il punk rock, è difficile creare cose veramente originali dopo 50 anni di storia musicale. A volte è frustrante anche scrivere musica, perché gira che ti rigira si arriva sempre a quelle due o tre progressioni trite e ritrite e finisci per annoiarti anche di te stesso. Eppure ogni tanto hai chi riesce a stupirti, tipo i Bad Nerves per farti un nome. Loro secondo me sono pazzeschi: portano melodie impreviste, un sound particolarissimo e vagonate di adrenalina. In Italia adoro i Discomostro e Secoli Morti, che a livello di arrangiamenti e liriche sono dei fuoriclasse. Mi piacerebbe vedere dal vivo gli Aurevoir Sofia… E ascolto sempre volentieri Ozone Dehumanizer, per uscire dal genere.
Robi: A me ispirano i Tornado Lobster Killer… sono una band emergente che mi spinge a fare cose nuove.
C’è un disco o una band che vi ha fatto dire “ok, vogliamo fare questo nella vita”?
Matteo: Per me assolutamente Punk in Drublic e White Trash dei NoFX, li ho ascoltati in blocco a 11 anni e da lí in poi non sono mai uscito da quel mood. Ma prima di dire “fanculo, lo faccio davvero” ci ho messo 20 anni…
Cris: Enema of the State dei Blink 182. Quando ho ascoltato Travis Barker in Dumpweed ho pensato che fosse la svolta nel punk. Ho capito che la scrittura della batteria può svincolarsi tranquillamente dai ritmi serrati delle chitarre e che con la creatività c’é sempre del margine.
Croma: La mia crush piu grande sono stati i MISFITS con il disco American Psycho, l’ho ascoltato fino alla nausea. Se invece dovessi dire una band che mi ha proprio fatto dire: “ok, voglio fare questo, voglio raggiungere questo livello qui” sono stati i Bad Religion con The Empire Strikes first.
Robi: Paranoia e Potere dei Punkreas, Pump up the Valuum dei NoFX e Loretta Goggi con Maledetta primavera.



Grazie mileeeeee Deka <3 e pompatevi il disco che spacca!