In un 2025 pessimo per gli spazi di aggregazione (gli sgomberi di Leoncavallo e Askatasuna sono solo la ciliegina sulla torta di merda cucinata dal Governo in carica), è bello vedere che ci sono in tutta Italia circoli ARCI che resistono e, oltre alle attività sociali, riescono a proporre concerti che scaldano il cuore e ti fanno sentire a casa.
Il concerto del 26 Dicembre al Blob di Arcore fa parte della rassegna “Punk 039” (il prefisso telefonico di Monza), e l’artista sul palco non potrebbe essere più desiderato come regalo post-natalizio dai punk brianzoli cresciuti nella scena locale anni 90: chiunque abbia vissuto quel periodo ha probabilmente iniziato ad ascoltare ska-punk con gli Shandon, o è stato perlomeno accompagnato da loro nella propria crescita.
Uno sgabello, un microfono, una chitarra acustica e una marea di pedali per gli effetti: stasera il palco si presenta così, davanti a una platea di sedie e tavolini per meglio far assaporare questo raro concerto acustico di Olly Riva.
Non so con quale canzone sia iniziato lo show: un secondo prima Olly era al bar a parlare con Ga dei WaterTower e Sal Rinella, l’attimo dopo arrivano delle note dall’area-concerto. Il tempo di finire il bicchiere, e si entra: i posti a sedere sono già tutti esauriti, molta gente si godrà il concerto in piedi.
Il secondo brano dà già l’idea di quanto sia speciale questa serata, con Chissenefrega tratta da “Il Segreto” del 2019, seguita dalle cover di Cinderella e Candyman.
Olly pesca ovunque dalla sua carriera: The Fire, The Magnetics, addirittura Olly Riva & The Soul Rockets per una cover di Solomon Burke – anche se poi deve fare pace con il fatto che le canzoni più cantate dal pubblico sono quelle degli Shandon di anni fa come Ruvida, Egostasi, Noir. C’è comunque tanto spazio anche per gli Shandon moderni, con la recentissima Miss Butterfly a chiudere il concerto, e tre pezzi da Social Suicide.
Chi sa suonare *bene* un concerto acustico, però, è consapevole che il contesto richiede di stringere un legame più stretto con il pubblico: non solo canzoni sparate una dopo l’altra, ma anche lunghe introduzioni, racconti divertenti e storie personali, per una serata più intima. Olly si dimostra un maestro di questo stile di intrattenimento, e così scopriamo l’incredibile e disgustosa storia di una “pasta col chiodo” mangiata in un centro sociale prima di un concerto, siamo graziati dalle benevole imitazioni di Max Trombone e di Seby dei Derozer, impariamo quanto sia hardcore la scena punk del Belgio, scopriamo la tragica storia dietro a 8 Year Old Boy e l’ammirazione per una ragazza transgender che ha ispirato Transgender Dynamite: sono queste chicche a rendere speciale la serata, oltre alle canzoni.
Il concerto sembra non esaurire mai la benzina, Olly suona tantissimo e con soddisfazione di tutti: dopo circa 90 minuti, però, le ultime note risuonano al Blob, il cantante appoggia la chitarra e scende dal palco, in mezzo al pubblico.
Dal mixer parte “Oi to the world” nella versione dei No Doubt, la miglior canzone natalizia di sempre: la serata non si sarebbe potuta chiudere in maniera migliore.
ps: le foto non sono molte, semplicemente perché c’è un numero limitato di posizioni dalle quali fotografare un musicista seduto a suonare. Vi lascio con un video, ecco…







