
Non ci volle molto a Malcom McLaren, il loro manager, per creare i Sex Pistols: le condizioni erano perfette.
Capitolo 1
A metà degli anni ’70 in Inghilterra tutti, non solo i giovani, erano disincantati.
Il conformismo, l’ufficialità soffocante, l’economia depressa, il declino dell’occidente…tutto questo aveva creato un clima irrespirabile e quindi si erano create le condizioni ideali per la nascita di qualcosa di nuovo.

Se il sound punk non aveva senso musicalmente, in quanto prodotto scadente, ne aveva però socialmente: in pochi mesi il punk si consolidò come un nuovo insieme di segnali visivi e verbali, segnali che erano confusi e incomprensibili oppure rivelatori e veritieri, a seconda di chi li guardava.
Il risultato era un caos di colori e materiali: ciuffi colorati e giacche di pelle, tacchi a spillo e scarpe da ginnastica, anfibi e impermeabili di plastica, capelli rasati e minigonne fosforescenti, pantaloni a tubo e oggetti sadomaso, maglie strappate e gonne in PVC…il tutto tenuto insieme da adesivi e spille di sicurezza, mollette da panni e pezzi di spago.
Essenziale nella nuova cultura punk era il ruolo della musica.
Tale ottica è ben sintetizzata da questa asserzione del gruppo londinese dei Clash: “Possiamo affermare che non viviamo per il futuro, viviamo giorno per giorno, ora, nel presente…dovremo vedere cosa succede.”[B. Zarini, 1985]

Non ci volle molto tempo perché i punk superassero i confini britannici e approdassero all’estero.

