LINEOUT: Andromeda (2023)

Andromeda è un concept album che narra dell’ultima ora di vita di una punk tossicodipendente ed è il nuovo lavoro dei Lineout, che dopo dieci anni di hardcore iper tecnico suonato sui palchi di mezzo mondo, non hanno più bisogno di presentazioni. L’idea di creare un concept album è coraggiosa nell’era del mordi e fuggi,  paradossalmente siamo più vicini al mondo discografico anni 60, dove sono i singoli e non gli album a dominare le classifiche (di ascolti).

Devo dire di averci messo un po’ a capire che il disco era composto da una sola traccia di 52 minuti e non da tante canzoni mixate una dopo l’altra, anche perché in certi sembrava proprio che finisse una canzone e ne iniziasse un’altra, specialmente al minuto 3:40, dove c’è il classico finalone da live e parte una sorta di arpeggio di basso ad introdurre il primo vero cambio. Ecco, da qui parte quella che è senza dubbio la parte più interessante del concept e che per quasi 3:00 minuti si trasforma in quella che, se fosse una canzone, sarebbe sicuramente la migliore hit mai scritta dai Lineout. Alla fine l’umanità ha bisogno di gente coraggiosa e cosa c’è di più coraggioso dell’incastrare il proprio miglior ritornello in un pomposo concept di quasi un’ora? Avete la mia simpatia.

Da qui, se siete amanti del drumming intricato e dei riff memorabili, prendete nota, perché c’è da imparare da questi maestri dello stop’n’go, che alternano le proprie classiche sfuriate da metallari pentiti a gentili parti di chitarra acustica con una copiosa dose i uooo, che nel genere non deve mai mancare. Flirtano con A Wilhelm Scream e Rufio quanto con i Bad Religion passando per gli AFI, quindi per chiunque è facile essere catturati da più di uno dei “blocchi” di Andromeda, perché c’è un buon mix di tutto il punk rock 94 – 2010, dall’hardcore Epitaph della golden age,  all’emo per limonare le tipe tristi.

A metà ci sono le campane funebri e direi che è abbastanza da farci capire che non è che per Andromeda le cose vadano proprio lisce filate in un finale alla Trainspotting. Qui, io che ho una soglia dell’attenzione di un toporagno, avrei chiuso il brano, ma i Lineout non sembrano voler compiacere l’ascoltatore e fanno quel che gli pare, giustamente. Un po’ in stile Coheed and Cambria, si trasformano in band prog fusion-punk e si passa da un’incredibile intermezzo alla Eagles (calcola che gli Eagles mi fan così cagare che ho sbagliato a scriverlo tre volte), per sfociare in un finalone in crescendo che alterna Atreyu al metal tamarrone di fine anni 80.

In definitiva cosa ti devo dire? L’hardcore melodico dopo gli anni novanta ha perso per me molto del suo smalto, imbastardendosi con il metalcore, molte band hanno perso di vista il vero focus, scrivere grandi canzoni e non fare sfoggio di tecnica e velocità, ma devo dire che con Andromeda i Lineout hanno saputo coniugare al meglio le due cose, azzeccando più di uno strike a livello di canzone e mantenendo un’impronta tecnica interessante per quelli che, a differenza mia, apprezzano un bassista che sa suonare o un’armonizzazione alla Iron Maiden.  Sulla questione mono-canzone invece devo dire che non mi sento di promuovere appieno il disco, non trovo un filo conduttore che ritorni abbastanza da farmi entrare nel concept o un divenire fluido a livello musicale, molto bene invece a livello lirico, non è facile scrivere qualcosa che abbia senso e racconti una storia. Bravih.

– Nick Northern

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