Quattro chiacchiere con Gab De La Vega!

Ciao Gab! A gennaio è uscito il tuo nuovo album, “Beyond Space And Time”. Parlacene un po’: la storia di come è nato, testi, tematiche e musica, cosa hai voluto comunicare e cosa significa per te.
Beyond Space And Time è il mio terzo full length e il primo ad essere arrangiato in modalità full band. Segue il mio primo “esperimento” in questo senso, che è il singolo “I Want Nothing” del 2017.
Avevo voglia e bisogno di fare un balzo in avanti, di alzare l’asticella e di cimentarmi in qualcosa di più impegnativo ma che sapevo mi avrebbe dato maggiori soddisfazioni.
Ho scritto i pezzi come sempre sulla mia chitarra acustica, per poi iniziare a provarli con Marco “Cello” Cellini alla batteria. Creata la struttura dei brani, li ho portati in studio dove, una volta registrate chitarra e batteria, abbiamo iniziato a lavorare sugli arrangiamenti. Molti erano già stati pensati e dovevano essere solo registrati, ma molti sono nati direttamente in studio ed è stato un momento di grande esplorazione e creatività. Ci siamo trovati a condividere idee, fare tentativi, ascoltare musica, rigettare e recuperare idee, rielaborarle…un bellissimo “lavoro a due teste” insieme a Simone Piccinelli, che poi ha registrato le chitarre elettriche e il basso sui brani. È stato un processo molto stimolante, di grande esplorazione artistica e mi ha aiutato a capire che direzione stavo prendendo nel concreto. 

Per quanto riguarda i testi, ho voluto dare libero sfogo a quello che volevo comunicare, senza mai tirarmi indietro o annacquare le parole, anche quando andavano a toccare nervi scoperti, lati nascosti, cose molto personali. Mi sono detto “scrivi senza filtri” e così ho fatto. E sono contento che sia stato così. A volte ripenso ad alcune parti di canzoni che ho scritto in questo album e le sento molto vere, sincere nei miei confronti così come verso l’esterno. Solo così le canzoni sopravvivono nel tempo.
Le tematiche spaziano, è un album molto personale, ma proprio per questo vanno a toccare varie sfaccettature della realtà, vista attraverso i miei occhi. Invito sempre a leggere i testi. Fatelo, spero che troverete parole che sappiano smuovere qualcosa.
Sono molto contento del risultato. Aspettavo da tanto tempo di poter catturare qualcosa che mi rappresentasse a pieno e credo di essere riuscito a scattare una bella fotografia in musica di questo periodo della mia vita. È un disco che significa molto per me, in esso c’è molto più che la somma delle sue 11 canzoni.

foto credits: Jaden D

 

Questo album segna il tuo passaggio a full band. Come è nata l’idea di affrontare questo cambiamento?
Il passaggio a full band è stato quasi obbligato ma allo stesso tempo quasi casuale.
Sapevo che prima o poi avrei dovuto affrontare questo passo, soprattutto alla luce del fatto che volevo evitare di far uscire un terzo full length di voce e chitarra. Per quanti arrangiamenti potessi metterci, sentivo il bisogno di fare un salto in avanti su tutti i fronti.
Visto che I Want Nothing mi era piaciuta ed era piaciuta anche agli altri, ho deciso che fosse il momento. Lavorando in studio con Simone ha preso corpo sempre più l’idea di portare in giro i pezzi con una band. Lui era il primo a sentire questa cosa come necessaria e come spesso capita, mi sono fidato del suo istinto. 

Penso che il disco gli sia piaciuto sempre più mentre ci lavoravamo, perché verso la fine dei lavori mi ha detto chiaramente “Senti, secondo me ora che hai un disco così devi davvero considerare di fare delle date full band. E se lo fai, io voglio suonare la chitarra!”.

Ovviamente avere un musicista come Simone Piccinelli in squadra è un asso nella manica potente: ha un bagaglio di esperienze enorme (ha suonato per una vita nei Plan De Fuga, oltre che in altri progetti), grandi doti tecniche e l’attitudine giusta.

Si è presentata l’occasione di aprire al concerto di Frank Turner and The Sleeping Souls alla festa di Radio Onda d’Urto l’anno scorso e per quella data abbiamo coinvolto Giorgio Marcelli al basso, sul quale posso fare affidamento anche per tutti i controcanti (insieme a Simone). Alla batteria c’era Marco Cellini già pronto, dato che aveva contribuito alle ritmiche dei brani.

Da quella data abbiamo capito il potenziale del live full band e abbiamo preparato il tour di presentazione del disco. Siamo riusciti a fare 6 date dall’uscita del disco, poi ovviamente il Covid19 si è messo di traverso… Ma spero di poter riprendere a girare con la band, perché è una bomba!

foto credits: Bradley James Allen

Domanda classica: influenze musicali presenti nell’album?
Le influenze sono molto disparate, ascolto tanta musica. Chiaramente la mia storia personale vede scorpacciate di punk e hardcore in tutte le loro declinazioni come base della mia istruzione musicale, soprattutto nei primi anni. Poi chiaramente nel momento in cui inizi a suonare qualcosa di diverso entrano in gioco ascolti diversi, alcuni più recenti, altri di vecchia data.

Ho sempre ascoltato moltissima musica Nord Americana e Britannica, quindi da lì arrivano le mie maggiori influenze. Ho provato a rispondere già in precedenza a domande simili, forse perché effettivamente Beyond Space And Time risuona di influenze molto disparate e credo che traspaia molto questa sua “poliedricità”. Nel periodo in cui l’ho scritto penso di aver ascoltato cose abbastanza varie ma forse quelle più particolari che hanno in qualche modo hanno trovato modo di imprimere qualcosa nel mio lato del cervello dedicato alla scrittura in quel periodo sono Noel Gallagher’s High Flying Birds, Frank Turner, Against Me!, City and Colour, Tim Barry, Oasis, Pearl Jam e Eddie Vedder, Brian Fallon, Austin Lucas, Blur, Chuck Ragan, The Dirty Nil, The Beatles, Jeff Buckley, Stone Roses, Nirvana, Foo Fighters. Metti insieme tutto questo, tanto altro e un approccio più o meno punk e credo si possa già delineare una certa ricetta.

Anche se è un tasto dolente te lo devo chiedere: come ha impattato il Covid sui progetti legati all’album? La prima conseguenza è stata sicuramente l’annullamento del tour. Come vedi inoltre la ripresa in generale per i live ma soprattutto per te/voi come band? Progetti e idee futuri?
Siamo riusciti solo a fare 6 date per presentare il nuovo album, prima dello stop totale. È stata una bella botta, non posso negarlo. Avevamo in programma di suonare tutta la primavera e stavamo calcolando le fattibilità per l’estate, momento in cui come full band hai più possibilità di esibirti nei vari festival estivi. Tour all’estero saltati, con appuntamenti importanti annullati prima che potessimo essere annunciati. C’erano poi anche tour in acustico, da solo, in programma.

Emotivamente mi ha devastato, lo ammetto. Ho lavorato al lancio di Beyond Space And Time e all’avvio di tutto il discorso full band che lo avrebbe seguito per circa un anno, passando tra l’altro attraverso mesi veramente difficili dal punto di vista personale, con un pesante lutto in famiglia che mi ha segnato molto. Vedevo nel disco e nei tour la cosa che mi avrebbe aiutato a guardare avanti e trovarmi fermo senza potermi muovere in nessun modo è stato una mazzata sui denti. Non c’è solo l’aspetto dell’investimento economico legato all’uscita di un disco e delle date saltate, ma è l’intera proiezione della propria vita ad essere spazzata via. Una cosa che purtroppo credo capiscano tante persone, non solo musicisti o chi lavora nel mondo degli spettacoli dal vivo, ma chiunque abbia accusato il colpo duramente durante la pandemia.

In questa assurda estate 2020 mi sono ritrovato all’improvviso con diverse date in acustico fissate, incluse alcune in Germania e Repubblica Ceca. Ovviamente le norme di sicurezza sono obbligatorie per svolgere questi concerti, ma il formato acustico sembra essere più fattibile rispetto a quello full band. Tra date svolte e in arrivo, al momento questa estate mi vede impegnato in 11 concerti, che è molto di più di quanto potessi sperare anche solo un paio di mesi fa!
Certo, è tragicomico che dopo tanti anni di tour in acustico, non appena sono passato a fare cose full band il mondo intero sia esploso (chissà cosa sta cercando di dirmi l’Universo!), ma non vedo l’ora di riprendere anche quel discorso.

Per ora si tratta di andare avanti, continuare a promuovere Beyond Space And Time per quanto possibile, fare quante più date possibile e aspettare il momento in cui potremo tornare a spingere come dei matti sull’acceleratore per portare in giro il concerto con la band. E speriamo… riprenderci le belle occasioni e date perdute!

Purtroppo temo ci vorrà ancora molto, anche perché c’è grande incertezza, poca tutela e poco sostegno al mondo della musica e degli spettacoli dal vivo. Si vive in un limbo di incertezza, con la spada di Damocle della seconda ondata a minacciare un mondo fatto di assembramenti, viaggi e pianificazioni, come quello della musica live. Staremo a vedere. “The future is unwritten”, diceva Joe Strummer. Che si riferisse a questo?!

Come hai vissuto il suonare dalla tua “cameretta” in acustico, senza un pubblico di fronte, se non quello virtuale, senza il “calore” di un locale vero e proprio?
Le dirette in streaming mi hanno aiutato sicuramente a dare una certa continuità, seppur ridotta veramente ai minimi termini.
È stato davvero strano suonare senza un pubblico reale davanti. Mancava quella complicità che si viene a creare, soprattutto nei concerti acustici, che sono per natura più intimi.
L’ho fatto comunque volentieri, soprattutto perché ad ogni diretta era associata una raccolta fondi per affrontare l’emergenza sanitaria, ma spero proprio di non doverne affrontare altre in futuro. La musica dal vivo è una cosa insostituibile. Quanto meno è stato un modo di poter dare un senso a tutto quanto, in qualche modo. A ripensarci sembra un altro universo.

foto credits: Bradley James Allen

Parlaci della collaborazione con Bologna Violenta.
Conosco Nicola Manzan da diverso tempo. Quando ho scritto Perfect Texture ho pensato che sarebbe stata perfetta per includere un arrangiamento e un assolo di archi. Il primo nome al quale ho pensato è stato il suo. Nicola è un musicista eccezionale e l’ha dimostrato nella sua carriera fatta di belle collaborazioni e produzioni personali, tra Bologna Violenta e Ronin e altro ancora. Per me sarebbe stato un onore avere un ospite del suo calibro. Avendo poi un certo background comune, mi avrebbe fatto ancora più piacere. Ho chiesto quindi di poter collaborare e ne è stato felice.
Appena ho sentito la sua parte di violino prendere forma su Perfect Texture mi si sono illuminati gli occhi… era molto meglio di quanto potessi immaginare!

La data zero per la presentazione del nuovo album è stata sul palco di Festa di Radio Onda d’Urto: cosa ha significato per te aprire per un big come Frank Turner, su un palco a cui sei affezionato come quello della Festa?
Frank Turner è uno dei miei artisti preferiti e poter suonare con lui è stato un onore, un piacere ed una grande soddisfazione. Il fatto di averlo potuto fare come data zero in formazione full band ha reso tutto ancora più speciale.

Ho un bellissimo ricordo di quella giornata, la Festa di Radio Onda d’Urto è un posto unico nel suo genere. C’è sempre una grande atmosfera, sopra e sotto al palco.
Suonare su un palco del genere con una band mi ha fatto capire le potenzialità della proposta dal vivo full band, che ha grande dinamicità e consente di proporre un live coinvolgente ma sempre molto personale, come penso debba essere la mia proposta. Speriamo di tornare presto a fare date così!

Vuoi aggiungere altro?
Grazie mille per l’intervista! Passate a trovarmi su
www.facebook.com/gabdelavegamusic,
www.instagram.com/gabdelavegaxvx
e ascoltatevi Beyond Space And Time qui: www.smarturl.com/GabDeLaVegaBSAT
…e ovviamente passate a trovarmi ai concerti, così ci vediamo nel mondo reale, che è sempre meglio!

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