The Saints live in Bologna 6.12.2014 – Freakout club

Il locale è molto raccolto, ma l’atmosfera piacevole, un po meno l’alleggerimento del mio portafogli visto che tra tessera (che non ho) e ingresso lascio 23 monete da un euro. I prezzi del bar sono fortunatamente a portata di ogni tasca, inoltre, altra piacevole sorpresa, all’ingresso è allestito un piccolissimo spaccio di vinile, con cose molto interessanti a prezzi altrettanto abbordabili.
E’ tanto che non frequento live gigs e si vede, alle 10 io sarei anche pronto per il gruppo di supporto ma i miei anni si fanno sentire, fino alle 11 non si sente un accordo dal palco. Quindi non mi rimane che abbandonarmi alla cordialità del bar e ai suoi prodotti. Al momento in cui salgono sul palco i Temporal Sluts non sono quello che si suol definire un esempio della filosofia straight edge, ma fa niente. Il suono è incredibilmente buono, il locale si è riempito di un centinaio di persone (non ce ne stanno molte di più), e rimango immediatamente colpito dalla potenza e dalle indubbie capacità del quintetto lombardo. Li conoscevo più che altro di nome e nonostante le classiche influenze rock di detroit e punk della prima ora, nessuno mi toglie dalla testa di aver davanti la versione italiana dei turbonegro, e questo per me è un gran complimento. Forse si trascinano un po troppo a lungo per essere una band di spalla, ma chi se ne frega, hanno una potenza e una grinta da far invidia a tanti ventenni e di ciò non posso che esserne lieto.
Ma arriva il momento del… terzetto di Brisbane, si perché tanti sono rimasti, o meglio sono i componenti attuali con la presenza carismatica dell’inossidabile Chris Bailey. Li vidi nel ’95 a Londra, in un locale di Islington, e devo dire che a parte i segni del tempo, non hanno niente da invidiare a quello che riuscivano a mettere insieme quasi vent’anni or sono. Una cosa va premessa, se pensate che vedendo i Saints vi troverete a pogare tutti i brani di I’m stranded, risparmiatevi il prezzo dell’ingresso e del viaggio, diversamente, come si addice a un cinquantottenne, assisterete a un concerto di rock più misurato. Molte, soprattutto nella prima parte sono le proposte da LP della seconda parte della carriera. La seconda parte più briosa, vede l’esecuzione di diverse perle di Eternally Yours e I’m stranded che metto tra le pietre miliari del punk.
Cosa salvo: la voce nostalgica, quasi fastidiosa, per non dire infastidita di Bailey. La scaletta, che se non è martellante, rimane comunque un’escalation di coinvolgimento con l’apice della chiusura su I’m stranded. Salvo anche l’interpretazione di brani complessi (originariamente con l’utilizzo di fiati e organo e riproposti che i 3 classici strumenti del rock ‘n’ roll).
Cosa butto: Una proposta sonora un po troppo leggerina per riproporre i brani al vetriolo del primo album, che del resto sono gli inni che gran parte degli avventori vogliono sentire.


