BOLOGNA 1980: il concerto dei Clash in Piazza Maggiore che cambiò l’Italia

Continua la nostra rubrica di recensioni dei libri e, dopo “Punk, Born To Lose” di Antonio Bacciocchi (qui la nostra recensione: Antonio Bacciocchi: PUNK BORN TO LOSE – Punkadeka – Punk web Magazine), oggi è il turno di un testo sul quale ho messo le mani subito dopo Natale e che mi è piaciuto moltissimo: “Bologna 1980: il concerto dei Clash in Piazza Maggiore che cambiò l’Italia” di Ferruccio Quercetti ed Oderso Rubini, uscito per Goodfellas.
Come si evince dal titolo, il libro è interamente incentrato sul mitico concerto che Joe Strummer e soci tennero il primo Giugno del 1980 nella piazza principale del capoluogo emiliano, all’interno della kermesse Ritmicittà organizzata dal PCI.
Il concerto in questione è passato alla storia non solo perché ha rappresentato la prima volta dei Clash in Italia, ma per tutta una serie di motivazioni che “Bologna 1980” spiega nel dettaglio: dal ritardo infinito con il quale cominciò il concerto a causa di un Topper Headon persosi nel tragitto in macchina Nizza-Bologna (i Clash suonarono nella città francese la sera prima del concerto italiano), alla protesta dei punx più radicali guidati, tra gli altri, dai Raf Punk di Helena Velena e Steno (poi Nabat) che non hanno mai perdonato la firma dei Clash per CBS che ha causato, a loro veduta, la morte del punk; dai primi 7 pezzi e mezzo suonati dal batterista dei Whirlwind (uno dei gruppi spalla assieme ai Café Caracas), proprio per sostituire il desaparecidos Topper Headon, poi riapparso a metà Spanish Bombs, fino ad arrivare ai ben 3 encore regalati dai Clash, quasi a farsi perdonare il ritardo dell’inizio dello show.
Il libro ripercorre per filo e per segno tutta la giornata del 1 Giugno 1980 attraverso i racconti di chi c’era, ma “anche di chi non c’era…ma c’era”: giornalisti musicali e non, collettivi punk di tutta italia e persone comuni si susseguono a suon di racconti di aneddoti che ben trasmettono l’importanza storica del concerto, sia dal punto di vista politico (un PCI che stentava e che giocò la carta The Clash per tentare di riavvicinarsi alle generazioni più giovani in vista dell’imminente voto elettorale), sia dal punto di vista della storia del punk rock nel nostro paese.
Molta importanza viene data alla protesta messa su dai punx crassiani dei Raf Punk che consegnarono volantini che invitavano al boicottaggio del concerto, a loro modo di vedere vero strumento politico per impoverire le menti più giovani: Questo concerto è stato organizzato per fotterci. E’ non solo per avere voti, per ingraziarsi le masse giovanili, per acquietare la voglia di musica (ma non è solo musica che noi vogliamo), PER DARCI IL PUNK CHE VOGLIONO LORO: gli stantii Clash, venduti al sistema, hanno scelto loro perché doveva essere un gruppone superfamoso ad attirare la folla e perché ancora una volta non si desse importanza alle parole, innocue, del loro incomprensibile inglese. Con queste parole si apre il testo del volantino che i punx più duri e puri consegnarono sin dalle prime ore del giorno per tentare di boicottare il concerto (la foto del volantino campeggia a pagina 90-91).
Nel libro troverete un sacco di foto della serata, sia del numerosissimo pubblico presente, sia della band inglese sul palco, si parla del Punkreas, primo locale punk di Bologna, si parla dell’inizio della scena punk nella città emiliana perché a Bologna c’è un pre-Clash e un post-Clash (ma potremmo tranquillamente estendere questo concetto all’Italia intera), potrete leggere la stupenda intervista a Joe Strummer il giorno dopo il concerto, leggerete dell’energia dell’esibizione e di quanto sia stata fulminante nei cuori e nelle menti dei presenti e vi immergerete nei moltissimi ricordi riportati. E’ proprio dai ricordi dei presenti che trasuda l’importanza storica, politica, sociale e antropologica del concerto: “Bologna 1980” è da avere e da leggere tutto di un fiato e deve essere letto soprattutto da quelli che “è solo un concerto musicale…”.
Bologna e i Clash, una storia di amore/odio che le 238 pagine di questo libro raccontano meravigliosamente.

Questa la paurosa scaletta dei Clash nella notte del 1 Giugno 1980:

Clash City Rockers
Brand New Cadillac
Safe European Home
Jimmy Jazz
London Calling
The Guns of Brixton
Train In Vain
Spanish Bombs
(White Man) In Hammersmith Palais
Jail Guitar Doors
Somebody Got Murdered
Koka Kola
I Fought The Law
48 Hours
Protex Blue
Police and Thieves
Bankrobber
Clampdown
Stay Free
English Civil War
I’m So Bored To The U.S.A.
Complete Control
Armigedeon Time
Tommy Gun
Garageland
Janie Jones
London’s Burning
Capital Radio
White Riot

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