Quattro chiacchiere con PGA (Punk Goes Acoustic)

Ciao Andrea, ti dico subito che ho versato delle lacrime vedendoti suonare negli ospedali davanti ai bambini, quindi se ancora non fosse chiaro la mia stima per te e? gia? altissima. Prendiamola larga: parlaci un po di come e? nato e come hai voluto far parte di questo progetto, che poi piu? che un progetto mi pare una missione.

Ciao Matt! Beh, sicuramente i momenti vissuti nelle strutture ospedaliere sono i più toccanti ed emozionanti, ma il merito di quegli eventi va a Vanni Oddera, del quale parleremo più avanti.
Il progetto PGA nasce nel 2010, quasi casualmente: al Rock’N’Roll di Milano salta un duo acustico e Davide Mozzanica mi chiama per chiedermi di sostituirlo. Avevo poca esperienza con quel mondo ai tempi, al massimo qualche serata in piccoli bar suonando Cash e i Social Distortion…Decido quindi di chiamare un po’ di amici e di dir loro di venire a cantare qualche brano delle band punk che preferivano: una schitarrata tra amici, un “song-a-long” senza troppe pretese che prendeva esempio dalla compilation della Fearless Records “Punk Goes…” e dall’esperienza del Revival Tour di Chuck Regan insieme ad altri artisti provenienti dalla scena punk internazionale (Brian Fallon, Dave Hause, Dan Adriano, Frank Turner…). Solo che a me era stato chiesto di proporre cover e così abbiamo fatto. Saranno venuti almeno 20/25 musicisti quella sera e il risultato fu qualcosa che piacque a tutti i presenti, oltre che al locale stesso.

Dal 2010 ad oggi e? cambiato qualcosa?

Da quella prima serata è cambiato tutto.
Per prima cosa, quando mi chiesero di riproporla, pensai che l’unico modo per giustificare un cachet sarebbe stato devolverlo in beneficenza, primo perché eravamo tantissimi e non avrebbe avuto senso riconoscere un compenso a ciascuno, secondo perché non mi piaceva il concetto di guadagnare qualcosa facendo cover…e da questo ragionamento nacque la collaborazione con la Onlus “L’isola che non c’è” di Cassina Rizzardi (CO) che offre corsi di musica, teatro e danza a ragazzi diversamente abili. Da quando siamo entrati in contatto con loro, grazie ad Angelo Ricucci, ogni nostra attività (performance, compilation, eventi speciali) è stata finalizzata alla raccolta di proventi per “L’Isola”: ogni singolo centesimo è stato destinato all’associazione. Tutti i musicisti sono volontari, investono in prima persona per partecipare ai live e alle compilation, aiutandosi l’un l’altro in modo personale e costruttivo, quasi sempre donando le proprie personali competenze, in base alle proprie possibilità. Cerchiamo di massimizzare gli introiti di ogni singolo evento sgravando gli organizzatori di tutti i costi extra (hotel, rimborsi spese di viaggio…) proprio per donare tutto quello che è sul piatto alla causa che abbiamo scelto di sposare. In questo senso ci differenziamo da molti altri progetti benefici che girano in Italia.

Ho letto che fanno parte di PGA un sacco di artisti, qual’e? stata l’adesione che piu? ti ha stupito?

Non ce n’è stata una in particolare: ciò che mi ha stupito è stato come il messaggio sia stato recepito da tutti i membri del collettivo. Zero divismo, nessuna voglia di primeggiare, nessuna richiesta da superstar, nemmeno da parte di coloro che nella vita professionale possono essere definite tali. La sera della presentazione della seconda compilation erano presenti oltre 70 musicisti; fu un delirio, ma anche una dimostrazione incredibile di affetto da parte di tutti gli artisti.

Come e? nata la collaborazione con Vanni Oddera?

Con Vanni ci conoscevamo da tempo perché avevo collaborato ad alcuni eventi del team Daboot. Lui è un grande fan della musica e dell’intrattenimento fuori dagli schemi. Nel 2009 ha iniziato il suo percorso nel sociale, solo un anno prima della nascita di PGA. Era destino che le nostre due realtà si incontrassero. Il territorio giusto era il Gaslini di Genova con il “freestyle hospital”, un evento che si ripete ogni anno soprattutto a Natale e che per noi è diventato il giorno più importante dell’anno.

Togliamoci qualche sassolino dalla scarpa: oggi in tanti per forza di cose si sono buttati in acustico, per PGA penso sia stata una necessita? perche? suonare in certi contesti in elettrico e? impossibile, cosa vogliamo dire in proposito?

Come ti dicevo all’inizio, per noi l’acustico è stata una scelta obbligata per il primo evento, ma soprattutto abbiamo fatto esperienza del Revival Tour, all’interno del quale moltissime personalità della scena punk hanno imbracciato le chitarre acustiche per una diversa tipologia di performance sempre e comunque molto intensa, anche se senza gli amplificatori e le distorsioni, figlia della tradizione folk americana.
Per me il folk ha la stessa forza del punk; sono entrambi generi “sociali” per molte delle tematiche trattate nei testi, quindi i due mondi si sposano alla perfezione.
In Italia siamo sempre un po restii a comprendere e ad accettare i nuovi movimenti; il Revival Tour di Chuck Ragan & co. era qualcosa di conosciuto da pochi, quindi quando siamo arrivati noi con i nostri live e le nostre compilation, la “punk police” oltranzista italiana ha mosso le sue critiche, bollando il progetto come “non punk”, non prendendo minimamente in considerazione le motivazioni che ci muovevano e che ci portano ad esibirci ancora oggi.
Quello che poi mi ha molto divertito è stato poi vedere che, a seguito dei nostri eventi, anche molti personaggi della vecchia scuola punk hanno iniziato ad esibirsi in acustico.
A quel punto “la scena” ha dovuto prendere una posizione: accettare o non accettare il punk in acustico? “Lo ha portato all’attenzione di tutti Andrea Rock di Virgin Radio, quindi è male! Ma lo stanno facendo anche Nando dei Senzabenza, Dani delle Pornoriviste e Olly degli Shandon! Ah che dilemma!” Ahahahah.
Oggi, complice la pandemia, l’acustico è stata una valvola di sfogo e una soluzione per ovviare al problema dei mancati live. Oggi abbiamo le date acustiche dei Derozer, il tour acustico dei Bull Brigade, il disco “…goes acoustic” dei Punkreas e il Bay Fest completamente in acustico. Sono tutti progetti validissimi e sono felice che sia passato il concetto che questo tipo di performance sia una valida proposta all’interno del panorama punk anche nazionale.

Se si puo? racchiudere in una sola situazione, raccontaci la piu? emozionante di tutte

L’emozione più grande la condivideremo con tutti coloro che verranno al Bay Fest quando mostreremo il nostro documentario PUNKABILITY, che testimonia il momento più intenso della nostra storia.

Prenderai parte all’edizione di quest’anno del Bay fest, puoi farci qualche anteprima?

Mi sa che l’ho appena fatta rispondendo alla domanda precedente…in più saremo presenti anche con un corner nel quale ci sarà la nostra PGA WHEEL, un gioco divertente da fare nei momenti di pausa della due giorni di festival, sempre finalizzato alla raccolta fondi per l’Isola.

Spazio libero lasciaci tutte le i info possibili!

PGA è un collettivo aperto, quindi se volete entrare a farne parte, c’è la nostra massima disponibilità. Stay together for the Kids (cit)

FOTO GENTILMENTE RUBATE DALLA PAGINA FACEBOOK DI PUNK GOES ACOUSTIC

 

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