FAVEZ: Bellefontaine Avenue

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FAVEZ: Bellefontaine Avenue

Una rock’n’roll band da Losanna, Svizzera. Accasati in Germania, ad Amburgo per la precisione. E mi stanno delicatamente cullando le orecchie, mentre scrivo queste righe: melodie rubate a Brian Adams (la prima ‘Emmanuel Hall’), riffs del migliore Billy Idol, testi stimolanti quanto quelli di Bon Jovi.
Il disco è tutta farina del loro sacco: dai testi alle musiche, dalle scelte di produzione a quelle di mixaggio. E’ stato realizzato nello studio casalingo di Yvan in avenue Bellefontaine: che fantasia, no?
Come il quartetto stesso racconta nelle interviste, in studio si sono divertiti e hanno sfogato tutti i sogni della loro adolescenza, visto che si conoscono dai tempi della scuola e che suonano assiemi da più di 10 anni.
Vi racconto alcune chicche di questo disco: il solo di un flauto laser alla Jean-Michel Jarre (‘Killer Show’) dove dovrebbe esserci un ponte di chitarra, l’assolo heavy metal più mieloso della storia (‘HeavyMetal 10′), un po’ di effetti anni ’60 (il phaser di ‘Times Were High’), il pop che mi ricorda i miei 7 anni con ‘Take On Me’ degli A-ha (‘The Light Is Coming In’), il tradizionale pezzo acustico (‘The System’).
Un calderono di Noir Desir, Fu Manchu, A-ha e tutti i gruppi rock che mi facevano saltare sul letto quando ero pischello (prima dei dieci anni) e mi piacevano pure le canzoni di Ramazzotti.

Ho un solo quesito in testa a proposito di questo disco: non sarà mica su Punkadeka solo perchè in una canzone allo zucchero filato si sente un paio di volte ‘fuck the system’?
Nulla di nuovo e tantomeno di interessante.


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