MCLUSKY: Ism

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MCLUSKY: Ism

C’erano una volta i Mclusky, band gallese che pettinava i peli del culo a suon di grunge – indie rock – punk come nessun altro, capaci di unire la furia del punk al più intellettuale rock indipendente.
Da un annetto circa purtroppo si sono sciolti, e quindi come omaggio alla loro strepitosa carriera (uno degli ultimi dischi era stato addirittura curato da Steve Albini, che incise In Utero, tanto per capirci) con una raccolta.

Essa contiene successi, b-side e unrelased, e quindi il disco rimane un bel contenitore del meglio di questa storica band. L’inizio, “Joy”, è un pugno nello stomaco che riprende l’urlo lacerante di Kurt Cobain, così come il secondo pezzo “rice is nice” anche se assomiglia più a un C-side di Incesticide. “Whoyouknow” si discosta dai primi due pezzi e porta una rabbia in stile Pearl Jam grazie alle voci distorte, ai cori alti e puliti che danno un tocco di assoluta genialità.
Quello che ovviamente si apprezza in un cd come questo è come una band abbia col tempo sperimentato nuove sonorità senza mai perdere quella rabbia e quella inclinazione al rock più estremo e dannato, ed è un vero peccato che i tre gallesi abbiano deciso di andare ognuno per la propria strada.

Ascoltando “There Ain’t No Fool In Ferguson” si capisce che forse che anche i The Hives li ascoltavano. Questo è decisamente uno dei pezzi migliori dell’album. “Undress For Success” ha una base di chitarre e una linea vocale a metà tra Rancid e The Strokes, anche se su quet’ultimi si avvicina di più “She Will Only Bring You Happiness”.

Che dire? Compratelo, se non li conoscete, penso che i fans ci avranno già pensato. Nessuno di voi, se ama il vero rock, dirà che questo disco fa schifo.


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