MELVINS: Electroretard

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MELVINS: Electroretard

La sterminata discografia dei Melvins si aggiunge di un nuovo lavoro;infatti il gruppo, in attività ormai da quasi quindici anni, ha licenziato per la Man’s Ruin questo “Electroretard”, album che di normale non ha proprio niente. Si comincia con la copertina, assolutamente imperdibile e fatta con la solita perizia dal “boss” Frank Kozik, dove coniglietti a metàtra il serial killer ed il terzo reich e orsacchiotti armati di coltello capitalizzano l’attenzione. Si prosegue con la scaletta, e qui le cose si fanno, se possibile, ancora più strane, infatti degli otto brani qui presenti solo il primo, l’allucinata e allucinante suite elettronica “Shit Storm”, è un inedito. Troviamo poi tutta una serie di cover: l’appassionante cavalcata punk degli otto minuti e oltre di “Youth of America” (ripresa dai Wipers), il rock obliquo e deviante di “Missing”, già dei Cows, e la psichedelica quanto intensa “Interstellar Overdrive” quale omaggio ai Pink Floyd più intensi. La sensazione è che la band abbia voluto con questi tre brani tracciare le proprie radici storiche e, al tempo stesso, omaggiare tregrandi nomi della musica contemporanea con una personale rilettura. A completare questo quadro dai toni forti ci pensano i restanti quattro pezzi, che non sono altro che brani del repertorio del gruppo in una nuova (edinedita) veste. Si può così ascoltare addirittura il rifacimento di “Gluey Porch Treatments”, che è la title-track del loro primo album, ma non sono dameno “Tipping the Lion” o “Revolve”. Il suono è, anche nelle cover, quello classico dei Melvins, un hard-rock-punk molto esasperato e potente che perònon è facile a definirsi. Quello che è certo è che questo è un disco molto maturo ed intelligente, proprio il genere di disco che ti aspetti da gente con più di dieci anni di musica alle spalle. Un lavoro a tratti spigoloso edifficile ma sicuramente molto interessante. Generalmente di fronte ad operazioni di “ripescaggio + cover” come queste non sarei portato a parlarnebene, ma in questo caso l’eccezione è veramente da farsi. Ancora una volta i Melvins (e la Man Ruin’s) ci regalano qualcosa di valido musicalmenteparlando.


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