THE DISTILLERS

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Potrei far finta di niente e snobbare il tutto con asettica superiorità, maera da tempo che non aspettavo un concerto con così tanta curiosità.Curiosità per Distillers, ma soprattutto per Brody (singer, ndr) e le suecapacità.

L’unica data italiana di questa tourneé si è svolta venerdì 21novembre nel ritrovato Rainbow club che, con un’impianto nuovo e uncalendario fitto di impegni, è ritornato agli antichi fasti.

Si inizia presto, con gli esordienti The Bronx a scaldare gli animi intorno alle20.30; un mezz’ora tirata e potente ma anche tremendamente scontata (nonostante la stampa estera parla molto bene di loro); credoche nessuno li rimpiangerà se non dovessimo più sentir parlare di questo gruppo.

Dopo un’ora abbondante d’attesa ecco salire sul palco la famigliaDistillers, con il neo-acquisto XXX a dar man forte alla chitarra di Brody.
La voce della ex signora Armstrong (“if you lose me you loose a good thing”canta lui…) appare subito bella e non sfigura rispetto al disco, un po’meno è la compattezza della band; non mi capitava da anni che una band diquel livello, con un contratto major in tasca, sbagliasse ben tre attacchiin 50 minuti di concerto, ma quando azzeccano l’inizio non commettonoulteriori errori e bisogna dire che i pezzi di “Coral Fang”, senza lemalizie della produzione discografica, suonano veramente bene dal vivo.

Ed è proprio questo il disco saccheggiato dalla scaletta (ne rimane fuori benpoco), mentre opposta sorte tocca allo splendido “Sing Sing Death House” eancor peggio per l’omonimo esordio, sfiorato appena. Buona la reazione delpubblico, decisamente intonato alla serata con sfoggio di creste ed arditecriniere, con pogo di contorno e applausi a profusione. Personalmente hoapprezzato “Sick of it All” e la splendida “City of Angels”, ma molti imomenti da ricordare per una serata, nel bene e nel male, fuori dai canoni.

E non son neanche le 23 quando la festa finisce, si smonta tutto quanto e lasolita rapina del locale costringe tutti quanti fuori con la possibilità dirientrare solo dietro ulteriore pagamento; inutile andare oltre, certe cosesuccedono solo da noi. Ma in fondo perché rovinarsi la serata? Il concertovaleva la pena di essere visto, Distillers sono un gruppo VERO in ogni suoaspetto e che c’era lo ha potuto vedere; tutto il resto è relativo.


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