THE OFFSPRING: Splinter

THE OFFSPRING: Splinter
A cura di   |     |  
 Scrivi un commento!
THE OFFSPRING: Splinter

Personalmente, da vecchio fan degli Offspring, aspettavo con ansia l’uscita di questo disco; la aspettavo non con l’ansia che ti fa divorare un album, ma con una certa speranza di rivincita. Sì, proprio di rivincita parlo, perchè “Conspiracy of one” era stato tutto sommato una delusione e sentivo di aver perso contatto con un gruppo che consideravo (e considero tutt’ora) una delle migliori band sulla scena punk degli anni ’90.

La copertina promette molto bene: è rappresentata una statua di canone classico che scoppia e dalla quale esce un fiore; come dire che il disco segna una rottura con i canoni del punk dei nostri giorni.. e, in effetti il disco mantiene, anche se non completamente, la sua ambiziosa promessa.

Direi che gli Offsring sono in piena fase di transizione e la cosa non può che far piacere. A mio parere un gruppo è veramente tale se riesce nel corso degli anni a progredire, ad andare avanti per cercare di assumere una personalità vera e propria e non finire nel dimenticatoio..
Nel disco potete trovare pezzi che sono vere e proprie sperimentazioni (Hit that) e pezzi che che vi faranno ricordare i vecchi tempi.
La nota più positiva del disco è il cambio di batterista, anche se non hanno ancora trovato un vero e proprio sostituto (Josh Freese ha registrato il disco e farà il tour ma non è parte fissa della band) è stato un sollievo ascoltare un batterista con un minimo di fantasia e capacità interpretativa.
Non voglio essere cattivo col povero Ron Welty ma, francamente era il batterista punk più scarso sulla piazza! Quindi rimarrete a bocca aperta ascoltando il primo solo di batteria in Long Way Home.
Intendiamoci, Splinter, non è tutto all’insegna della sperimentazione: si trovano ancora pezzi vecchio stile (The Noose, Long way home, Never gonna find me) e addirittura un pezzo che strizza l’occhio all’hardcore (Da hui).Il difetto principale del cd è di essere veramente troppo corto: 32 minuti sono già pochi e dovete pure toglierci l’intro!
Piccola nota finale ..resterete a bocca aperta ascoltando “When you’re in prison”…

Il disco si apprezza pienamente solo dopo qualche ascolto quindi non scoraggiatevi se la prima volta rimarrete delusi!!!


Cosa ne pensi?   ...Scrivi il tuo commento!

Per scrivere un commento puoi:
effettuare il Login o registrarti
 
o compila i seguenti campi: