VALENTINES: Life Stinks

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VALENTINES: Life Stinks

Un gruppo dall’esordio fulminante come i Valentines ed un nome come quellodi Daniel Rey in cabina di regia sono biglietto da visita decisamente fuoridal comune per “Life Stinks”, seconda prova dei quattro bolognesi.

E, saràforse banale scriverlo, non si resta affatto delusi dagli undici pezzi chelo compongono, a partire dall’attacco micidiale di “I really Die if You WantTo”, bomba rock’n roll che evidenzia fin da subito il progresso deiValentines, splendidamente capaci di mischiare rock e punk creando un suonosenza tempo, capace di riportarci ai seventies senza dimenticare che da quel(grande) periodo son passati trent’anni.

Si diceva di Daniel Rey: hainfluito molto sul risultato finale?
Se ragioniamo in termini di adattamentoe stravolgimento del marchio di fabbrica Valentines no, d’altra parte quelloche rivoltò i Ramones come un calzino era Phil Spector non lui, ma non èquesto il suo ruolo.

Si è “semplicemente” limitato a spingere al massimo lecapacità del gruppo, fornendo le motivazioni per dare il 120%, ed in questoil suo apporto è stato evidente.
Qualche arrangiamento ci sembra figliocciodei quattro di Forest Hills, ma forse è solo (auto)suggestione, quello cherimane sono una ritmica basso-batteria tanto contenuta e precisa quantomicidiale, un Mars alla chitarra in stato di grazia e Vale che ha aumentatol’espressività della sua ottima voce raggiungendo livelli da “crooner delpunk rock”, e pezzi come “Listen” e “Life Stinks of Human Beings” stanno lia dimostrarlo.

Io dico che come loro in Italia non c’è nessuno, e un po’ cidispiace perché se fossero nati a New York sarebbero già sulle copertine dimezzo mondo, ma se pensate che io stia esagerando forse dovete soloascoltarli: chissà mai che dopo…


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