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Cronaca di un Vecchio Son ferito : La parola a Steno dei Nabat .

Cronaca di un Vecchio Son ferito : La parola a Steno dei Nabat .
Nabat sul palco con Balestrino (Klasse Kriminale). Foto di Matt Murphys

Il Vecchio Son è un centro culturale che sorge nel quartiere di San Donato a Bologna. Nasce nel 1998 da un’idea di Stefano Cimati , Steno (vocione dei Nabat) per tutti , e di alcuni suoi amici .

Questa realtà che ha l’obbiettivo di supportare la musica in tutto il suo percorso evolutivo , ha visto nascere e consolidarsi numerose bands all’interno delle sue sale prova dando poi loro la possibilità di registrare e anche di esibirsi nell’area dedicata ai live . L’intento principale di un centro di aggregazione come questo è la lotta all’esclusione sociale e a ciò che ne deriva garantendo , soprattutto ai più giovani , corsi di musica e danza .

Qua il link per sostenere il Vecchio Son : https://www.gofundme.com/f/non-c039e-spazio

  • Ciao Steno, raccontaci un po’ cosa sta succedendo al Vecchio Son.

Al momento ci troviamo in una situazione piuttosto difficile, a causa di tante promesse fatte dal Comune di Bologna e dal quartiere San Donato, il luogo in cui ha sede il Vecchio Son, che non sono mai state mantenute. Per non dilungarci troppo, comune e quartiere esigono il pagamento di esose somme (ingiustificate) relative ad affitti e altre spese, nonostante gli accordi fossero, da sempre, stati altri.

Senza contare gli effetti che la pandemia ci ha causato, riducendo quasi al nulla tutte le nostre solite attività.

Inoltre, il Vecchio Son non può ricevere nessun tipo di sussidio, come spetta alle associazioni di questo tipo, data questa situazione irrisolta.

  • Pensi ci sia un accanimento nei tuoi confronti e verso l’associazione culturale di cui sei presidente?

Sinceramente penso di si. Noi abbiamo sempre cercato di lavorare per la cultura, per la musica e per i giovani del nostro quartiere, offrendogli un’alternativa per stare alla larga da situazioni poco piacevoli. Questo è sempre stato il nostro obiettivo primario, non ci siamo mai preoccupati di dover creare un’immagine particolare del Vecchio Son, né di stabilire determinati legami con le istituzioni. Tuttavia, questo nostro approccio ha sicuramente definito la nostra esperienza, specialmente negli ultimi anni.

  • Com’è cambiata Bologna ed in particolare il quartiere di San Donato in confronto agli albori del Vecchio Son?

Bologna è ovviamente cambiata nel corso del tempo, forse già da prima dell’arrivo del Vecchio Son, nonostante sono 21 anni che risediamo ed operiamo in San Donato. Anche il quartiere stesso ha subito molti cambiamenti, probabilmente oggi è la multiculturalità la sua principale caratteristica rispetto ad un tempo. Tuttavia, le condizioni di vita sono sicuramente peggiorate nel tempo, quindi si, il cambiamento c’è stato, ma non in positivo.

  • Pensi che negli ultimi anni nel nostro paese ci sia stato un piano di repressione culturale? (Per esempio gli sgomberi dell’Atlantide e Xm24 nella tua Bologna)

Si, lo penso. Diciamo che un certo tipo di cultura non è stata presa in considerazione, rispetto ad un’altra, un po’ più “di facciata”. Per cui ci sono due pesi e due misure differenti e, ovviamente, il tipo di cultura che si fa al Vecchio Son, così come in altri spazi ormai non più operativi, purtroppo, appartiene alla tipologia più trascurata.

  • Secondo te, in un periodo storico come questo,  in cui lockdown e semi libertà varie spesso costringono a solitudine e depressione , che ruolo giocano gli spazi di aggregazione come il Vecchio Son?

Credo che se potessero stare aperti giocherebbero sicuramente a beneficio delle persone. Anche noi, nonostante con qualche attività siamo ancora operativi, non riusciamo più a realizzare la totalità delle nostre iniziative. Abbiamo tante idee e tanti nuovi progetti, che in momento di silenzio come questo servirebbero un po’ da “ripresa”. Quindi si, farebbero molto comodo ma… andatelo a dire a Conte Giuseppe!

  • Come immagini la vita di tante persone , e per prima la tua , senza il Vecchio Son?

Questa è una domanda un po’ particolare. Avete presente quando si deve elaborare il lutto di una persona che è stata molto vicina per tanto tempo? Che so… una fidanzata che vi lascia dopo tantissimi anni di relazione. Nonostante i paragoni un po’ assurdi, penso possano ben esprimere come potrei sentirmi in una vita senza il Vecchio Son.

  • Sdrammatizziamo : Com’è stato “fare i Nabat” in acustico ? 

I Nabat acustici è una cosa che non risulta essere poi così lontana dai Nabat elettrici. E’ un’idea che ci è venuta per fronteggiare i problemi e le limitazioni causati dalla situazione del Covid. Di fatto, invece di essere in piedi siamo seduti, e già questa è una cosa molto strana per noi, la batteria è minimale, c’è solamente il charleston con il rullante, ed in più c’è l’armonica, che io solitamente non suono nei Nabat elettrici. Tuttavia le chitarre ed i bassi sono, a grandi linee, i soliti. Non si tratta di un vero e proprio acustico, direi piuttosto un semiacustico per poter sopravvivere. Comunque è stata un’esperienza positiva, che va avanti e che ripeteremo ancora. Non sarà la dimensione elettrica a cui siamo affezionati e che vogliamo tornare a fare, ma è già un’alternativa discreta che permette di divertirsi, almeno.. noi ci divertiamo!

  • Steno , qua sotto hai carta bianca per aggiungere qualcosa o puoi pure fottertene e non dire nient’altro .

Approfitto di questo spazio per ringraziare PunkaDeka e tutte le persone che ci sono vicine e che ci aiutano, abbiamo ricevuto tantissima solidarietà. Un grande abbraccio circolare a tutte le persone che vogliono bene al Vecchio Son, che vogliono bene ai Nabat, per noi siete dei fratelli! Noi siamo vivi soprattutto perché ci siete voi, grazie.

Vecchio Son : Difendi la Musica!
Nabat sul palco con Balestrino.
Foto di Matt Murphys
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