“The Blood And The Sweat – the story of Sick Of It All’ Koller brothers” – Recensione di Andrea Rock

Ospiti durante la su diretta IG “Il punk ai tempi del Covid” , abbiamo chiesto ad Andrea Rock di parlarci dell’autobiografia dei Sick Of It All, uscita ad inizio agosto per la casa editrice indipendente Post Hill Press.
Promessa mantenuta, ecco la sua recensione! 

 

Autori: Lou Koller, Pete Koller with Howie Abrams

Titolo: “The Blood And The Sweat – the story of Sick Of It All Koller brothers”

Edito da: Post Hill

Lingua: inglese

Pagine: 333

 

“The blood and the sweat” è la prima autobiografia ufficiale dei Sick Of It All, leggendaria hardcore band newyorkese formatasi nel 1986. E’ scritto in inglese, ma risulta facilmente comprensibile anche da parte di  coloro che hanno una conoscenza media della lingua.

Le oltre 300 pagine del libro consegnano ai fan la band così com’è, al 100% e senza artifizi stilistici, prosaiche divagazioni o fraintendimenti; il libro infatti si presenta come un susseguirsi di dichiarazioni dei fratelli Pete e Lou Koller, coadiuvati in alcuni momenti dagli altri membri della band, dai familiari e dai colleghi musicisti incontrati negli anni.

Se dal punto di vista del formato questa scelta lascerà scontenti i lettori più esigenti sotto il profilo testuale, dal punto di vista del contenuto non potrebbe esistere nulla di più aderente a quello che questa band rappresenta e comunica da 34 anni a questa parte.

Il libro scorre via velocemente, a volte anche senza troppa soluzione di continuità con le vicende narrate e con quella che potrebbe essere una didascalica cronistoria del gruppo. Chi conosce i SOIA sa che questo atteggiamento è lo stesso che ci consegnano dal palco: Lou non abbassa mai il tono di voce, nemmeno per interagire col pubblico tra un brano e l’altro. Questo è da sempre l’atteggiamento caratteristico della band del Queens che ha sempre rispettato i loro supporter dimostrando coerenza e sincerità.

Il live set dei SOIA è da sempre un pugno in faccia, accompagnato dal sorriso sprezzante di chi proviene dalla Grande Mela e questa pubblicazione cartacea rispecchia in toto la loro attitudine.

I racconti degli episodi più divertenti si alternano alle situazioni tese vissute in tour, il tutto però sempre senza scadere in prolisse riflessioni da “santoni” della scena hardcore mondiale.

I fratelli Koller si tolgono anche qualche sassolino dalla scarpa nei confronti di alcune band, locali e personaggi del music business con i quali si sono ritrovati inevitabilmente a contatto negli anni.

In conclusione, il libro è dedicato esclusivamente a coloro che già conoscono la band e che non amano le rockstar che si parlano addosso, autocelebrandosi.

Personalmente, sono fan del gruppo dal 21 anni e li ho visti dal vivo quasi una trentina di volte; possiedo la loro intera discografia, ho il ritornello di “Good Lookin’ Out” tatuato sulla coscia e non riesco ad immaginarmi fuori dal pit quando salgono sul palco. E’ stato quindi per me molto difficile scrivere questa recensione in maniera oggettiva e con il giusto distacco professionale. Questa dichiarazione finale era doverosa e necessaria.

 

Grazie mille Andrea!

 

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