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THE BOMBPOPS : Death in Venice Beach

Pop-punk dalle finiture allegre e vivaci ma testi oscuri e introspettivi: è questa la miscela di “Death in Venice Beach”, il secondo album dei The Bombpops uscito Venerdì 13 Marzo per Fat Wreck Chords.

Con una copertina che omaggia lo scenario iconico di Los Angeles, richiamando la magia di Hollywood i The Bombpops iniziano ad alzare l’asticella affidandosi già nell’artwork alle esperte mani di Mark deSalvo, autore di copertine iconiche degli anni 90 come Let’s talk about feelings, Heavy Petting Zoo, Making Friends, Just on more (solo per citarne alcune).

Oltre a quella di Mark deSalvo, la band decisa a voler tirar fuori un album compatto e con un maggior carattere, si avvale anche dell’esperienza di Fat Mike, Yotam Ben Horin e Chris Fogal durante le fasi di registrazioni.

Basterebbe questo per capire che il nuovo album presenta una crescita rispetto al primo lavoro, ma la vera chiave di quest’album sta soprattutto nella narrativa più approfondita. Come affermato dalla band stessa durante un’intervista: “Sotto le sembianze del pop punk, la band mira a spargere la luce su alcuni temi piuttosto oscuri. L’idea è che puoi trovare la bellezza ovunque, anche nel luogo in cui non dovrebbe esistere”.

L’album che sembra impostato sullo scambio di esperienze e racconti di vita tra due amici, mantiene una vena pop punk su tutti e 12 i pezzi, e si arricchisce di diverse sfumature che gli danno quel tocco più personale.

Lasciano subito il segno i graffi rock in stile anni 90 di “Dearly Departed” in cui vengono citate le famose coppie dagli amori infelici: (J.F. Kennedy e Marilyn Monroe, Sid e Nancy, Andy Warhol e Brigitte Bardot); più profondi invece quelli di “Zero Remorse” che spinge l’ascoltatore a mettersi in gioco, a rischiare tutto ma soprattutto ad avere zero rimorsi per ciò che si è fatto.

Nel mezzo il sound più malinconico di “Doulbe Arrows Down” accende i riflettori sui problemi che deve affrontare chi soffre di diabete. Un testo autobiografico, in quanto fa riferimento a una reale crisi diabetica che Poli Van Dam ha dovuto affrontare durante un tour. Un episodio che l’ha resa ancora più consapevole di quanto sia importante portare l’argomento agli occhi del grande pubblico in modo più diretto attraverso una canzone, che anche musicalmente regala senza dubbio uno dei tocchi più belli dell’album.

Segue la più armonica ed energetica “Notre Dame” (singolo di debutto) che fa forza sulle voci congiunte delle co-frontwomen, Jen Razavi e Poli Van Dam. Ci rimanda al disastro che ha colpito la cattedrale nel 2019 come metafora di quel destino nel quale niente è sicuro, incluso i luoghi sacri.

Nell’adolescenziale tema di “Sad To Me” si fa spazio il basso di Neil Wayne, mentre in “13 Stories Down” sono le percussioni di Josh Lewis a mostrare il carattere più punk della band. E a proposito di punk, un ghigno che sembra ricordare i Bad Religion traspare in “Can’t come clean”. Entrambe le canzoni affrontano il tema dell’alcolismo in un modo più introspettivo, andando a scavare nei problemi che l’abuso di alcool può causare. Nel mezzo le rockeggianti “Blood pact” e “In the Doghouse” mostrano tutta la grinta della band.

Ultimi due pezzi meriti di particolare attenzione sono “Radio Silence” per la voce e i riff melodici in grado di regalare un’immagine molto più allegra sebbene il testo sia abbastanza angosciante. E infine l’allegra “House on Fire” con la sua intro al pianoforte che sembra tirata fuori da Home street Home. I riff di scuola Nofxiana ci aprono le porte di una casa in cui il bizzarro mondo dell’amato Fat Mike diventano semplice normalità.

Si chiude su note molto melodiche con il paranormale di Southbound Stranger“, in cui si racconta la storia del fantasma di una donna che perseguita gli ospiti del Motel in cui trovò misteriosamente la morte.

Curiosa coincidenza ha voluto che l’album, ispirato al romanzo di Thomas Mann “Death in Venice”, ambientato a Venezia durante la pandemia di colera del 1911, fosse pubblicato proprio a ridosso dei giorni in cui il Covid-19 veniva dichiarato pandemia mondiale. Bloccato dunque il tour di supporto, al ritorno alla normalità l’album potrebbe scomparire tra le tante uscite discografiche. Io vi invito a dargli un ascolto e ove possibile supportare la band, perché è un album che non solo vi rallegrerà con le sue melodie e i suoi ruggiti, ma troverà il modo di farvi riflettere attraverso i suoi temi taglienti e significativi.

1. Dearly Departed
2. Double Arrows Down
3. Zero Remorse
4. Notre Dame
5. Sad to Me
6. Can’t Come Clean
7. Blood Pact
8. In the Doghouse
9. 13 Stories Down
10. Radio Silence
11. House on Fire
12. Southbound Stranger

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