Contemporaneamente alla comparsa dei primi punk a Milano, nascono anche qui le prime punkzine, delle “riviste” dalla grafica nuova e rivoluzionaria che parlano soprattutto di musica, ma anche di società, cultura e politica, riferiti all’ambiente controculturale.
Capitolo Terzo
Parte Seconda
I vocaboli fanzine e punkzine troppe volte usati come sinonimi, esprimono invece due realtà molto diverse.
Il termine “fanzine” nasce dalla fusione dei due termini inglesi “fan” (=appassionato, tifoso, seguace) e “magazine” (=rivista) e quindi rappresenta qualcosa di vago e non ben precisato.
Queste riviste si rifanno comunque al soggetto in termini di divismo e di ammirazione, appunto il fan.

Un elemento chiave della punkzine è quello della self- communication, cioè l’auto appagamento, la crescita personale, la nascita di un dialogo con se stesso, che porta l’individuo a interessarsi di una serie di problemi e fatti sociali di cui prima non si era mai occupato.
Di solito le punkzine sono prodotte da un gruppo molto ristretto di persone, o addirittura da una sola persona che si occupa di scrivere gli articoli, fare e trascrivere le interviste, fare le fotografie e i disegni, stampare e fotocopiare la rivista, assemblare le copie, distribuirle e venderle.

La punkzine è caos espressivo, creatività libertaria senza compromessi e mediazioni politiche.

Nel gennaio del ’78 cambia nome e diventa “POGO”, dal famoso ballo punk.
Non cambia solo il nome, ma anche la grafica e i contenuti che si avvicinano sempre più all’universo punk.
E’ il primo esempio di rivista con uno stile radicalmente nuovo e gli argomenti trattati sono influenzati dal movimento del ’77 e dai Circoli giovanili.
Ma c’è molto spazio per la musica ed è proprio questo a interessare maggiormente i punk.
“Pogo”, infatti, è la prima rivista in Italia a pubblicare integralmente in Italiano i testi delle canzoni dei Sex Pistols, dei Clash, delle Slits.

Gli articoli spaziano dalla musica, interviste a gruppi musicali punk italiani e stranieri, ai problemi pratici che deve affrontare un giovane che si avvicina alla pratica punk: come “assemblare” un vero e proprio vestito punk senza spendere molto, come formare una band e naturalmente tutta la pratica dell’imperativo del “fai da te”, il “do it yourself”. (D. I Y.)
Di “Pogo” usciranno solo tre numeri.

Lo stile grafico è più essenziale e originale; i contenuti sono molto più pungenti e critici; si parla meno di musica, ma si dà ampio spazio alla trattazione dei problemi legati alla condizione dei punk italiani.
Si sottolinea che il punk italiano ha una propria identità, diversa dal modello inglese.

Il punk italiano è molto più politicizzato e irriverente in quanto non si limita alla semplice provocazione ma è una radicale scelta di vita alternativa.
Nel primo numero, in un’editoriale firmato da Rosso Veleno si legge: “La PROVOCAZIONE è ben altra cosa, non il costume del sabato o la discoteca- ghetto. E’ l’ATTITUDINE, come vivi da quando apri gli occhi la mattina a quando li richiudi la notte.

..e allora chi continua a parlare di punk e perché?! Chi ne parla è un estraneo, altrimenti avrebbe vergogna a usare una parola inventata da altri per inscatolare/soffocare/definire chi questa cosa se la vive e basta, qualsiasi nome abbia. [2]“
Ma una vera e propria fanzine politica italiana uscirà solo nel 1981, a Bologna, intitolata “Attack”.
La pubblicazione doveva servire a informare e rendere noto ciò che il monopolio della stampa cerca di nascondere.
L’editoriale dichiara:

Perciò questa punkzine come informazione in primo luogo e come lotta alla misinterpretazione del punk, perché nessuno meglio di noi può dire ciò che noi siamo”.

Con Attack si apre un nuovo periodo in cui nasceranno molte altre punkzine proprio perché i tempi sono ormai maturi ed è giunto il momento di parlare direttamente, “da punks a punks”, come si legge su “kill your pet puppy”, una importantissima punkzine inglese.



