INDEPENDENT DAYS 2005

INDEPENDENT DAYS 2005
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E’ ormai evidente a chiunque segua da un po’ di anni le vicende di questo importante festival estivo, che negli ultimi anni ha perso un po’ quella tipica connotazione punk che aveva all’inizio, in favore di sonorità più rockeggianti e con un occhio rivolto alle novità in ambito post-rock et similia…detto questo risulta quindi evidente che i gruppi di maggior interesse per una webzine come questa si riducono a pochi -anche se altisonanti- nomi.

Su tutti spiccano ovviamente i Social Distorsion, il motivo principale per cui la maggior parte della gente è qui già nel pomeriggio; altro grande motivo sono i Bad Religion che la sera divideranno nettamente in due il pubblico: i fans dei Subsonica giunti nel tardo pomeriggio solo per i loro idoli nell’arena, e quelli più avvezzi a sonorità punk nel tendone dell’Estragon.

Sinceramente non so ancora cosa pensare di questa divisione, effettivamente preferivo quelle edizioni in cui il gruppo headliner era lì per tutta la gente convenuta (ad esempio le edizioni passate con Rancid, Manu Chao…), invece di cercare di ottenere un’affluenza maggiore giocando sulla presenza di gruppi così diversi tra loro. D’altronde questo è quello che quest’anno ci è toccato, quindi vediamo com’è andata la giornata per quei pochi gruppi che potessero attirare l’attenzione di Punkadeka.


Appena arrivati, sul palcone c’è un gruppetto che fa timidamente mostra di sè, e inizia il concerto con qualche arpeggio, molto in sordina, quasi timidamente…un’occhiata al programma mi fa strabuzzare gli occhi…sono i Meganoidi, che nel giro di qualche minuti partono con un post-rock tanto pretenziosamente intellettuale quanto noioso. Vogliono prendere le distanze dalla leggerezza di un tempo, ce la fanno anche, ma l’unico risultato che ottengono con questa loro nuova direzione è quello di annoiare tutti. Sono ormai lontani e persi nella memoria i tempi in cui facevano ballare tutta l’arena con canzoni stupidelle come Meganoidi o Supereroi vs. municipale; stupidelle si, ma sicuramente meglio di queste nuove nenie insopportabili. Ridateci le canozni stupidelle ma divertenti!


Dopo di loro è ora di trasmigrare al tendone Estragon perchè sta per salire sul palco uno dei gruppi migliori della scena punk-rock’n’roll italiana: i Peawees; oggi sono carichissimi perchè subito dopo di loro ci sono i Social Distorsione, e anche loro non se li vogliono perdere…iniziano subito a manetta con uno dei miei pezzi preferiti del loro cd: , e nella mezz’ora a loro disposizione esalteranno i tantissimi presenti con una sfilza di pezzi tratti dall’ottimo Dead end city compresa l’eccezionale cover di Runaround sue.

La scaletta è intervallata da un paio di pezzi nuovi che lasciano presagire l’uscita di un prossimo cd…sulle note della doppietta Cause you donpt know me e della cover finale che no ho riconosciuto ci salutano e il tendone si svuota totalmente lasciando i Marsh Mallows a sistemare il palco per la loro esibizione, chissà com’è andata… io e quasi tutti i presenti ce ne siamo andati al main stage ad assistere al vero e proprio evento della giornata.


Mike Ness sale sul palco tra le ovazioni del pubblico, tamarro al punto giusto: canottiera nera, occhiali scuri, tatuaggi bene in vista, aria da duro, e classe da vendere parte con un paio di pezzi dall’ultimo, grandioso Sex, love and rock’n’roll e quando arriva Highway101 il concerto comincia veramente a prendere quota, la gente impazzisce ad ogni attacco di canzoni e ogni dichiarazione di Ness viene accolta con un’ovazione…ad un tratto viene fatto salire sul palco un ragazzo (Mike aveva chiesto “il membro più giovane dell’audience” e sul palco è salito un 19ennne…mah) a cui viene fatto un discorso sulle nuove generazioni e sugli errori di quelle vecchie, a conclusione del quale viene sparata Prison bound…e ancora Nickel and dime, Mommy’s little monster, i wasn’t born to follow, Don’t take me for granted; i brevi doscorsi tra un pezzo e l’altro ci fanno capire perchè Mike Ness è un mito, e il cantante dei Good Charlotte coi suoi discorsi patetici (vedi recensione dello Sziget Festival) risulta solo fastidioso. Ness quando dice qualcosa, sembra lo dica proprio a te, ti scalda il cuore anche se sta parlando a 10.000 persone, e poi parte con I fought the law e tu non puoi fare altro che impazzire, e se poi è seguita dalla conclusiva Story of my life, gli occhi si inumidiscono e ci si rende conto che si sta prendendo parte ad un evento che non verrà mai cancellato dalla memoria dei presenti. Speriamo tutti di rivedere i Social distortion, gli headliners morali della giornata, in un contesto più consono, come promesso da Ness durante il concerto.


Dopo di loro Skin ci da l’opportunità di andare a mangiare, e solo la curiosità ci spinge a tornare al main stage per l’esibizione dei Queens of the stone age; il concerto inizia con una Gone with the flow che a stento si riesce a riconoscere perchè Homme sbaglia a prendere la nota all’attacco, e fino al ritornello resta irriconoscibile…poi però la macchina parte e il pubblico sembra gradire. Il suono è potente, compatto, non sapevo ci fosse anche una tastierista, il suono della tastiera da più spessore alla band, la gente partecipa, vorrei restare a vedere come va a finire ma inderogabili impegni mi spingono via dal main stage. Un buon concerto, anche se lontano da quelli che sono i miei gusti musicali. E veniamo all’evento della serata:


Tra le bestemmie del pubblico, con 40 minuti di ritardo salgono sul palco i grandissimi Bad Religion e il tendone Estragon pieno all’inverosimile impazzisce letteralmente: partono Sinister rouge, 21st century digital boy, atomic garden ed è impossibile stare fermi, una scaletta INCREDIBILE che va avanti e indietro nella lunga carriera della band e frantuma letteralmente qualsiasi tentativo di resistenza da parte del pubblico. La stanchezza della lunga giornata si fa sentire (più due giorni di rock in Idro), ma con i BR è impossibile non gettarsi in un pogo forsennato appena attacca Los Angeles is burning, dopo la quale arrivano anche Generator e Against the grain e il concerto si chiude nel delirio totale. Tutti sanno però che lo show deve continuare, perchè non si può chiudere senza Punkrock song e la finale American Jesus che chiude la serata in maniera trionfale. Spettacolari!


Un altro Independent Days se n’è andato, e con esso l’estate…come dicevo la componente punk del festival è andata diminuendo rispetto agli anni precedenti, eppure concerti evento come quelli di Social Distorsion e Bad Religion hanno dimostrato che è proprio la componente punk del festival quella più vitale, con gente disposta a comprare il biglietto e a fare centinaia di kilometri solo per vedere un solo gruppo; un amore per la musica riscontrato raramente, speriamo che gli organizzatori se ne rendano conto e decidano di tornare ai fasti passati, quando sullo stesso palco potevi vedere Manu Chao, ska-P, Mad Caddies e Banda Bassotti (quindi con una certa omogeneità musicale) e la gente riempiva l’arena con entusiasmo invece di trascinarsi stancamente dall’arena al tendone Estragon per scappare a concerti a cui non voleva assistere.


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