INDIEBOX COMPILATION VOLUME 1

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INDIEBOX COMPILATION VOLUME 1

Anche la Indie Box come qualsiasi etichetta che si rispetti arriva all’agognato momento della compilation istituzionale.
Nata pochi mesi or sono la Indie Box Records si è voluta cimentare in un progetto quasi unico per la realtà musicale italiana: prendere rinomate e ottime band della scena punk rock internazionale e nostrana mettendo accanto giovani ma promettenti band dell’underground nazionale per dargli una vetrina ed una possibilità di farsi conoscere unica.
L’impresa era ardua (sbattersi per ottenere 58 licenze non è fatica da poco!) ma il risultato è decisamente ottimo.

Recensire una compilation è gia di per se qualcosa di frustrante perché ogni singolo pezzo meriterebbe di almeno una considerazione o un commento, recensire una compilation con ben 2 Cd per complessive 58 canzoni è un’impresa a dir poco titanica per cui chiedo scusa sin d’ora ai lettori.

Ma veniamo al sodo ora. La compilation si apre con un pezzo tirato in chiaro stile melodic hc degli americani “A Wilhelm Scream” che mettono in chiaro una cosa: hic punk rock est! La band Nitro passa la palla ai loro compagni di etichetta, i Rufio, che sebbene scioltisi da pochi mesi, partecipano con un estratto da “The comfort of home”.
Dopo di loro i Fonzie che sebbene abbia sempre trovato la loro musica inconsistente partecipano con un pezzo punk rock dall’ottima melodia per cui mi sento di promuoverli a pieni voti.
Dopo di loro sfilano i padroni di casa “L’invasione degli omini verdi” con “Irrangiugibile” estratto da “Contro” e a seguire gli ottimi Forty Winks sui quali mi sento di spendere ben poche parole essendo loro una delle migliori Punk/Rock band italiane in circolazione. Medesimo discorso vale per i Sun Eats Hours che mettono in tavolo “Cracked Circle”, una delle loro canzoni più potenti. Si torna a giocare in casa con i Pig Tails con “Rotten kids” sui quali mi sento decisamente di scommettere per il prossimo futuro. Dopo di loro è il turno dei Viboras, una delle band a mio avviso più sopravvalutate della scena italiana che visti gli investimenti pubblicitari dello scorso anno con una mezza tabellare su tutti i principali giornali musicali italiani hanno avuto un ROI oserei dire irrisorio. Non basta essere la brutta copia di qualcuno per guadagnarsi la stima dei fans, memento pueri!
I Jet Market della Indelirium Records rispendono all’appello con una delle loro classiche potenti skate-punk song seguiti dai Question Marks che propongono una ottima melodic hc song che mi fa cambiare decisamente opinione dopo un discutibile e discusso split di qualche anno fa. Il disco poi continua con una carrellata di ottime canzoni di bands nostrane sulle quali però non mi soffermerò per rispetto nei loro confronti.
La qualità espressa da questi gruppi e l’impegno che si sente trasudare dalle loro tracce è veramente encomiabile ma soprattutto di altissimo livello, citare alcune bands a scapito di altre sarebbe assolutamente ingiusto. L’unico cosa che mi sento di fare è tributare un sentito plauso, questa è l’ennesima dimostrazione di come nel nostro paese si possa fare della musica di altissimo livello.

Il secondo disco si apre con i mitici MXPX, verso di loro nutro un affetto particolare e nei miei occhi è ancora vivo il concerto al mitico Backstage di Munchen con duecento persone (capienza locale 180 persone) assiepate sotto il palco: ottima band e ottimo pezzo.
Dopo tocca ai loro compagni di etichetta su Side One Dummy, American Eyes, con una ottima power-pop song (non una di quelle cagate che ora spacciano per Power pop), orecchiabile e melodica al punto giusto. Lo ska-core sale prepotentemente alla ribalta con gli Elvis Jackson, una delle migliori ska band in circolazione che per chi come me ha amato col cuore e con l’anima una sacra band come i Sublime (e soprattutto non se li è potuti vedere perché due giorni prima del concerto Bradley è passato a miglior vita!) non può non apprezzare.
Probabilmente se fossero americani e non sloveni in Italia ( e nel mondo) sarebbero molto più apprezzati. Il Punk rock ritorna però subito protagonista con le Cattive Abitudini sui quali pendeva prima di questo pezzo un pesante mio pregiudizio visti i loro passati in una delle peggiori band del Punk Italiano. Con questo pezzo si riscattano pienamente. Dopo di loro due pezzi della storia del punk italiano dicono la loro e troviamo la Banda Bassotti con un estratto dall’ultimo album “Vecchi cani bastardi” e i Klasse Kriminale con “Loro” in cui rivive chiaramente l’anima del grande Joe. Gli ST.P. partecipano con il loro classico street rock passando subito dopo il testimone ai giovani DDR con un estratto dal loro primo e fortunato full-length “Urlo” che tanto ha fatto discutere su queste pagine trasformando Punkadeka in una Novella 2000 del punk.
L’HC italiano non poteva assolutamente mancare e come testimoni del genere partecipano i Nettezza Umana con un pezzo che sembra uscito dai gloriosi anni ’80. Dopo è l’ora dei Gerson con il loro singolone “Il miracolo” che li ha portati ad essere la rivelazione degli ultimi mesi della scena (con una partecipazione al glorioso Punk Italia Festival di Berlino) seguiti dai Junior con una poppettosa ma altrettanto gustosa “Rock Star”.
Il ritmo però torna subito ad essere elevatissimo con l’ultima scoperta di casa Wynona, i The Rituals, che non mi stupirebbe veder presto contesi da rinomate punk label americane: talento ne hanno, grinta non ne parliamo, l’unica cosa che gli manca è un pubblico competente che li possa apprezzare, ma questo è un altro discorso. Il disco poi continua come nel primo cd con altri venti pezzi di giovani band italiane divise tra punk rock, hc melodico e alcuni passaggi anche nello ska-core.

Da sempre ho creduto nelle grandi qualità della nostra scena musicale molte volte bistrattata dagli addetti ai lavori ma sfortunatamente anche dall’esterofilia del pubblico italiano che non si toglie dalla mente il pregiudizio che “se è americano è meglio”.
Probabilmente questa compilation non riuscirà ad estirpare dalle vostre menti questo cancro ma almeno vi darà la dimostrazione (l’ennesima) di come anche noi possiamo dire la nostra. Se continuiamo a pensare che i nostri festival punk debbano essere monopolio di band estere (non mi capacito ancora di come sul palco dell’Idroscalo siano potute salire ed essere acclamate band come All American Rejects, My chemical Romance o Funeral for A Friend mentre band come La Crisi, Stinking Polecats sul palco piccolo) questa situazione sarà dura a morire.

Un grande plauso alla Indie Box che se tutto ciò non bastasse ha messo sul mercato la compilation a prezzo politico in cui troverete (ripetite iuvant) ben 2 cd e 58 canzoni. Spero presto di potervi parlare del secondo volume di questa etichetta! Complimenti ragazzi, continuate cosi!
Voto : 9 (The real punk rock riot)


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