INFALL: Da Novara un nuovo interessante progetto Post-Hardcore

INFALL: Da Novara un nuovo interessante progetto Post-Hardcore
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Con “Nitecomes” gli Infall si presentano al grande pubblico, un EP ricco di adrenalina ed emozioni contrastanti che colpiscono forte sin dalle prime battute. Li abbiamo intercettati e scambiato quattro chiacchere con loro per conoscerli meglio.

Ciao ragazzi, piacere di avervi sulle nostre pagine innanzitutto. Partiamo dalla fonte, ossia raccontandoci per filo e per segno quanto accaduto dal 2014 – anno di nascita – a oggi in casa Infall.
Un saluto ai lettori di Punkadeka! La nostra line-up si è completata a inizio 2014 e le composizioni dell’EP sono terminate verso luglio. Nonostante ci fosse la possibilità, abbiamo deciso di non fare live da subito per concentrarci sugli arrangiamenti, sulla coesione e l’esecuzione dei brani. Per orientarci in un percorso a noi relativamente nuovo come il math/post-hardcore, in estate abbiamo registrato con i mezzi a disposizione delle pre-produzioni per correggere e imparare definitivamente le linee dei singoli e talvolta anche per completare alcune parti mancanti. A settembre 2014 abbiamo registrato l’EP “Nitecomes” nello studio A dell’Accademia Del Suono di Milano e a inizio 2015, dopo un anno d’incubazione e altri due-tre pezzi finiti, ci siamo ritenuti pronti per cominciare l’attività live. A luglio abbiamo firmato per This Is Core Records mentre il 25 settembre scorso è stato pubblicato l’Ep… E ora eccoci qui!

Le vostre esperienze artistiche passate hanno influito nel vostro modo di percorrere questa nuova avventura? Ve lo chiedo perché arrivate da due situazioni ben distinte: una hardcore oriented e l’altra più incline al metal. Come avete unito il tutto?
E’ stato tutto abbastanza naturale. Nonostante i singoli componenti arrivassero da background musicali molto diversi, sin dalla prima prova abbiamo capito che c’era compatibilità di sound ed esecuzione, grazie anche al fatto di aver tutti qualche ascolto o preferenza in comune. E’singolare che, pur arrivando (a due a due) da gruppi e realtà differenti, avessimo tutti l’intenzione di cominciare un progetto simile, ben consci che sarebbe stato difficile completare una line-up. E invece siam stati fortunati!

In un caso come il vostro, ossia quello di una band math-core, qual è il punto principale sul quale lavorare pensando a un brano: l’energia che dovrà scatenare o la metrica/songwriting?
Allora, di base noi componiamo a struttura “libera”, nel senso che non applichiamo quasi mai una scaletta “pop” alla canzone. Partiamo da un’idea e la evolviamo secondo un processo “deduttivo”, arrivando talvolta a creare pezzi che non si ripetono quasi mai come “Banally” oppure a comporne altri che, ovviamente secondo noi, funzionano ma hanno una struttura scarnissima, come “The Fib”. Ciò che sta alla base di questa idea, per rispondere alla domanda, sono le intenzioni. Il pezzo deve rispecchiare nella struttura, nella velocità e nelle metriche quello che desideriamo trasmettere e in effetti questo processo deduttivo, non programmato, di stesura è fondamentale perché non ci vincola a sottostare a delle regole, ma ci permette di plasmare il pezzo liberamente per ottenere l’effetto desiderato.

Arriviamo a parlare di “Nitecomes”, un EP d’esordio che poi tanto EP non è con ben 7 brani al suo interno. Ci raccontate ogni curiosità inerente alla nascita e sviluppo di questo lavoro?
Come detto “Nitecomes” è un EP di sette brani, il primo dei quali però è un intro di mezzo minuto che riporta il monologo iniziale del film “L’odio” di Mathieu Kassovitz (consigliatissimo!!!). Questa intro non è casuale in quanto spiega gran parte del concept del mini, nonché il nome del gruppo. In seguito tutti i pezzi sono stati disposti nell’ordine di composizione, con “Hail Everyone” prima canzone composta e “The Fib” ultima. In particolar modo il riff iniziale e il verso math di “Hail Everyone” sono stati composti alla prima prova, il che ci ha fatto comprendere che il progetto potesse funzionare. Dal processo compositivo non abbiamo scartato quasi nulla, a parte un brano di nome “Locked” che fa comunque parte della nostra scaletta live. Complessivamente la canzone in cui abbiamo impiegato meno tempo per la stesura è “Primary Motor Cortex”, in cui son bastate tre prove, mentre la più impegnativa è stata “Banally” per la quale abbiamo impiegato ben tre mesi. Proprio essa contiene verso la fine una citazione in italiano tratta da un’intervista di Fellini, che va a spiegare l’origine del titolo dell’EP.

Quale brano pensate rappresenti al meglio gli Infall e perché?
Beh, se proprio dovessimo sceglierne uno diremmo “Banally”, del quale è disponibile anche un video ufficiale pubblicato su BlankTV. Il motivo della nostra scelta è la follia a livello strumentale che caratterizza il pezzo, accompagnata da un testo ermetico che espone più delle sensazioni che un concetto di base. L’irrazionalità, o meglio quello che per una terza persona potrebbe sembrare senza senso, ma che in realtà è frutto di una composizione ragionata, vorremmo fosse uno dei nostri punti caratterizzanti. “Banally” è un brano in cui bisogna scavare per giungere all’origine della struttura, delle metriche e del testo, mentre in superficie emerge solamente l’impatto sonoro.

La cosa più curiosa di questo esordio è la sua predisposizione al live. Nei brani si respira aria di live show, non di studio di registrazione e via dicendo. Una scelta presa dall’inizio o venuta fuori in maniera del tutto naturale?
Quando siamo entrati in studio eravamo decisi a creare qualcosa che suonasse come ciò che noi sentivamo in sala prove, quindi a tutti gli effetti un live. Ogni band nasce con un suo “sound”: noi abbiamo deciso di non snaturarlo in fase di registrazione e di rimanere quanto più fedeli a noi stessi. Anche perché potrebbe essere deludente per uno spettatore presentarsi ad un concerto degli Infall e ritrovarsi una band che suona in maniera completamente differente dal disco. Per questo motivo non è stato fatto editing sulle tracce e i pezzi sono stati registrati senza click, cercando di ottenere quello “sporco” (che potremmo anche vedere come “umano”) tipico di una band che sta suonando “davvero”!

Quali sono le maggiori difficoltà oggigiorno per una band come la vostra?
Non c’è alcuna difficoltà particolare, a parte quella di avere un pubblico potenziale non ampissimo, chiaramente parlando della realtà italiana.

E quali sono le maggiori difficoltà rapportate nel presentare un progetto come il vostro in Italia?
Purtroppo in Italia è molto difficile essere “piazzati” in contesti in cui la nostra musica possa risultare coerente con l’evento e il pubblico che vi partecipa. Questo perché, purtroppo, sono poche le band che condividono con noi questo tipo di approccio alla musica. E’ capitato tuttavia che alcune persone avulse dal genere apprezzassero l’esibizione, così com’è capitato di trovare degli spettatori che sembrava non aspettassero altro che trovarsi davanti una band come noi… Per carità, poche persone, ma sono soddisfazioni! Chiaramente diciamo ciò con un’esperienza live di nemmeno un anno. Vediamo cosa ci riserverà il futuro!

Come affinità direi Everytime I Die e Dillinger Escape Plan su tutti, ma anche Meshuggah per la varietà del songwriting. Quali dischi e quali pregi di queste band amate particolarmente?
Il confronto coi Meshuggah non ce l’aspettavamo, ed è un grosso complimento! In realtà l’unico della band ad ascoltarli frequentemente è Miky (chitarra) che si occupa di buona parte delle composizioni. Delle band precedenti potremmo citare “Calculating Infinity” e “Ire Works” dei Dillinger Escape Plan, mentre degli Everytime I Die adoriamo unanimemente “Ex Lives” e “From Parts Uknown”. Dei primi certamente apprezziamo la schizofrenia (a livello compositivo) e l’ecletticismo, mentre dei secondi la capacità di trovare soluzioni semplici ma estremamente efficaci. Vorremmo poi aggiungere i Converge come nostra maggiore band di riferimento.

Cosa state ascoltando in questo periodo?
A sorpresa nulla che abbia a che fare col macello, forse perché ne sentiamo abbastanza in saletta. Lorenzo (batteria) sta andando forte coi Prodigy, Cisco (basso) coi Placebo ed i Periphery, Santa (voce) coi Moderat e Miky (chitarra) è “in fissa” con Radiohead e Jeff Buckley.

Progetti per questa seconda parte di anno?
Beh, “suonare, suonare…” (cit.) Per far conoscere il nostro EP in giro e poi continuare le composizioni di nuovo materiale che son cominciate appena dopo aver finito “Nitecomes”.

A quando il disco d’esordio?
Al momento siamo a tre pezzi nuovi con voce, due dei quali fanno già parte della scaletta. Poi ne abbiamo in cantiere altri tre/quattro da definire, più altro materiale da assemblare o buttare. Diciamo che per fine 2016 ci stiamo facendo un “pensierino”.

Chiudiamo con una domanda insolita: perché un lettore dovrebbe darvi una chance a vostro avviso?
Abbastanza semplice: se uno dei vostri lettori ha intenzione di ascoltare qualcosa di diverso, di Italiano, di vero e suonato più col cuore che coi plug-in, può cercare “Nitecomes” su Spotify o iTunes o venire a un nostro live per accaparrarsi la copia fisica. Tutto qui. Grazie mille a Punkadeka, è stato un piacere! Enjoy The Fall


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