MAD CADDIES: Keep It Going

MAD CADDIES: Keep It Going
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MAD CADDIES:  Keep It Going

Dopo 4 anni dall’ultimo studio-album (lo splendido “Just One More”), 5 tour europei, 8 tour per gli States, rispettivamente 2 tour per Japan e Australia (sembra proprio che i ragazzi si siano riposati) ecco ritornare sulla scena direttamente da Santa Barbara i Mad Caddies con un nuovo album che segna una ennesima evoluzione per la band.
Hanno bisogno di ben poche presentazioni i ragazzi. Sono una delle poche band della scena skacore dei 90s ancora on the road ma soprattutto con idee fresche e che non si ricicla stancamente riproponendo sempre lo stesso sound. Riescono a mantenere sempre un sound basato sull’energia dello skacore e del punk sul quale innestano inserimenti reggae, jazz, gypsy e dixieland. Ogni album è una sorta di storia a se stante, la crescita è percepibile in ogni loro lavoro sebbene non seguano una strada lineare, ed è proprio questo il bello della loro musica.

Probabilmente “Keep it going” è l’album più rifinito e curato in cui hanno cercato di sgrezzare quella loro classica irruenza giovanile curando ogni dettaglio e arricchendo il loro sound con elementi nuovi per la loro musica.
L’album si apre con “Dirge”, una vera e propria botta di energia seguita dalla reggaeggiante “Backayard” in cui si esaltano le doti del trombonista. Purtroppo a mio modo di vedere la voce di Chuck manca di quelle tonalità che avrebbero valorizzato la canzone, una voce troppo “bianca” per le incursioni nel raggamaffin. Non riesce a raggiungere le tonalità che raggiungono “white” reggae artist come Gentleman o Dr.Ring Ding, anche se ovviamente ha una ottima voce e sia un grandioso front-man.

Nel disco si passa dal catchy ska di “Don’t go” al solare reggae “Souls for sale” passando per il gypsy punk di “Coyote”. Una band sicuramente eclettica che si esalta nel mischiare generi diversi e che dà il meglio di quando non si appiattisce su di un genere solamente.
“Keep it going” è un classico disco Mad Caddies, non perché assomigli ai precedenti ma proprio perché se ne differenzia e vive di luce propria all’interno della loro impeccabile discografia. Onore al merito inoltre per il fatto che dopo il capolavoro di “Just One More” era molto facile cadere sulla classica buccia di banana e tentare di compiacersi della propria bravura.
Voto : 8 + (Come sempre grandiosi!)


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