TIME AGAIN: The stories are true

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TIME AGAIN: The stories are true

Malinconici dei vecchi tempi , nostalgici degli album in puro Rancid style come “Let’s go”, rallegratevi: papà Tim Armstrong vi accontenta tutti!
Dopo l’esperimento “ORANGE”, parzialmente riuscito , la Hellcat ha ben pensato di fermarsi un attimo per porsi la fatidica domanda: il punk è morto? O meglio, cosa si intende oggi per punk considerando le varie contaminazioni e alterazioni del genere? La risposta non si è fatta attendere e come un tuffo nel passato Tim e soci puntano e scommettono sul sound degli esordi, il sound tipicamente Hellcat.

So perfettamente che è una cosa antipatica e poco gradita, ma è inevitabile al primo ascolto di “The stories are true” fare immediatamente il paragone tra i Time Again e i Rancid : le somiglianze sono chiare nei giri di chitarra, nei motivi orecchiabili ,soprattutto nelle linee melodiche, nel timbro di voce e anche nel look dei quattro ragazzi di Los Angeles.
Partendo dal presupposto che i miti possono essere copiati, ammirati, innalzati sugli altarini come modelli di ispirazione, ma difficilmente eguagliati e mai superati, va riconosciuto ai Time Again un lavoro per alcuni versi poco originale ma ben fatto.

In fin dei conti non mi sembra un reato rifarsi chiaramente ad una band che nel corso degli anni ha fatto da maestra: gli Oasis non si sono ispirati ai Beatles?
Paragoni a parte ”The stories are true” è davvero un grande album: come recita fin dal titolo è un ‘antologia di storie realmente accadute ai protagonisti, raccontate con la rabbia con l’impeto e il trasporto più autentici: i testi parlano di alcolismo, droga, di notti passate in prigione…
Junkies, Say again e Broken Bodies già mi convincono, ma è all’ ascolto di “The stories are true”, la quarta traccia, che scappa la lacrima…la voce di Tim commuove…si, Tim, quello vero, questa volta non parlo di nessun clone.
La sua “comparsa” se da un lato sembra una sorta di benedizione alla band, dall’altro alza notevolmente il livello dell’intero disco.

Tra gli altri brani è da segnalare il bel giro di basso di Deadly Nights , ma non azzarderò paragoni con le magie di Matt Freeman ; bellissima Cold Concrete che non a caso è stata scelta per il quinto volume di Give em the boot e in coda al disco c’è un inaspettato pezzo ska-core, “streetwalker” che non stonerebbe affatto in un album come “And out come the wolves”.
Quale conclusione migliore se non il punto di vista di un chitarrista che qualcosina di punk dovrebbe saperne:
“This is what punk is. This is a band that is gonna be around for a long time” – Lars Frederiksen, Rancid

TRACKLIST:
1-JUNKIES2-SAY AGAIN3-BROKENBODIES4-THE STORIES ARE TRUE5-COLD CONCRETE6-LOST IN HOLLYWOOD7-FALLEN NATION8-KENNY9-CRIMINALS10-LIFE ON THE RUN11-FOUNTAIN AND FORMOSA12-DEADLY NIGHTS13-STREETWALKER


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