Quale Destino per n’Oi! Fest – L’intervista esclusiva alle 5 band

Aspettando il grande evento del 17 febbraio al CSA Baraonda Quale Destino per n’Oi! Fest, insieme ai ragazzi e alle ragazze di Sharp Milano e Sixty-Nine Brigade, abbiamo realizzato questa intervista alle band che si alterneranno sul palco quella sera.

Cinque domande a cui Klasse Kriminale, Tigre, Dirty Job, Sempre Peggio e Cran hanno risposto, raccontandoci un po’ della loro storia, dei loro progetti e della loro visione sull’attuale scena skinhead-punk.

1) Ciao, per chi non vi conoscesse, presentatevi! Quando e come nasce la band?

Klasse Kriminale: Nasciamo nel 1985 a Savona quando il Punk sembrava finito con il desiderio di non lasciare andare dispersa la sua eredità e con la voglia di fare la nostra parte. Dopo due anni di Kriminale Class skin’zine metter su una band è stata la normale evoluzione. I KK oggi sono Jj batteria, Colgan chitarra, Billy basso e io voce. Ultimamente abbiamo fatto qualche concerto con Franco U-Boot alla seconda chitarra.

Tigre: Ciao! I Tigre sono un gruppo turbo oi! dalla Liguria. Siamo io (Lobo) alla voce, Deddo (Kamattis) alla chitarra, Marco al basso e Fra (Stiglitz alla batteria). Ci siamo formati l’anno scorso in novembre quando ho reclutato Fra a una prova Stiglitz e poi, grazie all’aiuto di Gianluchino, si sono aggiunti gli altri due ragazzi. La mia idea, dopo lo scioglimento dei Clear Cut e il mio essere tornato a vivere in provincia di Genova, era di formare una band che avesse un suono semplice, diretto, nello stile di una delle varie correnti del genere sviluppatasi negli anni ’80. Non troppo duro ma neanche troppo melodico, che non fosse eccessivamente elaborato o pomposo. Crudo nella composizione, nella produzione e nei testi, anche in contrapposizione alla roba che va di moda ultimamente. Il motivo credo sia lo stesso che poi muove chiunque metta su un gruppo: mi piace quel tipo di musica, voglio darne una mia versione e credo di avere qualcosa da dire, che possa essere utile o interessante per un eventuale ascoltatore. Di sicuro ho bisogno di esprimerla in qualche modo, perché nonostante tutto credo nel movimento, nella sottocultura e penso possa diventare qualcosa di meglio, di più forte, di meno compromesso di così.

Dirty Job [Luca, batterista]: I Dirty Job nascono nel 2019 da un’idea mia e di Davide (basso) rimasti senza band dopo lo scioglimento degli Stanley. Si unisce Mauro (chitarra e voce) e si inizia a buttare giù pezzi e fare qualche live prima della chiusura per il COVID. Ripresa l’attività si continua a suonare e a scrivere canzoni, poi è entrato Thomas (seconda chitarra) già bassista degli Ostile e da qui i live sono aumentati soprattutto nel giro Skinhead Sharp, il resto è storia che dobbiamo ancora scrivere.

Cran [traduzione ITA]: Ciao! Innanzitutto grazie per ospitarci al vostro festival! I Cran sono composti da 4 membri: Ed (voce), Ben (chitarra), Félix (basso), Louis (batteria). Abbiamo iniziato a comporre nel 2018 e abbiamo fatto il nostro primo concerto a dicembre di quell’anno, al Pit’s a Kortrijk, piccola venue DIY da oltre 35 anni. Ben compone la maggior parte delle nostre canzoni e noi ri-arrangiamo le nostre parti durante le prove. Sempre Ben si occupa delle demo “home made”, le ascoltiamo e poi ci lavoriamo su quando ci vediamo.
Dato che Parigi è una città enorme e non abbiamo molte sale prove (e quelle che ci sono sono lontane rispetto a dove viviamo), dobbiamo essere efficienti durante le prove perché non abbiamo molto tempo. In più la maggior parte dei membri della band ha altri progetti musicali da gestire (Claimed Choice, Curare, Prisonnier du temps, Rascals, Laplace..).

Sempre Peggio: I Sempre Peggio nascono nell’autunno del 2015 da un’idea partorita tra le mura di Solo | Vinili e libri, che ha finito per coinvolgere quasi casualmente i partecipanti al progetto, cioè Pietrone Solo, Marra, Tadzio ed io (Martin). Il progetto in questione era tirare su una band Oi! alla vecchia maniera: dura, diretta e senza troppi fronzoli. In tempi abbastanza brevi abbiamo registrato un demo e successivamente un LP, facendo concerti in tutta Italia e qualcosa all’estero e condividendo il palco con gran parte delle band che appartengono alla scena skinhead antirazzista e antifascista. Con un po’ di cambi di formazione abbiamo registrato un 7″, “Anni buttati” e adesso a breve deve uscire un altro 7″ split con i Sacro Cuore di Bologna. Fieramente schierati e antifascisti, siamo tutte persone che nei loro territori hanno animato collettivi e strutture occupate ed autogestite e realtà come la SHARP Milano. Ci piace bere, far casino e crediamo di avere il piccolo pregio di non prenderci troppo sul serio, e allo stesso tempo siamo orgogliosi di aver ripiantato la bandiera del Risiko Oi! sul capoluogo lombardo dopo la gloriosa Brigata Cani da Birra.

2) Musicalmente parlando quali sono le vostre influenze, ci sono band a cui vi ispirate e/o generi musicali oltre il punk/Oi! che sono fondamentali per la composizione delle vostre canzoni?

Klasse Kriminale: Le band fondamentali sono quelle di quegli anni: Business, Cockney, Ruts, Angelic, Sham, Specials… ma anche Glam, Reggae e Ska.

Tigre: Sicuramente la nostra influenza principale, e penso si senta parecchio, è quella dei primi Klasse Kriminale (1985-1993). In una eventuale lista penso dovrebbero comparire Komintern Sect, Blitz, Camera Silens, Business, Infanterie Sauvage, 4 Skins, Herberts. Per quanto attiene agli altri generi, al di fuori della concezione più larga del punk e di tutte le varie sfumature (dal protopunk al metal punk), non saprei. Deddo suona da anni nei Kamattis che fanno punk rock, per dire, e Marco è stato a lungo nei Barbara Still (post punk), mentre io e Fra abbiamo suonato anche hardcore punk tra le altre cose, ma non saprei quanto queste cose entrino scientemente all’interno di quello che proponiamo. Magari nell’enfasi sulle melodie dei ritornelli e nei cori. Per quanto riguarda i testi io cerco di porre molta attenzione alla composizione, in quanto sono un grande fan del cantautorato italiano e del neofolk inglese, due generi in cui le parole hanno un’importanza fondamentale. Chiaro che quello che scrivo è completamente diverso e di livello ben più basso, ma penso mi influenzi per l’attenzione a costruzione e figure retoriche.

Dirty Job [Luca]: Prendiamo ispirazione dai nostri ascolti che vanno dalle band storiche del Punk/Oi! sia italiano che estero e cose più moderne soprattutto Oi francese e americano anche se i nostri ascolti sono vari.
[Thomas]: La fortuna è che Mauro viene dal metal e riesce sempre a infilare quegli assoli che danno un tocco in più, non amo il metal ma spesso è funzionale per noi.

Cran: Ascoltiamo molti generi musicali: rap old school e hip hop, rock n roll, Oi! punk in generale, post punk, goth (questo è più Louis il nostro batterista!) e hardcore.
Poi amiamo Thin Lizzy, The Cult, Camera Silens, Traitre, The Organ, Blitz, 4 Skins…il nostro sound probabilmente è un mix di queste cose?

Sempre Peggio: Togliendo i grandi classici dell’Oi! inglese ed europeo e quelli del punk, dal ’77 fino alla scena hardcore contemporanea, ognuno di noi ha degli ascolti abbastanza vari. Io personalmente potrei citarti The Who, Black Sabbath, The Cure e Joy Division come influenze imprescindibili, tanto quanto un sacco di indie americano e inglese. Nico ama Johnny Cash, gli Oasis, un sacco di roba inglese tipo Happy Mondays, e oltre ad essere un grande estimatore del peggio tamarro-core è (come me) un vecchio metallaro. Giorgio ascolta musica zarra e classiconi dello streetpunk, Fede che suona novantadue strumenti credo sia il più raffinato del quartetto.
Diciamo che in quello che è il nostro sound, se così possiamo definirlo, si sente intanto il desiderio di trovare una cifra espressiva abbastanza varia, sempre considerando che se il punk è un po’ un giardinetto, l’Oi! è lo zerbino della situazione… e questo passare da robe più dure e dirette a pezzi più melodici credo sia la fotografia dei nostri ascolti, che sono appunto abbastanza variegati. Di sicuro siamo un gruppo che tende a sottrarre in fase compositiva e a non farsi troppe pippe sugli arrangiamenti. Anche in studio siamo molto un gruppo da “buona la prima”.

3) Nuove leve sugli scudi, musicalmente parlando in Italia abbiamo i nostri baldi giovani carichi a molla, in Europa mi sembra di capire che la situazione è simile se non migliore, ma ai concerti notate qualcuno di primo pelo o siamo sempre le solite vecchie glorie?

Klasse Kriminale:  Ho sentito che c’è in cantiere una nuova compilazione Oi! Italiana. Poi quest’anno con la SAD a San Remo siamo in una botte di ferro.

Tigre: Qualcuno di nuovo sicuramente c’è, ma la scena vive un momento di profonda crisi rispetto al rinnovamento delle persone che la compongono. Anche i “nuovi gruppi” di cui si parla tanto (e che in Italia, a parte qualche eccezione, non sono granché seguiti perché non si sa mai che ascoltare qualcosa di nuovo sia pericoloso) sono solitamente composti da trentenni che hanno già alle spalle progetti diversi e vari anni nella scena. Cioè, se consideriamo i nomi venuti fuori nell’ultimo periodo io non vedo tutta questa gioventù: anche noi Tigre, per dire, andiamo dai trentadue ai ventinove anni, e lo stesso vale per tanti altri. Sicuramente c’è stato un cambiamento nel genere, nel senso che mentre prima l’Oi! era seguito essenzialmente da un pubblico più compatto, formato da skin e punk, ora ai concerti vedi di tutto. Hipster, gente casuale, persone provenienti dalla scena HC (soprattutto per alcune band che hanno un suono più grezzo) e tanto altro. Il concetto stesso di sottocultura è in crisi: le generazioni precedenti avevano dei gruppi di interesse legati a musica, stile, codici di comportamento e di atteggiamento molto precisi che si differenziavano l’uno dall’altro in modo netto. Metallari, punk, emo, skinheads e tutto il resto. Davano un senso di identità forte ed erano legati, di solito, all’adolescenza e a quel periodo che nell’individuo coincide con la ricerca di una propria personalità al di fuori degli ambienti familiari e così via. Oggi non è così. Vedi ragazzini con le maglie dei Metallica comprate da H&M che ascoltano Ariete e si dipingono le unghie di nero come le goth degli anni ’00. Trovi compilation di trap punk. Tutto viene mescolato, riformulato, trova significati nuovi e contemporaneamente perde di senso nella sua stessa essenza. Il cult ha la particolarità di essere molto rigido, “o sei uno skinhead o non lo sei mai stato”, pone un’enfasi tutta sua sull’appartenenza e, a differenza di tutto il resto, non si è mai commercializzato. Non abbiamo gli Articolo 31 o i Finely dell’Oi!, grazie a Dio. Non è mai andato di moda dopo la scomparsa della seconda ondata britannica, e questo lo ha reso un micromondo particolarmente impermeabile al processo di disgregazione. Poi a me fa sempre piacere vedere facce nuove ai concerti: quando abbiamo suonato a Spezia c’era pieno di ragazzini alternativi da liceo che si sono sentiti noi e gli Stiglitz pogando. Nessuno di loro era skin, però il contesto in cui ci muoviamo noi è questo e bisogna farci i conti. Per cui facce nuove sì, ma non all’interno del movimento, che in realtà è quello che a me personalmente interessa di più.

Dirty Job [Mauro, voce]: I raduni ormai sono delle rimpatriate, è raro vedere skin “nuovi” e soprattutto giovani ai concerti, ma quando capita ci si riconosce subito ed è facile stringere nuove amicizie.

Cran: In questi ultimi tempi abbiamo sicuramente notato e stiamo accogliendo con favore una “nuova ondata” nella scena. In realtà soprattutto dal Covid in poi, e questo è molto bello. Dipende da concerto a concerto ma trovi situazioni piene di veterani, a volte più miste e altre volte con solo giovani. Dipende anche chi organizza. Il Punk oi! e la musica hardcore stanno vivendo una fase di rinnovamento da qualche anno ormai. Ci sono sicuramente più connessioni tra paesi e a volte addirittura tra continenti, che sta rendendo possibile tutto questo fermento. Stanno anche emergendo nuove booking, più o meno DIY. Da un lato abbiamo sempre più band che iniziano a formarsi e suonare, dall’altra le più veterane stanno allargando i confini delle scene locali, valorizzandole, e facendole conoscere ad altri in diverse città e paesi.
Va comunque ricordato che al giorno d’oggi diffondere la musica è molto diverso da quando eravamo adolescenti…. comprando CD insieme a magazine e fanzine, o con dischi masterizzati da un amico per farti conoscere nuove band. La distribuzione è più semplice, anche se forse si perde un po’ il senso di autenticità…ma così è!

Sempre Peggio: Penso che abbiamo avuto la fortuna di attraversare, e un pochino anche cavalcare, quella che è stata una bellissima nuova ondata di energia e partecipazione nella scena Oi! italiana. Credo che tanto di questa rinascita si debba al lavoro straordinario fatto dallo Ska Festival a Crash prima e alle iniziative di Bologna City Rockers, che hanno avuto il valore di ricostruire uno spazio di condivisione che prima non c’era, o quantomeno non c’era in quella forma. Poi anche l’avvento dei social ha aiutato tutta questa scena a darsi una mano e a trovare il modo di moltiplicare concerti e iniziative senza pestarsi i piedi, ma anzi sostenendosi e collaborando, che è e resta la benzina che fa funzionare questo motore.
Abbiamo la fortuna di non avere più problemi rispetto a infiltrazioni di gente ambigua perché da noi le cose sono state definite in maniera molto chiara già parecchi anni fa, e mi sembra che si sia comunque creata una bella dimensione inclusiva da tutti i punti di vista. Insieme alle vecchie glorie il ricambio c’è e si vede!

4) Quali sono i vostri piani futuri, avete in programma nuove uscite e pensate che all’interno del nostro ambiente si possa vivere solo di musica?

Klasse Kriminale: Stiamo lavorando a un nuovo album, un viaggio alle origini, alla ricerca di quel sound grezzo, vecchi pezzi di eroi locali. Uscirà anche il nostro live al Punk Rock Raduno di quest’estate. L’approccio alla musica che avevamo noi negli anni ‘80 non è paragonabile a quello che c’è oggi, non ci ponevamo neanche il problema di poter vivere di musica, avevamo altri canali altre priorità. Avevamo e volevamo il nostro mondo e non ce ne fregava un cazzo dell’industria musicale. Ai tempi anche giornali musicali come Rockerilla erano scritti da e per appassionati.

Tigre: Abbiamo appena registrato una cover come singolo digitale (tigreoi.bandcamp.com) e il pezzo che uscirà sulla compilation Italia Oi!. Abbiamo anche inciso quattro tracce demo da mandare all’etichetta come riprova del lavoro che stiamo facendo, per tenerli aggiornati e poterci risentire anche noi. L’idea sarebbe quella di riuscire a pubblicare un LP nell’arco dell’anno prossimo. Per quanto attiene al vivere di musica non saprei. Qualcuno ci riesce: gli Agnostic Front, i Cock Sparrer, credo. Tutti gruppi che sono in giro da decenni e che c’erano quando la scena era cento volte più grande e dava molta più visibilità. Le band venivano intervistate da riviste che uscivano in edicola. Compravi un mensile e trovavi la recensione di Runnin riot in 82, non proprio come oggi. Qualcuno indubbiamente ci prova a vivere di musica e a chi non piacerebbe? Essere pagato per fare quello che ti piace, stare in giro e tutto il resto, ù il sogno di chiunque sia mai andato anche una sola volta in sala prove da ragazzino. Penso, però, che a vivere di musica oggi ci si riesca accettando dei compromessi che non so quanto mi interessino. Il margine è talmente risicato, nel nostro contesto, che non puoi permetterti di sbagliare. Non c’è abbastanza pubblico per fare qualcosa che faccia schifo a troppa gente: se lo fai sei fuori. Per cui la scelta più saggia è quella più commerciale. Diventi meno rigido, smussi le asperità, ti mediocrizzi e fai cose scialbe per gente che ha gusti scialbi. Per intenderci, se vuoi vivere di musica oggi non puoi far uscire un 7″ come Costruito in Italia: una strumentale, un pezzo oi!, una specie di inno con arpeggio e un pezzo ska? Impossibile. Molto meglio ricorrere a una formula pop ben sperimentata da gente come Max Pezzali: carico emotivo e sing-a-long. Per cui buon per chi ci riesce, ma le condizioni oggi sono tali che non mi sembra particolarmente interessante. Parlo ovviamente del solo ambito oi!, perchù nel giro hardcore la realtà mi sembra tutta diversa.

Dirty Job [Mauro]: I nostri piani sono portare in giro la nostra musica e produrre sempre roba nuova, migliorandosi. Abbiamo appena fatto uscire il nostro primo EP The World’s Decay, presto usciremo con un pezzo inedito su una compilation con altre band Oi italiane e a Dicembre registreremo altri tre brani per produrre un LP. Non penso vivremo mai di musica purtroppo, il mio sogno è girare il mondo con la mia band.

Cran: Sì, abbiamo dei piani per il futuro, concerti da annunciare, ecc… ma per ora? Ci sono solo 2-3 persone che conosciamo che vivono prevalentemente di musica, perché in Francia puoi avere lo “status intermittente” con il lavoro, ma noi non possiamo nemmeno immaginarci di vivere così, la nostra musica non è mainstream perciò sarebbe inconcepibile essere chiamati a suonare in grandi locali o in tournée per settimane e settimane. In ogni caso lo facciamo per passione e grazie a questo abbiamo avuto la possibilità di viaggiare, incontrare persone e imparare anche da altre scene. Ci sentiamo grati anche se c’è molto lavoro da fare e in realtà ci vuole tempo per organizzarsi!

Sempre Peggio: Come dicevo prima, adesso uscirà il 7″ split con i Sacro Cuore e poi vorremmo far uscire nuovamente un LP tutto nostro. Tutti noi lavoriamo e dobbiamo conciliare il tempo libero con gli impegni della band e il resto delle cose che facciamo nelle nostre vite, e già da tempo abbiamo deciso che non avremmo voluto fare nulla che ci portasse stress o rotture di cazzo. Se vogliamo suonare deve essere una cosa bella che ci regala energie positive, che sia fare un disco, un tour o le prove. Non abbiamo mai pensato di vivere di musica e restiamo ancorati a una visione del DIY alla vecchia maniera. Detto questo ben venga se qualcuno di meritevole riesce a svoltare e ad emanciparsi economicamente grazie alla musica, ma non penso questo faccia per noi… già facciamo fatica a star dietro a social e menate varie, figurati pensare al gruppo come introito economico! Detto questo dentro la positiva ed auspicabile professionalizzazione della nostra scena e del miglioramento della qualità delle band, dei palchi ecc. ricordiamoci sempre chi siamo e da dove veniamo, perché altrimenti i soldi non diventano più il mezzo con cui poter costruire qualcosa, ma un fine. E questo con la nostra idea di punk non c’entra un cazzo.

5) A proposito di questo Fest: c’è chi di voi è di Milano, chi non ci torna da anni, chi non c’è mai stato. Qual è il rapporto con questa città, questi palchi, questo pubblico? Se è la prima volta, che aspettative avete?

Klasse Kriminale: Milano la bazzicavo sia per i concerti, sia per i negozi di dischi, Tape Art era il mio preferito. C’era fermento, realtà come il Virus, il Leoncavallo che attiravano giovani da tutto lo stivale. Sembra impossibile oggi pensare di farsi due ore di treno per andare a comprarsi un Lp, ma era un modo per incontrare altri kids. Sono curioso di vedere cosa ci riserverà Milano del 2024. Ci vediamo lì.

Tigre: Io ho già suonato a Milano con diversi gruppi e anche Deddo e Fra. Siamo molto contenti di esserci perché è importante che ci siano iniziative di questo tipo. Chiamare gruppi dall’estero che siano validi e non i soliti nomi, proporre qualcosa di diverso e rendere la città un polo di interesse per la sottocultura, cosa che potenzialmente è già, se questo tipo di organizzazione riuscisse a stabilizzarsi e continuare.

Dirty Job [Mauro]: Abito vicino e sono molto affezionato a Milano; oltre ai concerti ci sono molti punti di ritrovo per chi vive questa scena, quindi sono spesso qui. Ho partecipato ai concerti sia sopra che sotto il palco e, dato che ci conosciamo tutti, per me è come se fosse una festa tra amici. Ergo giochiamo in casa.

Cran: Siamo amanti della pizza, perciò…. hahaha! Non vediamo l’ora di tornare a suonare in Italia (siamo stati a Torino lo scorso aprile) e incontrare i punks e la scena di Milano Sharp! Siamo abbastanza sicuri che troveremo anche molte persone interessate e motivate.

Sempre Peggio: Direi che come Sempre Peggio al CSA Baraonda e a Milano giochiamo in casa… allo spazio e alle compagne e ai compagni che lo vivono ci legano un affetto e un rispetto sinceri e profondi. Negli anni e nel venire meno, purtroppo, di altre realtà e strutture, il Baraonda è sempre più un punto di riferimento per il nostro mondo in questi territori, per la qualità e la continuità con la quale lo spazio ha portato avanti proposte culturali ed iniziative politiche antagoniste nell’arco di tutti questi anni. Le aspettative saranno quelle di sempre: che sia una serata speciale in cui incontrare un sacco di amici vecchi e nuovi, condividere palco, pavimento e bancone del bar con lo spirito di sempre e tornarcene a casa con un bel mal di testa e un’altra nottata da ricordare!

Segui gli aggiornamenti su Punkadeka, sull’evento ufficiale: https://www.facebook.com/events/318771124100888/?ref=newsfeed e sulle pagine:
Sharp Milano (Suspenders Milano)
 Sixty-Nine Brigade Milano
CSA Baraonda
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