SICK OF IT ALL: THE BLOOD AND THE SWEAT

A prescindere da come ognuno di noi reputi i misfatti dell’estate 2022 riguardo alla faccenda Sick Of It All/No Fun At All, l’autobiografia dei fratelli Koller (scritta assieme al giornalista musicale Howie Abrams) è un vero e proprio gioiello.
Il libro ripercorre interamente la storia di una delle più grandi NYHC band, intrecciandola con la vita dei fondatori, i fratelli Koller, che si trovano a raccontarci le proprie faccende personali: dal rapporto coi genitori prima, a quello con le figlie poi, passando per il loro approccio al punk, all’hardcore, al rock (sapevate che una delle band preferite di Lou e Pete sono i Twisted Sister?), all’affrontare la scomoda etichetta dei “duri” dell’hc e così via.

Nel libro, ben scritto in forma di intervista, non ci si perde un passaggio della storia dei SOIA: cambi di formazione, primi tour, firma per la Fat Wreck Chords e rescissione dalla stessa, critiche mosse alla band per la firma per una major, tour più grandi (esilaranti i racconti del tour coi Municipal Waste e con gli Slayer), la serata al Gillman Street con Billie Joe dei Green Day, il rapporto molto stretto con Mike Ness dei Social Distortion e con i “padrini” Roger Miret e Vinnie Stigma degli Agnostic Front, le giornate in studio di registrazione, le serate sui tour bus, fino ad arrivare alla parte conclusiva dove sono le figlie di Lo e Pete che si mettono in gioco parlando di come vivono la vita on the road dei loro rispettivi padri.
Ciò che emerge dal libro, edito per Tsunami Edizioni, è la genuinità dei Sick of It All, ovvero una band che si è fatta da sola, partendo dall’essere spettatori alle matinée del CBGB’s, fino ad arrivare ai grandi festival internazionali. Non necessariamente bisogna essere “duri e cattivi” per suonare NYHC e i SOIA non lo sono, erano dei ragazzi che sognavano i traguardi che, lecitamente, hanno poi ottenuto, sia come band che come uomini. Amicizia, fedeltà, fratellanza, ma anche momenti burrascosi all’interno della band, fanno da cornice a una storia normale. I SOIA vivono la vita che tanti di noi vorrebbero vivere.

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