CoffeeShower – Live report all’ Eden Garden di Atri

CoffeeShower – Live report all’ Eden Garden di Atri
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Eden Garden, piccolo Chiringuito immerso nel verde dell’antica Villa Comunale di Atri, polmome verde della città, nonché serbatoio vitale della scena punkrock abruzzese.

A tarda serata, vanno di scena i CoffeeShower, granitica band punk hardcore Aquilana. “Kicking a Medicine Ball”, l’album che ne ha segnato il ritorno dopo un lungo silenzio discografico, è datato 2011 e quello che andrà in scena stasera (e in avvenire) è tutto, tranne che un promo tour.

Si definiscono i paladini di amore e odio, ma il bello di un concerto dei CoffeeShower?… non sai mai cosa aspettarti: ovvero può succedere di tutto e il contrario di tutto (musicalmente parlando).

Da un punto di vista scenico…un misto tra Propagandhi e Anti-Flag…un attimo vi spiego!!Fausto, frontman e fondatore della band, subito mi ha riportato allo stile di Chris Hannah (si lo so, adesso mi starete bestemmiando contro), sarà stato il berretto che indossava e da come impugnava la sua chitarra, ma vi garantisco che il paragone ci può stare, per non parlare poi di Fabio, la seconda chitarra, secco ragazzi, da morire, ma quando si dice l’apparenza inganna!!!…cazzo sprigiona un energia da posseduto e, quei cori…eccovi servito il paragone con Chris Barker, anche se negli Anti-Flag suona il basso. Gli altri, fra barba ortodossa e shirt degli Strenght Approach, fanno magie su basso, batteria e chincaglierie varie, l’esatto opposto di quel che potrebbero sembrare. Probabilmente è proprio questo il loro segreto, sono tutti solo concentrati sulla musica.

Anche stasera lo stile punkhc dei CoffeeShower è un buon pretesto per portare in scena la musica tutta. Tra ripetuti bis, cover dei miti The ClashDeath or Glory”, remate, vogate e pogate a suon di Dirty Dancing “Maniac“…insomma in più di 1 ora di live accade di tutto e di più, l’hardcore diventa punkrock, che diventa post-hardcore, che diventa revival, che strizza l’occhio al rock…Geniali!!!

Guardando la scaletta della serata…un remake di quasi tutta la discografia, riproponendo brani di 15 anni fa usciti nel loro split con i Dependent (By Side) come: “Side by Side” e “Mommy Said“. Li guardai per la prima volta in un baretto anni fà, e già in quella occasione mi impressionarono. La carica che imprimono durante l’esibizione è coinvolgente, ma sembra quasi che andare a vedere un concerto punkrock sia diventato una specie di: “mi porto la sedia da casa, altrimenti poi non c’è posto a sedere, mi gusto il live con una birrozza in una mano e sigaretta nell’altra e nel frattempo cerco di muovere la testa su e giù per dare una minima parvenza (pare faccia punk), almeno che non ti chiami Strung Out”…Verso inizio scaletta mi sparano un brano inedito, presuppongo, dal titolo “Broken Pieces“, mai sentito, ed ecco monsieur ciccia di gallina (pelle d’oca), si perchè non so voi, ma a me quando un qualcosa mi gusta più del normale mi succede questo strano fenomeno dermico. Toglie il fiato poi un esecuzione d’antologia di “Medicine Ball“, che è stata tra l’altro il loro video/singolo presentato anche da Urban Music come uno dei brani più “up” proposto da una band “emergente”…ma si dai 15 anni di attività, seppur intervallate…additiamoli come nuove leve e chi sé visto sé visto…ma vai via vai via!!!

In buona forma vocale, propongono altri brani del passato come “Confession on the Suicide Bridge“, “500 miles” tratta dalla loro complilation “Glory Years” e una splendida esecuzione dell’altrettanto splendida “Book of Your Life“.

Dopo un piccola pausa refrigerante si riparte con un trittico suicida, in sequenza “The Glory Years“, “Summertime” e “Last Caress“, qui i presenti si iniziano a scaldare…ma è tardi cazzo, siamo a fine…!!

Iniziano come di consueto a partire proposte di canzoni dal pubbico…s’è veramente a fine, anche perchè i CS sono arrivati al capolinea. Ecco partire il coro “Bonzo Bonzo Bonzo…”, già proprio lei, “Bonzo Goes to Bitburg” (Ramones), Fausto lascia la chitarra, microfono in mano tra il pubblico, salti, balli, accenni di cori di gente che si impossessa di altri microfoni. ..insomma ci lasciamo alle spalle uno show emozionante e la consapevolezza che la band almeno in veste live ancora scoppi di salute…in fondo i CoffeeShower esistono solo da 15 e più anni…


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