ME FIRST AND THE GIMMES GIMMES

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Nel backstage del Rock In Idro 2005, tra fiumi di Tequila Sunrise, Spike che ha perso i bagagli all’aeroporto e un Fat Mike particolarmente ubriaco, Dave Raun, il grandissimo batterista dei Me First And The Gimme Gimmes ci sta aspettando per un’intervista, in cui ci racconta delle sue band e di un passato fatto di squat e centri sociali…

A.N. – Dave, tu sei il batterista dei Me First fin dall’inizio della band, giusto?

 

D.R. – Si, è così’. Da ben 10 anni.

 

A.N. – Come si riesce a conciliare l’impegno con le vostre band principali e i Me First?

 

D.R. – Sebbene non sia facile, riusciamo a coordinare il lavoro tenendo conto delle esigenze di tutte le band (Lagwagon, Swinging Utters, Nofx e Foo Fighters). Non appena abbiamo un pò di tempo disponibile ne approfittiamo per andare in tour o fare delle prove in studio. Con i Me First generalmente facciamo le cose piuttosto rapidamente, non ci pensiamo su troppo tempo, prendiamo il pezzo e lo suoniamo, con molta naturalezza .

 

A.N. – Le vostre cover in versione punk di grandi successi attingono da tutta la discografia mondiale, non vi siete mai posti limiti in questo senso. Come decidete i brani da suonare?

 

D.R. – Decidiamo fin dall’inizio che tipo di album sarà, solitamente stabiliamo un tema fondamentale che i brani devono seguire, o un autore, o una certa tipologia di canzoni. Generalmente sono Joey e Mike che portano le idee per i pezzi, dopodichè ci lavoriamo un pò su. A volte funzionano, a volte no, ma alla fine riusciamo quasi sempre a fare le canzoni che veramente ci piacciono.

 

A.N. – Come vi è venuta l’idea di una versione punk di “O sole mio”? E’ un brano molto popolare qui in italia.

 

D.R. – E’ stato Spike che ha avuto quest’idea, sai, sua moglie è siciliana. E’ un pezzo classico, conosciuto in tutto il mondo e quindi era perfetto per noi Me First.

 

A.N. – Utilizzate sempre questo brano per chiudere i vostri concerti?

 

D.R. – No, solo qui in Italia, solo per voi! E’ un pezzo che non avevamo quasi mai suonato nelle date precedenti, quindi mentre eravamo sulla strada l’abbiamo un pò rispolverato ascoltandolo nel tour bus.

 

A.N. – Nel booklet di uno dei vostri Cd ho letto una storia in cui si parlava di illustrissimi ex-membri dei me first, come BillieJoe dei Green Day, Fletcher dei Pennywise, Brett dei Bad Religion, Tim Armstrong dei Rancid. Addirittura veniva riportata l’opinione di un professore universitario che aveva studiato a fondo i vostri arrangiamenti. Cosa c’è di vero in questo?

 

D.R. – Assolutamente niente! Non è vero niente! Siamo dei ragazzi a cui piace scherzare! (ride)

 

A.N. – Parliamo ora del vostro nuovo disco: come mai avete deciso di suonare in un Bar Mitzvah, che è la festa di passaggio dalla gioventù all’età adulta per i giovani ebrei? E chi è questo Johnny?

 

D.R. – Johnny è il figlio di un amico di Fat Mike. Noi ultimamente avevamo già suonato ad un paio di matrimoni, non scherzo, e volevamo fare un bar mitzvah. Ci piace suonare in qualunque situazione “fuori dalle righe”, era una cosa che non avevamo mai fatto, e ci andava di provare. Invece di suonare i brani dei nostri show “regolari” abbiamo deciso per un’intera tracklist di pezzi inediti, e l’idea di registrarli è venuta da sè. In futuro potremmo decidere di suonare anche a qualche funerale…

 

A.N. – Cosa pensi delle nuove emo bands? Rendono giustizia al Punk da cui attingono alcune sonorità? Pensi siano qui per restare, o solo una moda di passaggio?

 

D.R. – Personalmente non mi piacciono molto, e nella media trovo i loro brani abbastanza brutti. Good Charlotte, Simple Plan e altri cloni, sembrano un misto tra una punkband e una boyband.

 

(entra Erik dei Millencolin, grida un paio di “sono d’accordo, sono d’accordo” e sparisce dietro la porta del backstage)

 

D.R. – Il Punk non è un suono, ma un’attitudine. Sai, in tutta la mia vita ho sempre suonato negli squat e in quelli che voi chiamate “centri sociali”, fin dai primi anni 90 con la mia band originaria, gli RKL (Rich Kids on Lsd). La nostra è una realtà che viene dal basso, ci siamo sudati ogni singolo fan che oggi viene ai nostri concerti, senza mai venderci ai grossi canali promozionali. La realtà underground è quello che eravamo, ed è quello che siamo. Ancora oggi ho amici, anche qui in italia, che appartengono a questo mondo, per esempio i ragazzi del Macchianera di Pisa, che sono veramente delle grandi persone.

 

A.N. – Dave, com’è stato suonare per la prima volta con i Me First qui in Italia? Manda un saluto ai tuoi fans.

 

D.R. – Oggi è stato un gran concerto, uno dei migliori del tour…come sempre qui in Italia l’accoglienza è stata eccezionale nei nostri confronti, quindi non posso fare altro che ringraziare il pubblico italiano…grazie per tutto ragazzi!


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