Punkadeka 20 anni di DIY ...il libro

Intervista a Diego degli IMPACT

Con la scusa della data di sabato 14 al Blah Blah di Torino (dove verrà anche presentato il libro “Hardcore punk italiano degli anni 8″0 di G. Senesi) riesumo una vecchia intervista preparata per la rubrica Yesterday heroes e mai più pubblicata.

Torniamo indietro di qualche anno…

“E’ successo un pò così per caso. Vengo contattato per un live che doveva svolgersi in Puglia, una specie di festival benefit, poi per vari problemi che sinceramente non ricordo nemmeno, non se ne fece più nulla, comunque, il fest era incentrato proprio sugli Impact e volevano a tutti i costi che la band suonasse per quell’occasione. Tutto è partito da qui, non sapevo che i ferraresi fossero tornati alla ribalta, ma mai notizia fu più roboante e la testimonianza è proprio questa intervista, sicuramente non la prima di questo ultimo periodo. Premetto, non sono stato il fautore legittimo delle domande visto che l’intervista vera e propria è stata fatta dal Padron (Deka), ma tra mancanza di tempo, indirizzi mail smarriti, ne sono venuto in felice possesso. Bella e pronta, ecco quindi cosa ci hanno detto i padrini dell’ HC.”

Impact 2017 … cos’è cambiato in voi e attorno a voi?

In noi, nonostante tutto ciò che di bello e brutto ci è passato in mezzo, direi ben poco se non fosse per l’anagrafe…intorno a noi probabilmente tutto… non ci interessa molto la sterile analisi delle differenze storiche … ma c’è una cosa che ci fa sentire sempre in linea con il nostro passato: eravamo atipici e sempre un po’ ai margini dello stretto contesto allora e tali pensiamo di essere anche oggi. Abbiamo fatto l’ultima data nel 2013 con i Nabat, poi ci siamo dedicati ad altro anche musicalmente parlando … io (e inizialmente Gigo) con Yes We Kill, dal 2015 anche con A New Scar in compagnia di Bone (Upset Noise/Eu’s Arse) e Dezo (Oath/Spavaldery) mentre Janz trasformato in batterista ormai da qualche anno con i Death On/Off. Bands che continuano tuttora a girare … specie i Death On/Off da cui arriva il nostro nuovo chitarrista Renzo. Janz ha scelto di non imbracciare il suo vecchio strumento, ma sa che quando vuole saremo felici di averne anche due di chitarre… sua compresa. Senza questa novità nella line-up, tuttavia, non saremmo stati così pronti, carichi e motivati in così poche prove e poi “Alan Cunt” (suo pseudonimo nei dischi Death On/Off) ci abbassa l’età media del gruppo, che non guasta. Gli A New Scar poi saranno con noi nella prima uscita futura (Atene + Salonicco) il 27/28 gennaio prossimo. Ed io quindi farò il doppio lavoro … altrochè precariato.

C’è un ricordo di un concerto che conservate in particolare?

Ci sono diverse fasi della storia Impact, come band ha avuto parecchie versioni e cambi di formazione …. Specie dal 1987 in poi. Ma io voglio riferirmi ai periodi che mi riguardano in prima persona … cominciando dagli inizi col primo split EP, non ci suonavo ancora (ero con la mia prima band: i Disarmo Totale) ma eravamo già amici e quel disco era tra i miei preferiti in assoluto. Poi quelli di “Solo Odio” , “Attraverso l’involucro” e infine della reunion che riparte dal 2006 col TVOR tour. Degli anni ’80 difficile mettere a fuoco tutto, la mia mente l’aveva percepita come un’eternità ma in fondo è durata solo 3 anni, intensi. Tappe classiche come Virus, Victor Charlie, altre meno consuete ma per noi molto significative come Bari. I concerti a Ferrara nel fu “Centro Giovanile” sotto lo stadio… lì non distinguevo nemmeno le serate in cui suonavo o stavo solamente a sudare sotto il palco, era ininfluente. Era casa mia. Poi per fare qualche esempio… il flash dell’arrivo (in ritardo) alla nostra prima data all’estero, a Bielefeld (Germania) … sparati dentro una bolgia vichinga mentre già sul palco saltavano gli Indigesti …e dopo pochi minuti noi. Ricordo che non vedevo i compagni della mia band su quel palco… solo una folla mescolata di gente che si dimenava, saliva, si tuffava. Poi Amsterdam nella serata con i BGK e gli Scream, gruppi che amavo. E come scordare quella che avrebbe potuto essere memorabile, in una piccola città olandese, con i Negazione … se non fosse che abbiamo sbagliato proprio città….poi dal 2006, sarà che gli ‘80 erano lontani e il presente può sempre stupire… c’è comunque successo di fare date anche più belle di tante di allora. Vedi XM24 a Bologna con Eu’s Arse e Fallout oppure la prima discesa a Palermo … totale! Il mio distorsore quella sera è uscito piatto come da una pressa… non c’era il palco e lui era un po’ in mezzo ai piedi… letteralmente.

Nel 2009 con i mitici Germs…com’è stato suonare con loro?

Per quella serata doveroso ringaziare l’amico Christian De Bortoli, che ha avuto l’idea di chiamare noi per aprire ai Germs. Di loro ho davvero un bel ricordo. Sappiamo tutti i rischi che si corrono con band riformate a distanza di tanti anni, vedi la delusione tragicomica che mi è capitata con i Bad Brains allo Sherwood sempre in quel periodo. Sostituire Darby Crash è un compito non semplice, eppure questo Shane West (attore nel poco riuscito film “What we do is secret” nella parte appunto di Darby e recentemente visto nella serie tv “Salem”) oltre che essere molto alla mano e simpatico, ha tenuto alla grande il live senza risparmiarsi. E poi i tre della formazione originale tra cui il grandissimo Pat Smear, incazzato con la chitarra sul palco quanto pacato e disponibile a tavola … mi passava continuamente questa bottiglia di non so bene cosa (tipo whisky) e poi l’ha fatta girare a tutti durante il concerto… un bomba di concerto. Il giorno dopo hanno suonato a Roma, Shane e Lorna (la bassista) indossavano la maglietta degli Impact… roba d’altri tempi.

Cosa vi ha spinto al ritorno sui palchi?

L’insana ma inguaribile convinzione che gli Impact siano, almeno per noi che li portiamo avanti, immuni da tendenze, divisioni generazionali e quant’altro… sono una parte di noi, anzi qualcosa che sta anche al di sopra di noi… perché a renderla tale sono state le persone dal di fuori, quelle che hanno sostenuto, creduto, sviluppato, portato dentro o semplicemente notato ciò che volevamo trasmettere anche al di là della musica … e soprattutto quelli che lo fanno tuttora. Ho fatto tanta roba anche fuori dall’hc nella mia vita di cui non sento la minima mancanza, anzi in qualche caso mi chiedo come abbia potuto… ma dagli Impact è difficile staccarsi o stancarsi… questo è ciò che provo. Poi avevo voglia di tornare a suonare con Gigo alla batteria e ripeto, se non avessimo avuto un Renzo a portata di mano … non so chi altri avrebbe potuto sostituire uno come Janz senza farci storcere il naso e anzi darci un nuovo grande stimolo. Quello stimolo che molto probabilmente ci porterà durante l’estate, periodo in cui ci fermeremo con i concerti, a buttar giù idee per un futuro dischetto nuovo. Cosa che io e Gigo avremmo voluto fare già dalla precedente reunion.

“Realtà mutabili” è il vostro libro uscito circa 5 anni fa? Com’è venuta l’idea di scrivere un libro autobiografico?

Sì, è uscito nel 2011. Idea e opera di Janz. Gli altri hanno contribuito marginalmente. Bello e divertente, e come tutti i libri di storia o i diari di bordo però offre la visione di chi l’ha scritto … e per forza risulta incompleto. Ma per fortuna lui ha avuto la bella idea e ci si è sbattuto. Forse qualche copia è rimasta invenduta, contattatelo se vi interessa. (janz64@gmail.com)

Avete avuto rapporti con diverse band … Eu’s Arse, Wretched, Kina.. cosa ti ricordi delle band dell’epoca?

Contatti saltuari in quanto sperduti nel nulla di una città di provincia, dalla quale era però fondamentale fuggire per coltivare certe passioni ed amicizie. Abbiamo avuto rapporti con quasi tutte le bands hc italiane dell’epoca, qualcuno più assiduo ma comunque tutti buoni rapporti. Per approfondire ribadisco il consiglio di richiedere o farsi prestare il libro.

Com’era il rapporto nella scena anni’80?

C’erano meno gruppi e meno posti per suonare, non c’era internet e tutto sembrava più selvatico. Eravamo tutti coetanei e non dovevamo confrontarci con nessuna leggenda precedente. Quindi una tribù sregolata ma splendida nella sua sincerità e spesso anche ingenuità. Non esistevano Festival… solo concerti hardcore, meno locali con ingresso riservato ai soci e più centri occupati . Noi credo siamo stati fra quelli meno organizzati come gruppo, nessuna strategia ne premeditazione. Non ci sentivamo, come non ci sentiamo, superiori a nessuno … anzi. A parte qualche eccezione, era così in tutto il panorama ed il rapporto che ne nasceva era quindi sano. Credo e spero anche oggi … “attraverso l’involucro” dei social e delle antipatie/simpatie personali che in modo malato ne derivano.

Quali sono i cd (o mp3) che avete oggi nell’autoradio?

Oggi proprio? … L’ultimo album che stavo ascoltando prima di scendere dall’auto era dei Motorhead, preceduto da “Damaged” dei Black Flag… Diciamo che il cordone ombelicale dell’hc vecchia maniera è rimasto saldo negli anni… ma naturalmente ho ascoltato una montagna di altre cose.

Spazio libero dite ciò che volete…

Colgo l’occasione per ringraziare tutti quelli che ci hanno scritto e contattato in questi anni e quelli che hanno apprezzato e sostenuto gli altri nostri progetti. Abbiamo pensato di ricominciare suonando soprattutto in zone da noi poco battute, per non intasare le solite tappe più comode. Dopo la Grecia, tra le città che importuneremo nel prossimo futuro ci sono Roma, Bari, Palermo, Cantù, Brescia, Modena, Castelfidardo … altre da confermare e per finire una decina di concerti tra Belgio e Olanda a fine aprile. E naturalmente grazie a te/voi di Punkadeka per l’interesse.

Ci si vede, ci si sente. Diego

I nostri link:

https://impacthcpunk.bandcamp.com/

https://www.facebook.com/impact.hcpunk/

https://www.youtube.com/user/IMPACThc80

http://impacthcpunk.wixsite.com/impact

 

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