NOFX: Double album

Partiamo dalla fine e chiariamo subito un punto: DOUBLE ALBUM non è l’ultimo disco della carriera dei Nofx. E’ il secondo capitolo di una sorta di trilogia, composta dal precedente “Single Album”, questo “Double Album”, e il futuro “Half Album”, che dovrebbe contenere 4 canzoni e vedere la luce nel 2023, probabilmente in concomitanza con l’ultimo tour della band. In pratica due album e mezzo, registrati tutti nelle stesse sessioni. E per sottolineare il concetto di continuità, la copertina di “Double Album” è proprio una variante di quella di “Single Album”, solo con due dischi anzichè uno. Ok, niente di particolarmente spettacolare, ma ci può stare. 

La vera delusione, piuttosto, è sul retro del disco, perchè la tracklist è composta quasi esclusivamente da pezzi già usciti negli ultimi anni, principalmente nei “7 inch of the month Club”, ri-registrati e ri-arrangiati per l’occasione. Non è una novità per i Nofx, che hanno da sempre inserito nei Full Lenght qualche pezzo proveniente delle release minori. Ma in questo caso, su 10 brani totali, quelli nuovi sono solo 2: “Johanna Constant Teen” e “Punk Rock Clichè”, tra l’altro già uscito come singolo poche settimane fa. 

Nonostante questo, Double Album parte alla grande con “Darby Crashing your party”,  pubblicato come primo singolo a fine settembre e tra i migliori pezzi che i nostri abbiano sfornato negli ultimi anni. Un epico tributo a Darby Crash dei Germs, tra cori ed ottave di chitarra, senza un vero e proprio ritornello ma con tutto il potenziale per essere un instant classic. Il livello resta alto con “My favorite enemy”, che con il bellissimo riff di basso iniziale e una linea vocale catchy quanto basta, rientra anch’essa di diritto tra le canzoni più riuscite dell’album. Segue l’ottima “Don’t count on me”, con protagonista alla voce – accanto a Mike – il chitarrista Melvin, in particolare stato di grazia con la sua spericolata timbrica vocale, sempre al limite dell’autodistruzione dell’ugola. A metà del brano si cambia improvvisamente registro, con uno scambio di battute tra El Hefe e Fat Mike in salsa Reggae-Dub, che sebbene non sorprenda più di tanto, risulta alla fine anche divertente. Basandoci su questi soli 3 brani, potrebbero esserci i presupposti per un grande album.

E poi arriva “Johanna Constant Teen”, 1 minuto e 18 secondi per l’unico pezzo veramente nuovo di questo disco, che sembra più la continuazione del finale Reggae-Dub del pezzo precedente. Aggiunge ben poco di rilevante, se non 30 secondi di brivido conclusivo, che comunque non bastano per rivalutare questo brano come qualcosa di più di un filler. “Punk Rock Cliche” è stata scritta qualche anno fa da Fat Mike e Matt Skiba, che l’ha poi proposta ai suoi Blink 182. E l’hanno pure registrata, immaginando addirittura di utilizzarla come singolo, per poi cestinarla impietosamente una volta scoperto il coinvolgimento di Fattie nella scrittura. A questo punto Mike ha deciso di pubblicarla con i Nofx, ed in occasione dell’uscita del brano come singolo – circa un mese fa – ha raccontato tutta la storia a SPIN Magazine, sollevando le ire dei fan dei Nofx contro i Blink 182. Nonostante l’hype sapientemente creato, la sensazione è quella di un buon pezzo ma col freno tirato, forse musicalmente non proprio nelle corde di tutti i membri della band. 

Fuck Day Six” racconta i giorni passati da Fat Mike in rehab, e sarebbe anche un bel pezzo, se non soffrisse per via di un lunghissimo, lentissimo intro che richiama le atmosfere dilatate di “You’re welcome” di Cokie the Clown. “Is it too soon if time is relative?” è un mid-tempo con buoni arrangiamenti di voce e chitarra, a metà strada tra “Creepin’ out Sara” e “Oxy-moronic”, un altro pianeta rispetto alla blanda versione uscita ormai 4 anni fa. “Alcopollack” vede nuovamente l’interazione alla voce tra Melvin e Fattie, con un gran tiro, belle melodie e il testo incentrato sulla figura di David Pollack della Destiny, il leggendario promoter tedesco che dalla fine degli anni 80 ha seguito (e segue ancora oggi) in Europa il booking dei Nofx e di tante altre band. “Three Against Me” è invece un brano di Home Street Home, il musical creato da Fat Mike. Un pezzo ben scritto, emozionante, un testo che mette davvero i brividi. La versione in stile Nofx funziona, certo, ma si ferma comunque diverse spanne sotto la potenza struggente della versione originale. La conclusiva “Gone with the Heroined”, cantata dal solo Eric Melvin, non convince più di tanto specie nel ruolo di brano finale del disco. 

Devo ammetterlo, negli ultimi anni mi capita sempre più spesso di non capire al primo ascolto i dischi dei Nofx. Ma poi, in un modo o nell’altro, ti crescono dentro e inizi a notare quei piccoli dettagli che ti fanno venire voglia di riascoltarli. Spero succeda anche con questo disco, ma stavolta la vedo dura. Trovarsi davanti un Full Lenght con così pochi inediti non può che lasciare un pò di amaro in bocca.

“Records that have more than one good song” si poneva Fat Mike come obbiettivo in “Dinasaurs will die”, e sicuramente qui ce ne sono almeno 5 o 6, di buoni pezzi. Eppure, per il momento, preferisco riporre le mie speranze sul prossimo Half Album e le decine di nuovi brani che Fat Mike sostiene di aver scritto. Sembra ci sia in lavorazione un ulteriore, successivo album dal titolo “Everyone else is insane”. Il che fa ben sperare: primo, perchè significa che avremo tanta nuova musica da ascoltare. Secondo, perchè significa che i Nofx non hanno concluso la loro carriera con un disco che per quanto valido, ti lascia in testa il dubbio di Johnny Rotten: “Ever get the feeling you’ve been cheated?

11 comments
  1. Possiamo dire che fa cagare? Grande Totonno che ci ha regalato una gran bella recensione su un disco di cui si non si poteva che solo parlare male.

  2. Voto recensione 10… Voto album 7-
    Avrei preferito il contrario… ? Ma di…
    E’ giá meglio di Single Album e se non fosse stato che molti pezzi li si era gia ascoltati sarebbe stato davvero un bel regalo di Natale…

  3. Impossibile criticare qualsiasi cosa facciano ste 4 merde, per cui darei la vita, ma qui aimé è un po’ dura, non ci fossero quelle 2 canzoni inascoltabili di merda, sarebbe stato veramente figo.
    Parte da dio, ti si arrizza il pisello, le prime 4 le adoro.
    Ma giuro che, appena arriva “punk rock cliché”, mi viene voglia di cagarci sopra, penso sia la canzone perfetta per rovinare un tutto l’album, cioè dai, ma quanto fa cagare?..
    Poi si riprende bene illudendoci con “fuck day six”, ma zio cristo trona a farmelo ammosciare tantissimo, da non vederlo più nelle mutande, con il pezzo di Steven Hawking.
    Per foruna arriva Melvin alla fine a risolvere tutto ??, incredibile mi fa volare via come al solito, “Alcopollack” pezzo stupendo.
    “Three Against Me” bella e scorre via da dio, ha una sonorità che mi verrebbe da collocarla in “coaster”.
    Ma poi arriva l’orgasmo finale, che mi rende autistico più di quel che sono per colpa del tasto “ripeti solo una canzone” che non riesco a togliere “gone with the heroine”, grazie ancora Melvin ??.
    Vado a cambiarmi le mutande.

  4. È sicuramente meglio di Single Album,ma fa veramente cagare btw.I NOFX di so long e punk in drublic sono un miraggio.Ci sono 3 pezzi che si salvano su 10.

  5. 2/3 bei pezzi, 3/4 tra i più merdosi di sempre e il resto mediocre. Album da 5-. Grafica orribile anche se nessuna batterà mai quel vomito di Wolves in wolves clothing (ma almeno quello aveva un sacco di bei pezzi).

  6. preciso Antonio Nevone la penso praticamente come te!
    Le canzoni meno belle hanno cmq dei testi pazzeschi, l’unico pezzo che butto via in toto é Punk Rock Cliché, peccato, quando ho letto il titolo mi aspettavo qualcosa di devastante forse memore della strepitosa I’ve Become a Cliché di qualche anno fa.
    Il resto sebbene lo avessimo giá assaggiato con i 7″ tiene botta.
    Di sicuro non é il disco dei Nofx che ci meritavamo ma sicuramente é un disco dei Nofx, di cui abbiamo sempre bisogno ?

  7. Proporre questa tipologia di linguaggio con questi contenuti nel 2022 è totalmente fuori contesto.
    Ci sono arrivati tutti, tranne loro.
    Estrema delusione.

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