Punkadeka festival

Old Firm Casuals + Cockney Rejects al Button Club

E’ venerdì primo febbraio, sono già due giorni che sono nella capitale Irlandese, domani si rientra a casa, ma prima c’è il concerto dei Cockeny Rejects accompagnati dagli Old Firm Casuals.
Tra musei e distillerie, tra pub e parchi, una serie concatenata di più eventi fan si che intorno alle 17:00 mi ritrovo nelle stradine di Temple Bar, proprio a due passi dal Button Factory. Ed è qui che per puro caso mi imbatto con Lars Frederiksen. Impossibile non riconoscerlo e non fermarsi a saluto, dandogli il bentornato in Europa. Lars non è di molte parole, forse anche a causa dell’aria frizzantina che tira su Dublino, ma con un gran sorriso si concede per una foto, e visto che non avevo con me carta e penna per un autografo, gli do il cinque per salutarlo, e gli strappo la promessa che al prossimo tour in Italia sarò meglio attrezzato.
Lars rientra al Button Factory per il sound check, ma non prima di avermi suggerito di visitare l’Irish Rock’n’roll Museum. Bhe, ovvio che fosse già nel mio programma di viaggio, ma il suo consiglio mi da ancor più motivazione. Non perdo tempo e approfitto dell’ultimo tour della giornata per immergermi nei corridoi tra cimeli di U2, Michael Jackson, Thin Lizzy, Pogues, Sex Pistols, Beatles e molti altri artisti. Siamo solo in due, e la guida che ci accompagna ci snocciola una dopo l’altra chicche e piccoli aneddoti del luogo che stiamo visitando, svariando dal pop al punk. Capito che sono li per il concerto mi concede addirittura l’opportunità di poter assistere da una zona defilata al sound check della band inglese. Poco meno di un minuto, ma l’emozione e l’adrenalina è quella giusta che ti caricano per la serata. Il tour si conclude nel giro di un’oretta con la visita al Temple Lane Recording Studios, uno degli studi di registrazione più iconici e importanti al mondo. Lars non sbagliava, se siete a Dublino e vi piace il rock, una visita è obbligatoria.
Il tempo stringe e di corsa rientro in ostello, veloce break e poi sempre di corsa nuovamente verso il Button Factory perché la serata sta già per iniziare. Fortunatamente il concerto non è ancora cominciato, ma nella penombra del palco gli strumenti sono già tutti pronti e io trovo giusto il tempo per raggiungere il bar. Birra alla mano e fiato recuperato, scendo nella parte bassa del parterre che si divide su due livelli, faccio un veloce giro al merch, e poi mi avvicino al palco. Non ci sono barriere, e già questo fa capire di non essere in Italia, e che sarà davvero una gran bella serata.
Accolti da un caloroso applauso gli Old Firm Casuals, capitanati da Lars salgono sul palco. E’ passato qualche giorno, faccio fatica a ricostruire la scaletta, ma posso dirvi che lo show della band di San Francisco non ha deluso le aspettative: aggressivo e graffiante da lasciare davvero il segno. La voce di Lars accompagnata e alternata con quella del bassista Casey infiammano il pubblico. Differentemente da quanto ci si potrebbe aspettare nel tour che accompagna la presentazione di un nuovo album, le canzoni estratte da “Holger Danske” sono solamente due: “Motherland” e “Casual Rock N Roll”. Tanto spazio invece ai vecchi pezzi come Perry Boys, Election Day, Lone Wolf, Apocalypse Redux, Break Out, che fanno salire l’entusiasmo dei presenti. L’energia che si genera viene incanalata nel pogo e in diversi stage diving e premia lo show della band che prosegue con altri pezzi come “Off with their heads, Butcher’s Banquet” e cosi via molti altri. In tutto ciò, davvero forte e significativo il momento in cui Lars interviene per bloccare un precipitoso ragazzo della security, ma allo stesso tempo invita tutti a continuare a divertirsi ma facendo attenzione a non farsi male, e a rispettare gli spazi tra chi suona, chi poga e chi guarda. Nel giro di un’oretta gli Old Firm Casuals chiudono il loro show senza troppi fronzoli o chiacchere, e ancora una volta si confermano ben oltre un semplice side project: il loro punk capace di mescolare influenze street e oi dei primi anni ’80 è indubbiamente vincente.
Personalmente la serata potrebbe chiudersi qui, ma fermarsi è d’obbligo, visto che a seguire ci sono I Cockney Rejects.
La storica band Londinese, figlia della working class inglese, e ispiratrice del genere Oi!, torna a Dublino dopo ben quattro anni. Sono circa le 21:00 quando Jeff e company salgono sul palco, e in men che non si dica scatenano un vero e proprio uragano nel pit. “War on the Terraces”, “Someone like you”, “We are the firm” servono solo a scaldarsi. L’entusiasmo del pubblico sembra non arrestarsi, e anzi sembra crescere sulle note di “Sitting in a Cell”, “We can do Anything”, “I’m not a fool”. Gli stage diving si susseguono uno dopo l’altro, gente di oltre 50 anni che non ci pensa due volte a lanciarsi, ragazze poi che nel pogo menano gomitate e spintoni da far impallidire i ragazzini più giovani. Insomma un vero e proprio delirio. Anch’io mi faccio trascinare nel mezzo, e dopo essermi preso mille colpi decido che è meglio lasciare spazio ai più scatenati skinhead irlandesi. Seguo la seconda parte del concerto da sotto il palco, finendo per uno strano destino a ritrovarmi in una piccola nicchia al lato del palco. Assistere da questo punto di vista ha un fascino tutto particolare, vicinissimo alla band, con una vista su tutto il pubblico mi godo canzoni come : “East End” cantata da gran parte del pubblico tra lo sventolare di sciarpe del West Ham, “Join the rejects”, “On the streets”, “Ripoff”. Sulle note di “I’m Forever Blowing Bubbles” si scatena il vero delirio, e gran parte del pubblico (io compreso) ci ritroviamo sul palco abbracciati e con una gran voglia di continuare a far festa, ma il concerto è ormai alla fine e dopo essere scesi tutti dal palco, la band chiude con l’immancabile “Oi Oi Oi” cantata o meglio urlata da tutto il pubblico presente. I Cockney Rejects nonostante gli anni che passano restano dei veri animali da palco: suoni grezzi, voce tosta e potente di tipico stampo OI!, voglia di fare a cazzotti si riassumono in uno show davvero d’impatto.
Con scaletta dei Cockney Rejects alla mano e due plettri degli Old firm Casuals esco dal Button Factory più che mai soddisfatto e rigenerato dopo un gennaio povero di concerti.
A si… ho acquistato anche “Holger Danske” l’ultimo album degli Old firm Casuals, ma questa è un’altra storia, o chissà una prossima recensione….

(Dublin, 01/02/19, by Alessandro Pentassuglia)

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