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SHANDON – Chiacchierata con Olly Riva: Vogliamo riaprire? Non date nulla per scontato!

Come tutti sapete gli Shandon si sono dati anime e corpo alla nuova e importante iniziativa Empty Clubs (qui tutti gli episodi). Un gesto concreto che vuole dare il giusto tributo a tutti quegli spazi che dall’inizio della pandemia soffrono, come (quasi) tutto il mondo della musica, della totale indifferenza delle istituzioni e a volte, va detto, della gente stessa che ne sottovaluta l’importanza. In tale occasione abbiamo avuto la possibilità di scambiare qualche opinione con Olly Riva, storico leader e fondatore degli Shandon. Cosa ne è venuto fuori? Leggete e saprete!

Diamo subito un’impronta decisa a questa intervista. Ho l’impressione (diciamo così) che la categoria dei musicisti, e più ampiamente quella che abbraccia il settore musicale, sia una delle poche che ha vissuto e sta vivendo questo periodo in modo doppiamente difficoltoso. Sembra quasi che in tutto questo marasma chi si occupa di musica stia lottando una battaglia a parte e incompresa, e che l’incomprensione non è solo di chi è distante dagli ambienti artistici, ma anche di chi di arte ne fa e ci campa pure. Hai idea del perché possa accadere ciò?

Credo che chiunque non faccia questo mestiere non si renda conto purtroppo. Ammetto di non sapere minimamente le dinamiche di altri lavori come l’idraulico o quello di un impiegato di ufficio, ma il settore musicale viene visto da sempre e da chiunque come un hobby. L’artista viene preso sul serio solo dal momento in cui acquista notorietà. Questa visione distorta della realtà non tiene conto di tutti quei ruoli, spesso sottopagati, ma esistenti che stanno dietro a questo settore. Tecnici, fonici, luciai, tour manager, driver, nonché musicisti, attori, ballerini, turnisti, agenzie di eventi etc.. Insomma tutto queste figure non vengono viste come reali per i più. Per lo stato non sono una priorità perché non sono figure professionali che cambiano gli equilibri della società né a livello economico né a livello sociale. Grave errore perché la gente rinchiusa x mesi tende a degenerare, o a sviluppare psicosi e qualsiasi forma di intrattenimento o di arte invece, dona equilibrio nell’inquietudine. Netflix non basta. Nell’ultimo anno non si contano più i casi di divorzio o di suicidi dovuti dalla solitudine o all’angoscia di questo periodo. L’arte è una medicina sociale, se non la vedi come una priorità fai un errore madornale. Gli addetti a questo settore che non hanno capito o non supportano la causa, mi viene da dire che stanno zitti perché hanno il culo parato.

La stoccata ai locali è notevole e di proporzioni immani (è impossibile evitare la conta dei caduti anche se non la si vuole fare). Voi con il vostro tributo state apertamente dichiarando che è il caso che tutti facciano la propria parte per risollevare non solo gli animi ma le sorti del settore. Secondo te quale è la strada da seguire per garantirsi un futuro partendo dal pubblico fino ad arrivare agli artisti?

Prima cosa devo dire è che il pubblico deve smettere di prendere l’esistenza dei locali per scontata e di Impegnarsi a supportare la riapertura uscendo di casa evitando di lamentarsi per 5, 10, 15€ di ingresso. Le stesse persone poi magari vanno a vedere gli U2 o Vasco per 80, 100€. Assurdo!!! Seconda cosa che mi viene da dire è che lo scenario è anche peggiore, perché anche senza Covid il settore dei locali che ancora oggi si sforzano di organizzare una programmazione di musica dal vivo, sono bombardati costantemente di controlli da parte delle forze dell’ordine o dalla finanza, Ad un supermercato o un ufficio questo non capita. Vivere con la costante paura della multa in agguato è deleterio per un ambiente lavorativo sano. In più le nuove leve musicali preferiscono largamente fare grossi numeri sui social e monetizzare on line piuttosto che fare serate con un pubblico vero. Detto questo volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, una ripartenza sarà obbligatoria ma il fattore di riuscita è solo in mano al pubblico. spero vivamente che dopo più di un anno in casa, la gente non si sia abituata al divano tanto da preferirlo ad un concerto. Spero anche che tutto il vociare su internet del 2020 dove si rimpiangevano i concerti e l’interazione sociale non si tramuti in un “classico italiano” ovvero, l’ipocrisia di bramare quello che non si può fare o avere, ma una volta ottenuto non si agisca quasi per niente.

Esistono due grosse macro categorie nel mondo dello spettacolo. Quella dell’intrattenimento e quella della cultura, all’interno di quale di queste va collocata la musica e perché? 

la musica è arte secondo il mio modesto parere, ma c’è musica e musica. Io non riesco a considerare una cover o tribute band una forma d’arte ma solo una forma di intrattenimento. In più la musica fatta da persone che amano le nicchie musicali in Italia fanno fatica. La nuova musica leggera ormai è questo fenomeno finto alternativo che tutti chiamano indy, ma di indipendente o alternativo non vedo nulla. Da fine anni 80 ai primi anni 2000 ci sono state band che hanno combattuto i mulini a vento per crearsi degli spazi e per combattere il qualunquismo Italiano fatto solo di calcio, televisione spazzatura e luoghi comuni. Band trasversali e colorate davano suoni alternativi al paese del bel canto sanremese..  Skiantos, Africa unite, Afrerhours, Verdena, Statuto, Casino Royale, Extrema, Lacuna Coil, Linea 77, Vanilla Sky, Hormonouts, Punkreas, Vallanzaska, Derozer, Prozac+, Shandon e mille altri, sono tutti nomi che hanno contribuito al cambiamento culturale e a far sopravvivere alla grande i locali Italiani. Ora il rap, la trap e il famigerato indy di tutto quel lavoro sembra che se ne fottano altamente. 

E’ indubbio che questo periodo nefasto (e mefitico) ci si sia trovati a guardarsi dentro o a lottare per evitare di farlo. Cosa è accaduto dentro la “testa” degli Shandon? Quanto si è confermato e quanto è cambiato?

Purtroppo si è concretizzata un amarezza che ci ha portato un po’ ad allontanarci. Già a causa del fatto che non abitiamo vicini anche in periodo pre pandemia provavamo davvero pochissimo vedendoci prevalentemente solo ai concerti. Il virus ha peggiorato ulteriormente la situazione. Nonostante tutto però non vediamo l’ora di riattivarci. Nel 2020 abbiamo pubblicato un best of per celebrare i nostri 25 anni, ma onestamente l’atmosfera di festa si è persa del tutto a forza di comunicazioni pessime che arrivano dal governo. Poi abbiamo pubblicato un live in studio realizzato negli studio di Indiebox per essere inseriti nel mitico festival Messicano SKATEX FESTIVAL nella loro versione ON LINE 2020. Loro sono una potenza fanno qualcosa come 20, 30 mila persone al giorno.


Forse per reagire o forse per non restare con le mani in mano (mi impegno per dimenticare), molti musicisti si sono scoperti bravi a fare molte cose. Sono nati intrattenitori sui maggiori canali online, home recorders con capacità incredibili, neo acustici ed esploratori di sonorità differenti. Quanto serve tutto ciò e quale sarà il lascito di queste attività nel tanto agognato post pandemia?

Bè la gente ha reagito trovando soluzioni alternative per reinventarsi. Credo sia una medicina ottima per non perdere tempo o entusiasmo oppure semplicemente per pagare l’affitto (ride). Nel mio caso specifico io mi sono ributtato nelle lezioni di canto, ma stavolta tutto fatto rigorosamente on line. Poi mi sono reinventato grafico e ho iniziato a scrivere o ad arrangiare per persone che volevano una mano a finire i propri pezzi che magari erano nel cassetto da anni. Insomma rimanere impegnati aiuta a non perdere la bussola. Se nel post pandemia queste cose continuerò a farle non avrò perso tempo insomma.

Oggi ti chiamano Natas, Ray Barbee e Vallely (i miei skaters preferiti, non amo i politici) e ti dicono che le leggi oggi le fai tu, hai un giorno per lasciare un segno. Cosa andresti a cambiare della situazione attuale? Cercheresti di agire sulla cultura personale dell’uomo della strada?

Domanda difficile perché gli Italiani sono gente strana e in ogni regione esistono climi e culture molto distanti. Fare una legge per tutti è impensabile, mi viene da dire che avere qualcuno sul territorio che sappia parlare alla persone del luogo e coinvolgere i singoli per far rispettare loro le regole imposte dal periodo sarebbe il top. Riaprire il paese agli spettacoli è necessario ma va fatto con le dovute precauzioni (altrimenti si va a gambe all’aria come la prima volta ndS)

E con un giga grazie a Olly per la sua disponibilità vi lasciamo all’episodio uno della emozionante serie “Shandon- Empty Clubs”

Olly Sarà presente con il suo Acoutic Solo al BAY FEST POSTIVE EDITION! Non mancate!

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