L’INVASIONE DEGLI OMINI VERDI

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Eccoci a fare due chiacchiere in occasione dell’uscita di un vostro nuovo disco “Nel nome di chi”.

 

Saltiamo le domande su come sta andando il tour e come i ragazzi hanno recepito l’album e andiamo subito al sodo

Nel 2010 voi Omini siete tra le poche rimaste tra quelle nate e cresciute negli "anni d’oro" del punk-rock.

Spiegateci il motivo della caduta degli "dei" e il segreto della vostra solidità…

 

Mauri: Hai ragione, siamo davvero tra i pochissimi rimasti della scena degli anni d’oro purtroppo! Ricordo con nostalgia quanto fosse bello far parte di una scena cosi’ viva e così tanto seguita! Non saprei dirti perché noi siamo rimasti e tanti altri sono caduti, credo che la nostra costanza e coerenza siano delle componenti fondamentali. Inoltre ci siamo sempre autogestiti, non abbiamo mai corso per avere un logo figo di un’agenzia figa sul cd così che gli altri potessero dire “ehi, che fighi gli omini che sono andati con l’etichetta più cool del momento!!” Noi abbiamo sempre guardato al nostro orticello!

 

Cosa pensate invece dell’evoluzione dei SunEatsHours in "The sun"? Voi avete sempre condiviso con loro molte esperienze e quindi sapreste spiegarci meglio questa loro scomparsa/evoluzione…

 

Mauri: Con loro ci consociamo davvero dagli Inizi di tutto! Del progetto di evoluzione in “The Sun” Francesco me ne aveva parlato già tempo fa e poi,  in una vacanza fatta assieme, l’ estate scorsa, ho avuto modo di ascoltare con attenzione tutti i pezzi   e parlare della cosa e ti assicuro che la loro scelta è stata naturalissima, quasi fisiologica. Bisogna ascoltare il disco per capire che la band non è cambiata ma si è semplicemente evoluta mantenendo vivi tutti quei tratti caratterizzanti che hanno fatto dei Sun eat Hours una grandissima band!

 

Come molti sanno in passato avete aperto a gruppi storici come NOFX, Propagandhi, Anti-flag, ecc.

Dopo queste esperienze cosa si prova a tornare a suonare di fronte a 30/40 persone (se vi capita)?

Cosa pensate sulla via del ritorno magari dopo 400 km di viaggio?

 

Mauri: Si, fino all’anno scorso abbiamo avuto il privilegio di suonare con band di grosso calibro e credo che a breve  succederà ancora! Certamente capitano le date nere in cui si suona davanti a poche persone, vuoi per la zona, per il locale o perché semplicemente li la nostra musica fa meno presa che in altre zone!! Cosa pensiamo? Nulla se non che ringraziamo dell’opportunità che ci è stata concessa da chi da più di 10 anni compra i nostri dischi e ci supporta alla faccia dei tanti puristi, critici, giornalisti che hanno tanto tempo da perdere nelle critiche che da sempre ci muovono!

Ale: ti dirò, quando ci si trova a suonare di fronte a 50 persone, a volte si crea una situazione molto più famigliare tra noi e il pubblico e diventa una vera e propria festa, e  questo ci appaga dei km fatti e vari cazzi e mazzi  ! Quando suoni con i gropponi, la situazione è un po’ diversa, ti senti sotto esame e invidiato perché tu sei li sullo stesso palco dove subito dopo suona una delle band più amate dai punkers del mondo, e questa cosa non è sempre piacevole…addirittura girano voci che abbiamo suonato da spalla ai Pennywise!hahahaha! mi fa un po’ ridere questa cosa perché si inventano addirittura le cose per il puro piacere di sputtanarci! …però il concerto d’apertura a Frank Sinatra è stato davvero una figata…  

 

Come ho voluto evidenziare nella recensione del disco, purtroppo credo che il cantare in italiano abbia in parte penalizzato la vostra considerazione da parte di una certa fetta di pubblico. Avete anche voi questa sensazione?

 

Mauri: dipende da che pubblico uno vuole raggiungere no?  Se si vuole suonare all’estero posso dirti che può aiutare molto ma come hai ricordato tu noi veniamo da una scena in cui si cantava in Italiano per i kids italiani. Questa è la nostra natura e va benissimo così; se cantare in inglese avrebbe potuto farci guadagnare la considerazione di quattro gatti che suonano sempre tra di loro pompandosi a vicenda su quanto sono fighi posso dirti: no grazie, di loro no ci interessa.

 

Oltre a questo il cantato in italiano purtroppo limita in parte la vostra attività "live". Non vi capita di sentire l’esigenza di fare un tour per più di qualche giorno? Cosa che oggettivamente risulta difficile considerando solo l’Italia…

Ale: Sinceramente non ci possiamo affatto lamentare della nostra attività live, suoniamo praticamente ogni week end e giriamo mezza Italia, se non dovessimo lavorare riusciremmo a organizzare anche più concerti riuscendo a fare anche 3/4 concerti a settimana, ma purtroppo non riusciamo ancora a mantenerci con la musica e quindi ci va benissimo così! Due anni fa siamo andati in Germania e Austria per 10 giorni e il cantato in italiano non ha dato problemi, c’era gente che si devastava e addirittura cantava i cori ( diciamo che sfarfugliava qualcosa simile a quello che dicevo io…) e per noi è stata la prova che il cantato in italiano non è penalizzante per l’estero.

 

Come giustamente sottolineato da molte recensioni questo disco si mostra ancora più diretto, a livello di tematiche, rispetto ai precedenti. Tra i vari argomenti trattati spicca l’accusa alla Chiesa, tanto che il vostro video del brano "Nel nome di chi?" è stato censurato. Argomentateci questa vostra presa di posizione. E come si pongono spiritualmente gli Omini sull’argomento religione?

 

Giaco: Personalmente credo che la fede sia qualcosa di estremamente personale, pertanto non ci poniamo con l’arroganza di chi dice che chi crede in un qualsiasi dio sia un cretino. Se ne può parlare. Quello che al contrario critichiamo fortemente sono le contraddizioni e le ipocrisie di chi fa parte della struttura clericale, mutatis mutandis. Allargando il concetto alle religioni che per ragioni tecniche ed artistiche non hanno trovato spazio nel nostro video, ci sentiamo di puntare il dito contro ogni estremismo religioso che innegabilmente nella storia non ha portato altro che fanatismo sfrenato, guerre e conseguentemente vittime.

Ale:io sono un cattolico praticante, lo si vede dal video…sono il prete! Molti ormai mi chiamano Don Sandro… comunque, a parte le cazzate, io personalmente non critico chi è praticante religioso, ognuno è libero di fare e credere in ciò che vuole, solamente non sopporto l’estremismo religioso, che sia cattolico, musulmano, induista, buddista. Qualsiasi tipo di estremismo, come la storia insegna, ha sempre portato a guerre, morti inutili, distruzione, fanatismo, e il fatto di cercare di nascondere l’innascondibile è davvero scandaloso!

 

Essere "punk" nel 2010 cosa significa? Il tempo delle creste e dei pantaloni rotti è passato. Le nuove leve hanno bisogno di un esempio forte e credo che questo ruolo spetta a una band come voi…

 

Giaco: Penso che essere punk sia un modo di approcciare la vita di tutti i giorni, a prescindere da come ci si veste o da come si hanno i capelli. Mi viene in mente il film SLC Punk fuori di cresta…beh, credo che la morale di quel film sia molto esplicativa, e la condivido in pieno.

Ale: essere punk nel 2010 significa avere un motivo in più per odiare questa società, significa affrontare i casini dall’interno stando attenti a non essere risucchiati nel vortice del potere, essere punk nel 2010 significa resistere e opporsi in modo furbo e diretto alle regole che ogni giorno ci vengono imposte, significa crearsi un proprio spazio parallelo dove essere se stessi e vivere la propria vita cercando di lamentarsi meno e agire di più! Al giorno d’oggi non è  l’abito, come lo era anni fa,  che rende una persona punk, oggi conta di più l’atteggiamento, il carattere con cui si affronta la vita di tutti i giorni!In dieci anni abbiamo visto il punk trasformarsi, abbiamo purtroppo constatato che troppa gente lo ha usato, sfruttato e buttato nel cesso solamente perché era moda, altri invece hanno tenuto fede ai loro ideali e tutt’ora li vediamo ai concerti e supportano la scena. Noi non abbiamo la presunzione di essere o diventare i portabandiera del punk, noi cantiamo e suoniamo quello che siamo cercando e sperando che i nostri messaggi arrivino a più persone possibili.

 

 

Nel brano "la terra trema" si parla della situazione sempre più critica del pianeta terra e della capacità dell’uomo di rovinarlo (vedi ad esempio il disastro petrolifero sulla costa degli Stati Uniti). Cosa fate voi Omini per tutelare questa situazione?

 

Mauri : Nel nostro piccolo cerchiamo di dare una mano e sensibilizzare i ragazzi con i nostri pezzi. Alcuni di noi sono iscritti anche a Greenpeace e collaborano attivamente.

 

"L’italia che muore" ritrae invece l’attuale situazione politica italiana. Purtroppo nessuno negli ultimi anni è riuscito a fare realmente opposizione all’attuale governo. Troppo spesso si è puntato il dito sull’errore dell’altro piuttosto che sulla necessità di dare nuove idee. Cosa pensate a riguardo?

 

Giaco: Ho paura che si sia arrivati ad un punto in cui la situazione politica rifletta in pieno il livello culturale delle persone che popolano questo paese. La sensazione che ho è che siamo sempre più stupidi e rincoglioniti, imbambolati. Quello che manca al momento come prima cosa è una campagna di informazione vera, che ormai non esiste quasi più, eccezion fatta per il web, ma quello che si vede in tv somiglia sempre più a propaganda, non informazione.

Ale: La situazione politica italiana è instabile da ormai più di vent’anni, ma non c’è da meravigliarsi di questo perché fa parte del pensiero globale italiano lamentarsi perennemente e stare comunque fermi a guardare la propria vita che viene boicottata! Il bel paese è preso per il culo da tutto il mondo, siamo pilotati da persone che non meriterebbero nemmeno di essere chiamate tali, ogni giorno ci s’inventa una nuova legge che possa portare più soldi allo stato e meno nelle tasche dei lavoratori, ogni giorno ci si inventa una legge per far si che nessuno venga a sapere delle minchiate che stanno facendo e dei soldoni che si stanno imboscando, ma come ripeto, evidentemente al popolo italiano sta bene così perché non ha fatto, non fa, e non farà mai nulla per cambiare le cose!

 

 

Il music business è ormai al tracollo e anche le grandi major si sono trovate a fare i conti con la crisi. Come è la situazione per una realtà indipendente come Indie Box?

Mauri: IndieBox va benissimo, oltre ogni aspettativa, ma lasciamo stare certi argomenti, in Italia la gente parla e parla troppo senza sapere, c’è chi addirittura ci ha paragonato a Fininvest (manco Mediaset , haha) quindi mi pare inutile parlare di temi che la gente non vuole proprio capire.

 

Recentemente anche Rock Sound, uno dei pochi giornale "alternativi" in Italia ha chiuso i battenti. Altre webzine hanno perso i colpi. Quanto credete ancora in questa via di informazione rispetto ai più evoluti facebook e myspace?

 

Giaco: Facebook e Myspace sono due portali enormi e popolatissimi, potenzialmente ti danno grande visibilità. Ma come danno visibilità a noi la danno a tanti altri, non c’è selezione a priori, e il rischio più grande è quello di non riuscire a ritagliarsi uno spazio adeguato in questo oceano. Certamente Rock Sound ci mancherà tantissimo, e parlo da lettore, spero tanto che un giorno potremo tornare a leggerlo.

 

Suggeriteci un paio di band emergenti italiane e straniere con cui avete avuto l’occasione di suonare e che crediate meritino di essere supportato.

Ale: di band italiane vi suggerisco i rivelarders band bresciana con un bellissimo approccio live, poi vi consiglierei gli scraw crew riot, un gruppo di Savona che è davvero molto bravo, fa un bell’hardore melodico deciso!

 

Vi rinrgazio per la disponibilità.

Ale: Grazie mille a voi per lo spazio che ci avete dedicato!


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