Punkadeka festival

NoReason Fest – 1st edition (HT Factory, 6/4/2019)

Dopo anni di concerti e produzioni finalmente e’ arrivato l’evento che tutti si aspettavano: la prima edizione del NoReason Fest e, da quello che dicevano gli artisti dal palco, per loro e’ stata una vera e propria “riunione di famiglia” e questo la dice lunga sull’attitudine che contraddistingue Mazza e la NoReason.

La formula della serata e’ stata diversa da quello che mi aspettavo da un festival di questo genere grazie all’inserimento delle performance acustiche: il classico momento dj set e birretta tra una band e l’altra si è trasformato in una serie di ottimi act unplugged.

Hanno aperto le danze i The Colvins da Monastir (CA) con un punk rock bello vivace e immediato ricco di sonorità che derivano dritte dritte dai Ramones con una strizzatina d’occhio al lato rockeggiante, scaldando l’atmosfera ed aprendo il fest in maniera egregia.

A seguire un gruppo che non conoscevo e che mi ha stupito: i 7Years da Livorno: manate hardcore veloci e melodiche al punto giusto danno subito un’accelerata alla giornata alternando momenti più vicini ad un certo hardcore melodico ad altri più lenti.

Sfortunatamente le band ed i solisti che hanno suonato durante la prima parte della giornata, hanno subito il tradizionale menefreghismo italico per i gruppi di apertura. Beh sappiate che vi siete persi delle band fighissime!

Per il primo intervento acustico i Sorry We Are Silly si sono presentati in duo, ed hanno cercato di calmare i bollenti spiriti agitati dai 7Years, ottimi intrecci di chitarre e bei cori, a questo punto sono curioso di vederli anche in versione elettrica.

l vicentini Regarde hanno ripreso le redini dal palco e con il loro sound venato di melanconia sono riusciti a creare un buon impatto sonoro con l’alternanza di momenti rabbiosi tipici di un certo emo-punk, cori da singalong e momenti più rilassati dall’impronta tipicamente emo-indie.

E’ poi tornato il momento acustico con Matteo Caldari, cantante e bassista dei 7Years, che ci ha proposto un set più vicino al folk e sempre attaccato ad una certa vena punk: bello energico con momenti più intimistici ma senza perdere la grinta.

I Red Car Burns di Lodi come di consueto hanno fatto uno show divertente tra gli incroci di chitarre e i cori che contraddistinguono il loro stile. Un sound che parte dal punk rock ma che si colora di influenze post-rock e intenzioni melodic hc mantenendo un gran bell’impatto.

(ennesima) Birretta e panino veloce e mi sono goduto Girless per la seconda volta in poco tempo, beh che dire, e’ il suo momento, nuovo disco appena uscito e nuove date in giro, lui e’ veramente bravo e il pubblico lo accoglie a braccia aperte ovunque.

E’ poi arrivato il momento dei primi ospiti stranieri e il pubblico ingrossato ulteriormente (sempre perché in Italia arrivare prima e supportare le band locali e’ poco punk a quanto pare).

Lo show degli Antillectual dai Paesi Bassi e’ sempre dinamicissimo ed esplosivo e questa volta non sono stati da meno, fossi io a saltare come il loro bassista dovrebbero ricoverarmi alla seconda canzone. Credo sia uno dei pochi gruppi che, anche se non li conosci, ti fanno prendere bene dalle prime note! Dallo skatepunk all’ hardcore melodico, con qualche rallentamento ben piazzato.

Brightr, da Newport,  me lo immaginavo più tranquillo e invece ha un’energia incredibile e uno stile chitarristico articolato e a volte poderoso. La voce presente, ma dolce, e’ molto coinvolgente, ne sono rimasto piacevolmente stupito, assolutamente da ascoltare il suo nuovo lavoro uscito proprio in questi giorni.

Ecco, poi sono saliti sul palco i Darko dal Surrey, come al solito pronti a radere al suolo tutto e, giusto per insegnarci l’educazione, hanno anche organizzato un circle pit attorno al noto palo di sostegno piazzato al centro della sala dell’HT Factory. Melodic hardcore a tratti metalloso, con chitarre che si intrecciano e voce che passa dal quasi melodico molto ruvido all’urlato. Dentro il loro sound ci si trovano rimandi che vanno dai Propagandhy fino a sfiorare gli Slayer mantenendosi saldi sui binari punk/hc. Si riconfermano degli animali da palco che hanno fatto muovere gli italici culi pesanti.

Con Mike Noegraf si e’ conclusa la serie degli artisti acustici e alla fine della sua performance e’ avvenuta una piccola magia: ha deciso di alzarsi, sganciarsi dall’amplificazione e suonare l’ultima canzone immergendosi e facendosi avvolgere dal pubblico in silenzioso ascolto, creando cosi’ un momento piuttosto intenso e intimistico che, in un festival punk, pensavo fosse irraggiungibile.

Il NoReason Fest e’ stato chiuso dagli austriaci Astpai, il loro e’ un mix di hardcore melodico, punk rock con sferzate (quasi) alternative, chitarre abbastanza dritte con occasionali intrecci, drumming veloce e voce ruvida a coronare il tutto. Tonnellate di energia e tanta voglia di comunicare, uno show imperdibile.

Penso si sia intuito che, a mio parere, e’ stata una bomba di serata, applausi a Mazza e alla NoReason per aver organizzato questo Fest e per avere avuto l’idea di inserire gli intermezzi acustici. Invece ci tengo a dare schiaffoni virtuali a chi, pur potendo, ha pensato bene di arrivare tardi e perdersi i gruppi di apertura che han davvero spaccato!

Articolo a cura di Marco Busato
Foto di Amanda Milan w// Lomo SimpleUse 35mm

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