I Talco sono una delle migliori ska/core band italiane. Con “Tutti Assolti” si sono imposti all’attenzione del pubblico italiano con canzoni superbe ma soprattutto testi estremamente politici. In vista delle prossime elezioni pubblichiamo un’inedita intervista realizzata diverso tempo fa..
… non li abbiamo incontrati per parlare di musica ma per parlare di politica per vedere cosa hanno da dirci.
Commenti alle immagini… parola ai Talco:
Sono del parere che tutta l’intolleranza, esplicita e brutale, della dittatura fascista sia sopravvissuta nei 60 anni della prima repubblica, riaffiorando spesso in vesti meno esplicite, ma pur sempre pericolose. La vedo emergere ancora dietro a volti di facciata – rassicuratori e menzogneri – come, ad esempio, quello di Berlusconi, di Fini, Borghezio…ci siamo capiti, insomma. Mi ha colpito positivamente un’intervista rilasciata da Umberto Eco sul suo concetto di fascismo rapportato ai giorni nostri: “Il fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili……e può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme, ogni giorno, in ogni parte del mondo”.

E anche qui si è già detto tutto……peccato che quel tutto sia inascoltato….e allora deve andare ripetuto fino allo sfinimento, senza paura di essere etichettati come estremisti o anti-americani! Quello che a me preme è la salvaguardia della verità, della dignità delle persone, della pace e del rispetto per le culture, se il governo americano (faccio notare: il governo, non il popolo) calpesta questi principi e questi diritti, allora sono anti-americano, se questo è estremismo, sono felice di esserlo. Ma in che cazzo di mondo stiamo vivendo? Uomini che, senza tornaconto vivono per dare un minimo di dignità a persone travagliate dalla guerra, come Gino Strada, messi alla berlina da guerrafondai del calibro di La Russa, o Borghezio e questo passa quasi inosservato? Vogliamo aprire gli occhi una volta per tutte? Stiamo parlando di USA e di Bush: quell’uomo persegue una politica imperialista che contraddistingue gli USA dalla loro nascita, e l’ha fatto salendo al potere in modo non chiaro e poco democratico (come lo dimostrano le elezioni che hanno avviato il suo primo mandato), capeggia grazie al suo parentato, alla sua cricca di fedeli gruppi di interesse e imprese petrolifere che fungono da gruppi di pressione nelle questioni di politica interna ed estera del proprio paese. E’ questa la democrazia a cui tutti aspirano? Gli USA hanno sempre avuto una certa immunità su questioni internazionali, vedi America Latina, Afghanistan, Cuba, Jugoslavia, ecc…..e ora Iraq, proprio quell’Iraq, addestrato ed armato a suo tempo come baluardo contro il male-Iran. L’idea che mi sono fatto dalle questioni internazionali più fresche e recenti è che questo paese se ne strafreghi della dignità del prossimo (basti pensare a Calipari, o ai torturati di Abu-Grahib), cosa che mi sembra non coincida troppo coi loro ricorrenti proclami sulla libertà, la democrazia che leggo sui giornali ogni giorno. Pensa che mi è capitato di recente di vedere il film Rambo III, in cui Stallone libera praticamente da solo l’Afghanistan dal terrore sovietico, e, col senno del poi, guardare la scena finale in cui gli americani abbracciano gli alleati Mujaiddin, fa veramente pena….
Non riesco proprio a capire come il fatto che 8 paesi che decidono le sorti del mondo (dove per mondo si intendono milioni e milioni di paesi), possa trovare una coerenza con il concetto di democrazia, di cui si fa portatore l’Occidente……non sapremo mai cosa si dicano in quelle riunioni, possiamo immaginarlo ma non lo sapremo forse mai……in questi casi, la concretezza che traspare da quello che succede in giro per il mondo dovrebbe far concludere che queste 8 persone siano totalmente inutili per risolvere i problemi globali, della povertà, dei paesi sottosviluppati, ecc. Il G8 di Genova ha rappresentato metaforicamente e forse anche non troppo metaforicamente questo stato di cose, 8 individui dentro un palazzo e migliaia e migliaia di persone fuori a manifestare il proprio dissenso. Purtroppo, l’egoismo e gli interessi personali la fanno da padrona, ed è di questo che il neoliberismo si nutre, la diversità tra fasce abbienti e fasce povere – potrà sembrare banale – ma non saprei dirlo in un altro modo: chi ha il culo seduto bello caldo su una poltrona, non può capire per egoismo i problemi di chi ce l’ha per terra ogni minuto della sua vita, e l’interesse personale è l’unica cosa che riesce a perseguire…danneggiando il più povero…

Dalla morte di Arafat, purtroppo, la Palestina non riconosce più un leader e uno stato di caos non facilita assolutamente la pacifica convivenza tra due popolazioni, gli ebrei e i palestinesi, che, per tutte le sofferenze subite, meritano finalmente di vivere in pace nella propria terra. Certo non si devono dimenticare tutte le atrocità subite dal popolo palestinese per mano del governo israeliano, satellite del governo USA, capeggiato da un certo Sharon (che dovrebbe a ragione essere processato per crimini di guerra risalenti agli anni “caldi” dell’Intifada), e va fatta un enorme differenza tra terrorismo (quello condannabile senza mezzi termini) islamico di Hamas o Jihad, e resistenza, quella di un popolo che deve cercare di sopravvivere inerme ai carri armati e alle ruspe che abbattono le loro abitazioni. Come ti ho detto prima, solo la memoria storica permette di comprendere alcune questioni, tanto più per quel che riguarda la questione palestinese e israeliana, sperando che una volta per tutte questi due popoli travagliati riescano finalmente a convivere in pace.
Se ti dicessi che non credo più nelle manifestazioni, mentirei sicuramente: le manifestazioni devono continuare a sensibilizzare la maggior parte delle persone possibile sui problemi che affliggono il mondo. Penso che il punto di partenza per riuscire a cambiare lo stato di cose esistenti sia riassumibile solo in una parola: conoscenza – e proprio per questo, in questo periodo servono a poco apolitici, qualunquisti, e fac-simili. Ma questo sì: la manifestazione come è intesa adesso deve cambiare: sono contrario a gruppi e gruppetti che egemonizzano un intero movimento che presenta diverse sfumature – questo danneggia fortemente l’immagine di un movimento “antagonista” agli occhi dell’opinione pubblica, che, attraverso il filtro distorto dei media, si fa un’idea completamente sbagliata del tutto. Il dissenso ha diverse sfaccettature e ognuna di esse non può essere riconducibile alla mente di un gruppo esiguo di persone, altrimenti siamo di nuovo al punto di partenza…..oh, se la piazza non si apre alle idee della piazza, possiamo andare pure a casa, siamo come l’Unione….









