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Cronache da un’altra notte in bianco tra le stelle e l’asfalto – 12/10/2019 Roma

Gli Ultimi, Plakkaggio, Dalton e Lenders hanno suonato in occasione dei 25 anni del CSOA La Strada, Roma: ecco com’è andata.
Un racconto di Stefano Bevilacqua con foto (in analogico) di Amanda Milan.

20 agosto, sono al mare, inspiegabilmente. Non ci andavo da tipo 15 anni.
Da sfigato dell’era dei social comunque, non mi dimentico di controllare facebook, anche se chissà che cazzo di interessante ci puoi trovare ad agosto.
E invece no. I punk non vanno in vacanza e gli Ultimi annunciano il loro ritorno sul palco dopo anni di assenza.
Insieme a loro Plakkaggio, Dalton e Lenders, per i 25 anni del CSOA La Strada.

So già a chi scrivere, chi sarà la stolta che senza domande mi dirà di sì e con cui andrò a Roma. Scrivo ad Amanda.

Son passati quasi due mesi. 17.37 Amanda scende dal suo Frecciarossa super posh e mi trascina al Colosseo. Mi obbliga a fare foto imbarazzanti, stappiamo una Peroni e cerchiamo di raggiungere il Tevere andando dalla parte opposta. Daje. Errore numero 1.

Una volta accettata la sconfitta scopriamo che un infernale autobus passa dal punto in cui siamo finiti per caso e si ferma di fronte al CSOA La Strada.
Sul bus cerchiamo di farci spiegare da dei ragazzini del luogo perché in giro per Roma la gente ha scritto sui muri “Gemitaiz infame, giustizia per Canesecco”. Niente, non ce lo vogliono dire. Ostilità verso i forestieri e omertà sono la legge sul 715.

Scendiamo dal bus, ci facciamo recuperare da Marco About, perché ci eravamo persi, e si va a mangiare cacio e pepe. Amanda ordina una bottiglia di rosso della casa, che fa cagare e ci assicura manciate di ibuprofene la mattina dopo. Errore numero 2.

Finalmente arriviamo al CS, la gente inizia ad ammucchiarsi fuori, e si bevono birrette in attesa del concerto. Errore numero 3, ma ora smettiamo di contarli, dai.

Cazzo, la gente è tanta.

Aprono i Lenders. Li conosco da poco, cercati su suggerimento della già citata Amanda, ma li ho ascoltati già allo sfinimento.

Sono fighi. Sono tipo i figli più rozzi dei Dalton.
Hanno le melodie, ma è l’ignoranza che prevale su tutto. Partono presto e la gente è ancora in coda per entrare, ma durante il set si riempie e hanno un’ottima risposta da parte del pubblico.

Ed è qui che mi accorgo di una cosa bizzarra, almeno per quanto riguarda le mie abitudini: è pieno di ragazze. Ora, non vorrei dire che il rapporto fosse 50/50, però erano tante.
Che il becero Oi! sia più inclusivo di altri generi in cui si sbandierano idee di parità senza crederci davvero?
Ai posteri l’ardua sentenza, non sono un sociologo e sono mezzo sbronzo.

Dopo di loro attaccano i Dalton. Li avevo visti solo un’altra volta, a Cremona, e me ne ero innamorato.
Sono tipo i Giuda ma fighi. Ok, argomento e la smetto coi paragoni alla cazzo: fanno un Oi! classico, con grosse influenze glam/rock n roll. Sul palco tastiere, armoniche e tanto, tanto cuore.
Ad occhio e croce non paiono giovanissimi, ma fanno uno show della madonna e saltano i fossi per il lungo, a differenza mia che arranco in cerca di aria mentre gli skinhead si lanciano da ogni dove (compreso il cantante della band).

La Strada è stracolma e la gente continua ad arrivare.

Mentre fumo una sigaretta dopo il set dei Dalton sento suoni demoniaci arrivare dall’interno. Stanno iniziando i Plakkaggio.
Non ero mai riuscito a vederli live, nonostante siano anni che cerco di farlo.

Sono in 3 sul palco ma pare un cazzo di esercito.

Il loro NWOBHMO live rende 10 volte più che da disco. Fanno paura.
Quando poi chiudono con “Blocco Porco Dio” e tutto il cazzo di squat urla con loro capisco che questa serata mi rimarrà nel cuore a vita.

Tocca a Gli Ultimi chiudere la serata. È il loro ritorno in grande stile, non una reunion eh. Un ritorno.
Suonano un’ora e venti tipo, mentre la gente impazzisce sotto e sopra il palco. Ospiti su ospiti si alternano sul palco del CS.
Ora, non stiamo qui a fare elenchi. Anche perché non ne sarei in grado.
Però non si è trattato di un concerto, ma di una festa. Amici che suonano con amici per amici. Sarà banale e retorico ma cose del genere scaldano il cuore.

Finisce il concerto, recupero gli amichetti e si vagliano diverse ipotesi per attraversare la città e arrivare a Centocelle. Alla fine si opta per un comodo taxi.

Una volta arrivati prendo dei supplì ghiacciati dal kebabbaro di zona e li condivido con gli amici mentre si discorre di punk rock o di altro. Sinceramente non ricordo molto.

Mi sveglio con il vino della casa che picchia in testa, prendo una pastichetta e mi accascio sul terrazzo, di nuovo con gli amichetti. Siamo ad ottobre e ci sono 20 gradi abbondanti ed è pieno di gattini.
Magico.

 

 

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